The Wrestler - Bret Hart, l'uomo che ha cambiato il wrestling WWE

Col suo modo di lottare, "The Hitman" rivoluzionò la compagnia: un talento mai visto sul ring, con una carriera caratterizzata da successi e controversie.

Bret Hart è una delle più grandi leggende in WWE

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La visione del “prodotto” wrestling in WWE è radicalmente diversa rispetto a quella di altre federazioni: nella compagnia di Stamford, la disciplina è definita come “Sport-Intrattenimento” e di conseguenza molti dei suoi interpreti più celebri sono conosciuti o ricordati per la loro capacità di divertire il pubblico, i loro personaggi e il loro carisma. È questa ad esempio una delle differenze più evidenti con il modo in cui viene concepito il wrestling in Giappone, dove è presentato come una disciplina sportiva a tutti gli effetti.

Eppure, anche in WWE ci sono stati (e ci sono tutt’ora) esempi di lottatori capaci di passare alla storia principalmente per le doti mostrate nel ring. Ricky Steamboat, Curt Henning, Shawn Michaels, Kurt Angle e AJ Styles sono solo alcuni dei nomi di wrestler che sono diventati grandi grazie al loro eccezionale talento fra le corde. Ma forse l’esempio migliore di questa categoria rimane, ancora oggi, Bret Hart.

“The Hitman” è stato probabilmente la massima espressione del lottato in WWE. Durante tutta la durata della sua carriera, tristemente caratterizzata da controversie e tragedie, il canadese ha dimostrato al pubblico che lo seguiva quanto sia importante il lato sportivo nel wrestling, interpretando una gimmick chiara quanto efficace: sul ring, Hart era semplicemente migliore di chiunque altro, motivo per cui si definiva “The best there is, the best there was and the best there ever will be”.

Bret Hart in WWF
Bret Hart con la bandiera canadese

Bret Hart: la cosa più bella mai vista su un ring WWE

Nato a Calgary, Hart muoverà i primi passi della sua carriera allenandosi nel famoso Hart Dungeon, la storica palestra gestita da suo padre Stu, da cui partiranno le carriere di tantissimi wrestler leggendari come Roddy Piper, Jake “The Snake” Roberts e Chris Jericho. Il canadese arriva in WWE (allora WWF) nel 1984 e nei suoi primi anni federazione fatica a mettere in mostra le sue straordinarie doti sul ring perché ancora poco carismatico al microfono in un’epoca dominata da personaggi istrionici come quelli di Hogan, Savage e Ultimate Warrior.

La svolta per lui arriva con la nascita della Hart Foundation, uno dei più grandi tag team della storia della compagnia: la coppia formata da lui e Jim Neidhart (con Jimmy Hart come manager) sarà una delle dominatrici della divisione nei 6 anni in cui è stata insieme. Il grande successo del team e soprattutto la crescita del personaggio Bret, aiutato prima dalla gimmick dell’anti-americano e poi da quella di face amato dalle folle, spinge la WWE a lanciarlo come singolo.

I 6 anni successivi a Stamford dell’Hitman sono eccezionali: Hart risolleva le sorti del titolo Intercontinentale, che per molto tempo fu trascurato, grazie a rivalità leggendarie (condite da match strepitosi) contro Curt Henning e Davey Boy Smith. I feud contro Stone Cold Steve Austin e con suo fratello Owen Hart regalano alcuni degli incontri migliori della storia di Wrestlemania e il nativo di Calgary ottiene anche 5 regni da campione mondiale WWF, l’ultimo dei quali terminerà con una delle vicende più controverse mai accadute nella compagnia.

Bret Hart con The British Bulldog
Bret Hart contro The British Bulldog

"The excellence of execution"

Bret Hart approdò a Stamford in un periodo in cui ad appassionare gli spettatori erano più le storie e i personaggi rispetto all’azione vera e propria sul ring. Ma The Hitman diventò uno dei capisaldi di un’intera generazione di wrestler meno imponenti fisicamente ma capaci di sfornare grandissimi incontri come Shawn Michaels, Owen Hart, The British Bulldog, Razor Ramon e Stone Cold Steve Austin. Lui più di tutti ha cambiato il modo di vedere l'azione sul ring dal normale pubblico WWE.

Durante la sua permanenza a Stamford, il canadese dimostrò di meritare il soprannome “The excellence of execution”, portando la maggior parte dei suoi colleghi ad alcuni dei migliori match nelle rispettive carriere ma i suoi veri capolavori sono probabilmente i main event di Summerslam 1992 e di Wrestlemania 12.

