NBA: Toronto Raptors, come cambiare tutto senza cambiare nulla

I Raptors non sono più solo DeRozan e Lowry, ma hanno esteso il raggio e la circolazione a tutto il roster mostrando notevoli miglioramenti.

Lowry e DeRozan ma un team diverso

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"Vorrei ma non posso". Questo è stato il leit motiv recente dei Toronto Raptors che hanno sempre avuto risultati, prestazioni e passione in ascesa, ma che non sono mai riusciti a fare il salto definitivo, forse quello più difficile. L’eliminazione con sweep della scorsa stagione contro i Cleveland Cavs è stata inflazionata dall’assenza di Kyle Lowry e il fatto che già a pieno regime i canadesi non si potessero mettere sullo stesso piano di James e compagni, rende meno amara un'eliminazione che nella sostanza è stata senza repliche. 

I dilemmi nella offseason sono stati tanti e la tentazione, oltre che l’azione più facile, sarebbe stata quella di distruggere tutto in un sol colpo e provare a ripartire da zero o perlomeno da basi diverse. Invece Masai Ujiri, uno dei migliori General Manager NBA, ha voluto fare il contrario e fidarsi fino in fondo di tutto il personale che lo ha portato fino al massimo lustro per la franchigia. Ujiri non solo ha deciso di prolungare DeRozan nella scorsa stagione, anche a causa di un mercato probabilmente non così zeppo di pretendenti, ma ha fatto lo stesso con altri due giocatori importanti della scorsa stagione come Serge Ibaka e Kyle Lowry. Il vero capolavoro non solo è aver mantenuto l’ossatura sin dalla panchina di Casey, più volte ritenuto uno degli artefici delle sconfitte, ma anche mettere a segno colpi incredibili a ripetizione.

Già nella scorsa stagione molti columnist locali avevano detto che Pascal Siakam sarebbe stato un breakout player in rotazione durante questa stagione, cosa che si sta prontamente verificando, ma ciò che era difficile prevedere è l’esplosione di un undrafted come Fred VanVleet e di un austriaco dai tratti duri, ma anche dalla grande efficacia come Jakob Poeltl. I due uniti a un giocatore sempre più totale come Norman Powell e alla ritrovata confidenza da parte di CJ Miles, sono la batteria di una delle panchine più prolifiche dell’NBA che non si limita solamente a mantenere ciò che viene costruito dallo starting five, ma molto spesso lo migliora.

Powell, un giocatore in grande ascesa

NBA passing game al suo meglio in un'inversione di 360 gradi

L’anno scorso i Raptors per due terzi di stagione sono stati l’attacco più prolifico a livello di efficienza nonostante una coppia come Lowry e DeRozan fagocitasse completamente gli attacchi utilizzando isolamenti fatti dal sarto per il loro talento, ma apparentemente non per l’efficienza globale. Queste cifre sono poi diminuite con l’andare della stagione, fino a naufragare quando nei playoffs aggiustamenti e dettami tecnici impediscono agli attacchi di navigare nei propri comfort spots. A quel livello di pathos e tensione improvvisare alternative che snaturano l’indole di una squadra è quantomai difficile.

In questa stagione è tutto diverso perché la coppia di stelle ha accettato di rinunciare a quasi sette tiri di media, per rendere l’attacco molto più armonioso. La voglia di passarsi la palla di questo roster fa letteralmente a pugni con una mentalità opposta e radicata nel tempo di soli dodici mesi fa, ma con giocatori intelligenti al fianco e in grado di essere utili su tanti fronti come quelli che si alzano dalla panchina, per la prima volta mostrano dei Toronto Raptors di prendere tiri non contestati, producendo attacco e convertendo con efficacia basandosi sul concetto di spacing e circolazione. Dare fiducia a Casey, alle proprie stelle e convincerli a modificare una logica di basket così profonda è stato un capolavoro di tutta la società, dello staff e anche dei giocatori stessi. Era difficile anche solo pensare a una metamorfosi simile che comunque vada a finire la stagione merita estrema considerazione.

Ibaka e Lowry i due rimasti a inseguire il sogno

Quindi si vince? Probabilmente no.

I cambiamenti e i loro risultati sono un grande punto a favore di Casey e la sua truppa, ma la sostanza dice che ancora i Raptors siano distanti dalle altissime sfere della Eastern Conference, non tanto dal punto di vista del record (al momento sono terzi come il loro reale valore esprime), ma l’impressione che non possano andare tanto oltre se non per contingenze particolari è altrettanto avvertibile. 

L’unica nota positiva è che sicuramente l’attacco a metà campo anche nei playoffs tra aggiustamenti e contromisure tattiche, potrà trovare sempre nuovi protagonisti, anche se l’ariosa rotazione di Casey dovrà trovare più qualità in meno uomini visto che il salto di qualità finale dovrà arrivare dal lottatore Lowry e dal miglior movimento di piedi della NBA in DeRozan. 

I dubbi sulla loro capacità di essere trascinatori rimane, così come la speranza che grazie a una concomitanza di momenti positivi, si possano togliere questa brutta etichetta di perdenti che sempre più facilmente viene attaccata e sempre meno deve valere. Arriverà il loro momento? Difficile. Ma essere sempre lì a potersela giocare, regala una possibilità anche quando sembrano non essercene.

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