NBA: la maledizione dei Clippers, gli infortuni e un ciclo chiuso

Gallinari, Griffin, Teodosic e Beverly infortunati, Rivers non al meglio e papà Doc fatica a vedere la luce in fondo al tunnel dei Clippers. In attesa di risolvere la situazione Jordan.

I Clippers si sono legati alla stella giusta?

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Si scrive Los Angeles Clippers e si legge malasorte. Ormai da qualche anno la squadra di Doc Rivers ha un mirino puntato direttamente in fronte dallo sniper di nome sfortuna che spara sempre e solamente su di loro. Quelli che erano i figli di un Dio minore di Los Angeles e che come detto da Zeno Pisani (ormai losangeleno d’adozione), sono la seconda squadra di Los Angeles sono sempre stati dalla parte sbagliata della storia, anche quando avevano la supremazia in città.
È vero che i Lakers ormai da tanti anni gravitano nei bassifondi della lega, avendo ritoccato anche diverse volte i record negativi di una gloriosa storia, ma sebbene i Clippers si siano creati uno zoccolo duro di tifosi che fisiologicamente si sono affezionati ai loro colori negli ultimi anni, non si può dire che abbiano conseguito sul campo grandi risultati al di fuori di ottime regular season e un po’ di spettacolo sopra il ferro. 

Quella che era considerata la Lob City con la presenza di Chris Paul è solo un lontano ricordo, che però sembrava aver espiato il debito con la sfortuna per queste e altre dieci generazioni. Nella storia recente hanno trovato modi fantasiosi per gettare al vento le serie di playoffs che sembravano ben indirizzate o addirittura vinte. L’apice dell’(in)successo è arrivato quando si sono fatti depredare nel 2015 una gara 6 già in ghiaccio che avrebbe chiuso la serie contro i Rockets, subendo triple in serie da due “specialisti” del settore come Corey Brewer e Josh Smith (sì quel Josh Smith). 

Dopo l’ennesima serie d’infortuni che ha colpito la truppa di Rivers nel momento sbagliato quando nel 2016 con l’eliminazione dal campo di Paul e Griffin nella serie contro i Blazers, qualcosa si è rotto e nella scorsa stagione è arrivata la ciliegina sulla torta di una gara 7 persa in casa l'anno scorso contro degli Utah Jazz organizzati, convinti, ma non necessariamente attrezzati per dominare un elimination game in trasferta. Lì si è capito che la free agency NBA di Paul e Griffin avrebbe cambiato il futuro della franchigia e già tenerne uno sarebbe stato un successo.

Griffin e Jordan, saranno ancora insieme?

NBA, Griffin franchise player: un azzardo

Il rinnovo contrattuale di Blake Griffin a 173 milioni per cinque anni lo ha reso il volto della franchigia, nonché il giocatore simbolo che però non ha mai dimostrato di poter essere. Di certo quando Chris Paul ha voluto fortemente i Rockets e ha concesso alla società una sign and trade che la dice lunga sul suo legame affettivo con Los Angeles, l’unica possibilità era trattenere il grifone, anche se farlo implicava dei rischi, neanche poi così remoti. 

Dare un max contract NBA a un giocatore che nella carriera ha conseguito i seguenti infortuni, è perlomeno pericoloso: rottura della capsula del ginocchio, lacerazione del menisco, strappo al quadricipite, distorsione al ginocchio, stiramento alla coscia, frattura da stress, infezione al gomito, rottura della mano e lesione all’alluce del piede.

Non a caso è arrivata l’ennesima voce di questa interminabile lista quando nella partita contro i Lakers è andato a terra infortunandosi ancora al ginocchio (lesione del legamento mediale) e venendo costretto a saltare ben otto settimane. Se a questo aggiungiamo l’acquisizione di un giocatore come Danilo Gallinari che sebbene ci stia tanto a cuore è una calamita lui pure per gli infortuni, significa essere all-in in una mano dove si ha una doppia coppia contro un full sul tavolo. Ci si sono messi anche i problemi fisici di Milos Teodosic e Patrick Beverly (stagione finita per lui), a rendere la situazione attuale del tutto paradossale.

Rivers è uno dei superstiti dall'infermeria

Presente e futuro sono un'incognita

Al momento tutto è nelle mani del mago Lou Williams che già è in grado di prendersi responsabilità quando non è richiesto, figuriamoci quando viene eletto la prima (e magari unica) opzione offensiva in grado di creare per sè e per gli altri. Poco prima dell’infortunio di Griffin la stagione aveva già virato pesantemente dopo un ottimo inizio, ma per non farsi mancare nulla sono fuoriuscite anche voci insistenti sulla volontà della società di scambiare DeAndre Jordan, dando un vero e proprio taglio netto al passato. Di certo nel basket NBA del 2017 potersi permettere due giocatori come Jordan e Griffin nello stesso quintetto è quantomai pericoloso e nemmeno Chris Paul nella sua pur fulgida carriera è riuscito a risolvere una coesistenza fallimentare sin dalle premesse.

Dopo la famosa querelle sul rinnovo del centro quando Griffin e Paul si rinchiusero in casa con lui per evitare che andasse ai Mavs, ora è arrivato il momento di tagliare il cordone ombelicale col passato e per farlo sarà semplicemente fondamentale ricevere una contropartita importante.
 

È una stagione in divenire per i Clippers con qualche esperimento di Rivers che ha utilizzato come playmaker anche Blake Griffin (cose che può tranquillamente fare), ma il fatto che sia finito un ciclo in grado di raccogliere solo le briciole rispetto a quello che avrebbe potuto, rende i tifosi dei Clippers non solo tristi, ma preoccupati per un futuro appeso a un filo o a un legamento…quello di Blake.

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