Elias Pereyra, dalla leucemia alla prima squadra del San Lorenzo

Nel 2012 la doccia fredda, oggi il primo contratto da professionista. La storia del talento 18enne del Ciclón è un film a lieto fine: "Sapevo che ce l'avrei fatta".

Il 18enne Elias Pereyra ha firmato con la prima squadra del San Lorenzo @SanLorenzo

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Il mondo può sempre essere un posto migliore. Siamo in vena di retorica? No e neanche il San Lorenzo lo è. Se il club di Buenos Aires ha scelto questa frase per annunciare la firma di un contratto, un motivo dev'esserci. Ed è bellissimo, commovente, ti cattura con la sua profonda umanità e ti cambia la prospettiva. È la storia di Elias Pereyra, talentino di 18 anni diventato ufficialmente un calciatore professionista. Nella squadra del suo cuore, quella in cui è cresciuto fin da quando era uno scricciolo.

Eppure, quella maglia rosso-blu tanto amata, ha rischiato di doverla riporre per sempre nel cassetto. Perché Elias, a 13 anni, ha scoperto di avere la leucemia. Una di quelle notizie che speri possa essere solamente uno scherzo di pessimo gusto, un incubo. Poi magari ti risvegli, apri gli occhi e tutto procede come prima. Invece no, il responso dei medici è stato una sentenza reale, glaciale, impietosa.

Era il 2012: in ballo non c'era solamente la giovane carriera di questa promessa del calcio argentino, ma la sua intera esistenza. Da quel momento, Elias si è concentrato su un unico obiettivo: tornare al più presto a giocare. Accanto a lui, una famiglia amorevole, che aveva già dovuto superare parecchi problemi. Ma anche lo stesso San Lorenzo, che non ha mai lasciato solo il piccolo Pereyra. La firma sul contratto, che lo legherà alla prima squadra del Ciclón almeno fino al 2021, è allora l'unico lieto fine possibile per un ragazzino che non hai smesso di crederci.

La storia di Elias Pereyra, dalla leucemia alla prima squadra del San Lorenzo

Negli ultimi tempi, Elias ne ha vissute di esperienze emozionanti: dalla vittoria del campionato con la Sexta (più o meno quelli che erano i nostri Allievi) alla pretemporada con la prima squadra, fino alla convocazione con l'Argentina Sub 20. Proprio grazie alla baby Selección, sapete con chi ha condiviso il campo? Indovinato, con Leo Messi. Della serie, come far diventare una partitella d'allenamento contro la Nazionale maggiore in una giornata indimenticabile:

Non potevo crederci, è il migliore del mondo. Volevo abbracciarlo, ma me ne stavo lì impalato. Però sono riuscito a farmi una foto con lui.

Il 'Pampa' Claudio Biaggio, il tecnico del San Lorenzo, punta molto su di lui: sia da esterno sinistro che da volante davanti alla difesa. E la firma sul primo contratto da pro non è che la prova più lampante. Ora Elias può dirsi a tutti gli effetti "compagno di squadra" del suo idolo, il 'Pipi' Leandro Romagnoli. Da buona bandiera della "squadra di Papa Francesco", il numero 10 andò anche a trovarlo in ospedale durante la malattia per regalargli la sua maglietta:

È appesa in casa mia e nessuno può toccarla!

Ma Romagnoli non è l'unico che aveva preso a cuore la vicenda del giovane Pereyra: Pablo Migliore, ex portiere dei Cuervos, se lo portò con sé in campo durante il riscaldamento pre partita. Durante i due anni più complicati - dal 2012 al 2014 - Elias ha quindi toccato con mano cosa significhi poter contare su una famiglia allargata, composta dal suo club e da tutti i tifosi che non l'hanno mai abbandonato: dopo la notizia della leucemia, fu indetta anche una raccolta fondi per contribuire alle spese dei genitori.

"Ho sempre saputo che avrei sconfitto la malattia"

La forza più grande, in ogni caso, il talento nato nel 1999 a La Matanza (distretto della provincia di Buenos Aires) l'ha trovata dentro se stesso. Come racconta a La Nacion, il desiderio di ricomciare a calciare un pallone è sempre stato la sua stella polare:

Sapere di avere leucemia è stata una doccia d'acqua gelata. Però non ho mai smesso di lottare e alla fine sono guarito. Ho sempre saputo che sarei riuscito a superare la malattia. L'idea di mollare non mi è mai passato per la mente. Questi cinque anni sono stati come un film.

Due volte a settimana, dalle tre alle cinque ore per ogni seduta di chemioterapia: sconfiggere il mostro è stata dura, durissima. Ma di gettare la spugna, non se ne parlava neanche:

All'inizio ho sofferto molto, la chemio mi procurava dolore. È difficile spiegare la sensazione che si prova quando si vedono bambini di 3 o 4 anni senza capelli. E io ero come loro. In ospedale ho fatto amicizia con un ragazzino, con cui a volte tiravamo calci a un pallone in cortile. Avevamo la stessa età ed eravamo entrambi nella stessa situazione.

"Voglio che la mia famiglia sia felice come lo sono io adesso"

Nella foto che avete visto in copertina, i suoi genitori lo abbracciano commossi: la malattia del figlio è stata per loro un'ulteriore prova di forza, a cui li sottoponeva la vita. Vent'anni fa, per esempio, sono riusciti a mettersi alle spalle i problemi di droga dopo essere entrati a far parte di una comunità evangelica. Una delle due sorelle fu arrestata quando Elias aveva appena 10 anni, ma oggi studia giurisprudenza e si sta costruendo un solido futuro. L'altra sorella è rimasta vedova e, dopo aver superato un periodo di depressione, ora cresce da sola due bambini:

Sono orgoglioso di loro. Tutta la mia famiglia ha vissuto momenti difficili, per me loro sono tutto in questo mondo.

Dopo aver affrontato e vinto la sua battaglia, Elias Pereyra si sta ora godendo i frutti dei propri sacrifici e della propria tenacia:

Con tutto quello che ho passato, non posso sentire pressione per una partita. Voglio solo godermi la possibilità di giocare a a calcio. Il 2018? È tutto nelle mani di Dio. Spero di debuttare con la prima squadra del San Lorenzo e vincere qualche trofeo. Ma il mio sogno più grande è vedere la mia famiglia felice. Come lo sono io, dopo aver sconfitto la leucemia.

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