Chapecoense, un anno fa il disastro aereo che colpì il club brasiliano

Nella notte tra il 28 e il 29 novembre 2016 persero la vita 71 persone nel disastro aereo: solo 6 i superstiti.

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Sembra ieri, ma è passato già un anno dal dramma che ha colpito la Chapecoense, club brasiliano fino a quel momento conosciuto solo agli appassionati di calcio sudamericano, diventato suo malgrado tra i più famosi in tutto il mondo. Basta rivedere per un attimo quelle immagini atroci per ritornare con la mente lì, a quanto accaduto nella notte tra il 28 e il 29 novembre 2016, quando il volo LaMia Airlines 2933 diretto all'aeroporto José Maria Cordoba, a 50 km da Medellín, precipitò inesorabilmente.

Esattamente un anno fa, a quest'ora, qualunque appassionato di sport era con il groppo in gola per lo sbigottimento e la rabbia generati dalla presa di coscienza di quanto accaduto. E allo stesso tempo aveva il fiato in sospeso, nella speranza che, per quanto complicato, potessero arrivare delle buone notizie in termini di superstiti.

Una corsa contro il tempo terminata poi con il terrificante bilancio: 71 morti e 6 sopravvissuti. Un'intera squadra di calcio, in sintesi, era virtualmente scomparsa. E con lei lo staff della Chapecoense e i giornalisti che la stavano accompagnando a giocarsi la prima finale della sua storia, la Copa Sudamericana contro l'Atletico Nacional. La vittoria le sarà successivamente assegnata a tavolino dopo la rinuncia degli avversari colombiani. Ma ha un mero valore simbolico, offuscato da quell'imperdonabile errore di valutazione della compagnia boliviana LaMia Airlines: secondo le ricostruzioniMiguel Quiroga, pilota e socio della linea aerea morto nell'incidente, avrebbe evitato un rifornimento intermedio e fatto sì che l'aereo rimanesse senza combustibile a poca distanza dall’aeroporto di Medellín. Le indagini sono ancora in corso, i 200mila euro offerti dall'assicurazione a ogni famiglia colpita dalla tragedia sono stati rifiutati: i parenti vogliono prima di tutto la verità.

Chapecoense, a un anno dalla tragedia

Solo sei persone di quel maledetto volo hanno potuto raccontare ciò che è successo. I tre calciatori Hélio Hermito Zampier Neto, Jackson Ragnar Follman e Alan Luciano Ruschel, il radiocronista Rafael Henzel e due membri dell'equipaggio della compagnia aerea boliviana, Ximena Suarez ed Edwin Tumiri. I loro racconti sono strazianti, le loro storie coinvolgenti e commoventi. Dei tre calciatori, il terzino Ruschel è tornato in campo subito dopo l'amichevole con il Barcellona al Camp Nou.

Il difensore Hélio Neto sta provando a fare altrettanto, ma dovrà tentare la prossima stagione perché i dolori su tutto il corpo non glielo hanno ancora consentito; il portiere Follman, invece, è tornato ad allenarsi giusto dieci giorni fa, con una protesi al posto della gamba amputata. Dal punto di vista calcistico, oltre all'assegnazione a tavolino della Copa Sudamerica, alla Chapecoense viene offerta anche l'immunità per tre stagioni dalla retrocessione. Il club brasilano rifiuta, non vuole privilegi e intende giocarsi le sue chance ripartendo da zero.

In tal senso viene comunque aiutato dagli altri club, che con 19 prestiti gratuiti le consentono di allestire una squadra capace di ottenere una sofferta salvezza nel Brasileirao. Non è stato affatto semplice. Sono serviti ben 4 allenatori diversi ad avvicendarsi in panchina: Vagner Mancini, Vinicius Eutropio, Emerson Cris Hatkopp e Gilson Kleina. E a tre giornate dal termine del campionato è arrivata la vittoria che ha sancito la matematica permanenza in massima serie, grazie alle rimonta per 2-1 sul Vitoria con i gol di Arthur e De Melo. Un'impresa storica per chi solo un anno fa è dovuto ripartire da zero.

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