NBA game in review: Warriors@Pelicans nel segno di Curry e Cousins

Prima Cousins porta avanti i suoi, poi Curry si mette in moto per la rimonta e alla fine nella partita combattuta il pedigree di Golden State e le triple di Green chiudono la contesa.

Storie tese tra Durant e Cousins

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Si dice che le squadre che vincono tanto debbano trovare sempre nuovi stimoli. Questo è il motivo per cui ogni allenatore, con della dose di precauzione, dirà che è sempre più difficile ripetersi che vincere e anche i Golden State Warriors sembrano confermare quest’ipotesi.
In questo inizio di stagione non c’è stato bisogno di forzare la mano e l’unica vera sconfitta nella sostanza è stata quella rimediata contro gli Oklahoma City Thunder in uno scontro che, da un anno a questa parte, risulta quasi come un derby. Sono arrivate sì sei sconfitte a fronte di diciannove vittorie che sembrano già un’enormità rispetto a quello a cui ci hanno abituato questi ragazzi, ma rimane pur sempre il terzo record di tutta la NBA.

Nella partita con i New Orleans Pelicans, si è visto tutto il microcosmo di una stagione da Warriors, anche se c’è un dato che sebbene non sia ancora preoccupante, desta qualche sospetto: la tenuta nervosa. Vista la totale onnipotenza offensiva di questa squadra, l’idea di alcuni per batterli, potrebbe essere di buttarla in bagarre e provocazione visto che la tenuta emotiva di alcuni componenti è a rischio. Nel primo quarto di una partita senza grandi implicazioni come quella contro i Pelicans sono arrivati due falli tecnici nel giro di 1.05 minuti, presi da Draymond Green per un fallo non ravvisato vicino a canestro e da Kevin Durant per un suo blocco sanzionato in maniera del tutto onesta come fallo. Ne sono derivate due proteste fuori controllo e senza diritto di cittadinanza che hanno portato ad altrettante sanzioni.
Se a questo aggiungiamo la terza espulsione in 25 partite di Kevin Durant (una sola nelle prime dieci stagioni di carriera), capiamo che KD non è completamente in controllo dei propri nervi, soprattutto se va a cercare un maestro delle espulsioni come DeMarcus Cousins per discutere. Il tutto finisce con entrambi sotto la doccia e il secondo “mea culpa” di Durant in pochi giorni:

Devo stare più attento a questi atteggiamenti e controllarmi meglio.

Queste le sue parole dopo l’espulsione di Orlando a cui fanno eco le stesse nella sostanza dopo il misfatto di New Orleans, segno che oltre a una partita giocata piuttosto male non entrando mai in ritmo, cosa più che rara per lui, c’è una certa insofferenza per qualcosa di cui si fatica a capirne l’entità.

La distorsione alla caviglia di Steph Curry

La mano più morbida della NBA e la caviglia che fa paura

Le due facce dei Warriors sono tutte raccolte in dieci minuti, quelli che si distribuiscono equamente prima e dopo l’intervallo. Senza Davis infortunato e con Cousins in panchina nei Pelicans, prendono un parziale tramortente sotto le triple di Rondo (?!?) e Moore, dimostrando che anche i loro se attaccano con un passaggio e un tiro, possono risultare disfunzionali. In un attimo si ritrovano sotto di venti lunghezze senza nessun presupposto tecnico, salvo poi iniziare il loro classico terzo periodo da constrictor, aprire 15-0 e ribaltare completamente l’inerzia del match in pochi minuti.
La firma arriva da Steph Curry che nonostante qualche chiamata severa non perde la testa e segna 15 punti in uscita dagli spogliatoi suonando la riscossa dei suoi e punendo in prima persona. A questo ha aggiunto gran parte degli 11 assists finali prima di girarsi, fortunatamente senza gravi conseguenze, la caviglia nel finale (verrà rivalutato in due settimane).

Lui e Thompson sono la parte stabilizzatrice del gruppo e anche se nel primo tempo non riescono a produrre quasi nulla d'importante, trovano il modo nel secondo di far arrivare da loro il match e pugnalarlo nel caso di Curry, rifinendo e impreziosendo nel caso di Thompson. Sebbene spesso siano indolenti difensivamente, ormai tenerli sotto i 30 assists (31.1 contro i 26.2 dei Pelicans secondi) è impossibile, così come impedire che ne segnino 120.

Il talento di DMC e i suoi possibili miglioramenti

L'evoluzione di Cousins e Gentry, con le ombre di Davis

Dall’altra parte se i problemi fisici di Anthony Davis sono sempre più frequenti e fanno aleggiare diversi dubbi sul suo futuro, c’è un DeMarcus Cousins che al netto delle solite bizze sotto forma di protesta, è diventato un giocatore di una completezza rara anche in NBA.
Le sue capacità nei pressi del ferro sono sempre state note, ma il debordante talento di cui dispone gli ha permesso di allontanarsi con profitto fino alla linea del tiro da tre dove converte con il 33% su quasi sette tentativi, ma soprattutto lo porta a 5.2 assists a partita. Contro i Warriors ha spesso attirato su di sè la difesa in palleggio o penetrazione per scaricare sapientemente ai compagni che spesso non sono stati in grado di finalizzare.

Che ai Pelicans manchino tiratori puri è chiaro da questa partita con il solo Cousins, figuriamoci se consideriamo quando in campo c’è anche Davis. La tattica vincente sarebbe avere tre cecchini che possano punire ogni minimo raddoppio, ma sebbene siano entrati dei tiri, quando a realizzare sugli scarichi ci sono Rondo, Allen, Cunningham e Miller diventa difficile anche per talenti incredibili come Davis e Cousins, raccogliere quanto seminano. Nonostante tutto New Orleans è seconda in NBA negli assists e sesta nei punti realizzati, segno di un ottimo lavoro orchestrato da Gentry che nell’era degli stretch five riesce a produrre cifre mirabili anche con due giocatori interni di tale ingombro mediatico e non. Che poi questo possa bastare per arrivare ai playoffs è ancora presto per dirlo, ma i Pelicans sono per certi versi una sorpresa.

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