Summerslam ’92 fu il primo ppv della WWE tenuto fuori dal Nordamerica, più precisamente al Wembley Stadium di Londra e il match principale era quello per il titolo intercontinentale fra Hart e lo sfidante The British Bulldog. L’intenzione del campione in carica era mettere in scena un grande incontro, motivo per cui provò spesso nelle settimane precedenti a contattare Bulldog, che però non rispose mai perché provato dalla dipendenza dal crack.

Hart lo incontrò solo il giorno prima e provò con lui a programmare ogni passaggio del loro match, ma al momento del suono della campana Bulldog ammise all’avversario di aver dimenticato tutto. The Hitman quindi decise di prendersi sulle spalle l’intero incontro, chiamando passo dopo passo ogni mossa e riuscendo a portare il wrestler britannico a una prestazione eccezionale davanti a più di 80.000 spettatori, nonostante le sue condizioni.

Nel 1996 invece, Bret Hart era il campione mondiale WWF e doveva difendere la cintura contro Shawn Michaels in un Iron Man Match, cioè un incontro della durata di un’ora. Questo tipo di match non era mai stato trasmesso ufficialmente dalla compagnia e c’era molto scetticismo su come due lottatori potessero stare nel ring per 60 minuti e mantenere alta l’attenzione del pubblico per tutto quel tempo. I due wrestler si incontrarono unicamente la mattina stessa dell’evento e in sole 3 ore riuscirono a programmare i passaggi di un main event che risulterà straordinariamente coinvolgente, passando alla storia come uno dei migliori di Wrestlemania.

Bret Hart e Shawn Michaels
Hart e Michales a Survivor Series 1997

Controversie, tragedie e infortuni: la fine di una carriera leggendaria

La famiglia Hart, grazie in particolare all’eredità lasciata del capostipite Stu, è diventata una delle più rispettate della storia del wrestling. Per questo motivo, Bret è cresciuto amando profondamente questo business, in cui era immerso fin da bambino. Ma gli ultimi anni della sua carriera lo hanno spinto ad allontanarsi dalla disciplina per via delle difficili vicende che lo hanno visto protagonista, in particolare le tragedie familiari e il cosiddetto “Screwjob di Montreal”.

Nel 1997, Bret Hart era ancora campione WWF ma era in procinto di passare alla compagnia rivale, la WCW. Per questo motivo, il piano di Vince McMahon era quello di far perdere la cintura a The Hitman contro il suo storico rivale Shawn Michaels a Survivor Series di quell’anno. Il problema è che l’evento si teneva a Montreal e Bret Hart spinse il proprietario della WWE a modificare il risultato del match, promettendo di lasciare il titolo in uno degli show successivi, per uscire non sconfitto di fronte al pubblico del suo paese natale.

Durante l’incontro però accadde l’impensabile: McMahon, preoccupato che Hart potesse lasciare la compagnia col titolo, ordinò all’arbitro Earl Hebner di suonare la campana quando il canadese era tenuto in una mossa di sottomissione dall’avversario, decretando la fine del match e la vittoria del titolo per Michaels senza che il canadese avesse ceduto. Questo successe senza l’autorizzazione di Hart, che rimase sconcertato al centro del ring. Dopo aver realizzato l’accaduto, The Hitman sputò in faccia al suo ormai ex capo, fece segno al pubblico che sarebbe andato in WCW e nel backstage rincarò la dose, colpendo McMahon con un pugno in faccia.

Bret Hart a Montreal
Bret Hart sputa in faccia a Vince McMahon

Questa vicenda, conosciuta come lo Screwjob di Montreal e che presenta molti più retroscena di quelli descritti brevemente in precedenza, turbò molto Hart che durante la sua successiva esperienza in WCW fu colpito da due terribili tragedie: la morte di sua madre e soprattutto quella del fratello Owen. Owen Hart era ancora sotto contratto per la WWE quando nel 1999 morì praticamente in diretta televisiva durante il l’evento Over The Edge: il fratello di Bret fu protagonista di un terribile incidente cadendo da più di 20 metri d’altezza sul ring per via del malfunzionamento dell’imbracatura che lo avrebbe dovuto calare dal soffitto per effettuare un’entrata spettacolare in vista di un suo incontro.

La perdite del fratello e della madre Helena un anno dopo furono un colpo troppo grande per Bret Hart, che poche settimane dopo subì l’ultimo di una lunga serie di infortuni per via di un calcio al volto subito da Bill Goldberg, con conseguente licenziamento da parte della WCW che non poteva più permettersi un contratto oneroso come il suo. Terminò così nel 2000 la carriera di uno dei più grandi di sempre, che da quel momento ha impiegato 7 anni per riavvicinarsi alla WWE ed entrare finalmente nella Hall of Fame. Riconoscimento inevitabile per il lottatore che è stato probabilmente la cosa più bella da vedere all’interno di un ring di wrestling.

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