Serie A, Chiesa: "Allo Stadium lo steward non voleva farmi entrare"

Tra l'idolo Kakà e i punti di riferimento Griezmann e Di Maria, il "figlio d'arte" si racconta a La Gazzetta dello Sport.

Federico Chiesa, attaccante della Fiorentina

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Lo guardi in faccia e rivedi suo padre. Lo vedi in campo e, insomma, anche lì non è che ci vada tanto lontano. Federico Chiesa è uno di quei "figli d'arte" che volenti o nolenti si porteranno sempre dietro questa etichetta. Ancora troppo ingombrante la storia di papà Enrico per essere completamente scissa dalla sua.

Soprattutto se poi si esibisce in giocate come quella che ha portato al suo gol al Bologna alla quarta giornata di Serie A. Palla all'estremità sinistra (fronte d'attacco) dell'area di rigore spostata rapidamente sul destro, per poi lasciar partire un bolide a giro sul secondo palo.

Era il marchio di fabbrica di papà, è stato riproposto in versione 2.0 dal figlio. Impossibile non metterli a confronto, così come è impensabile non notare le somiglianze, che lui stesso sottolinea in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "In comune con lui ho il fatto di ingobbirmi quando scatto. Spesso riguardo i video con i suoi gol. È stato un grande". Ma etichetta a parte, Federico Chiesa già a 20 anni si sta creando una sua strada, da titolare, con la maglia della Fiorentina indossata per tre anni anche da suo padre.

Serie A, Chiesa e la sua Fiorentina

Nonostante la giovane età ha già collezionato 39 presenze in Serie A, 46 complessive da professionista impreziosiste da 7 gol. Ecco perché la Fiorentina non ci ha pensato su due volte e gli ha rinnovato da poco il contratto. Una notizia accolta con grande entusiasmo dallo stesso Chiesa, come raccontato nell'intervista a La Gazzetta dello Sport:

Ho firmato perché la Fiorentina ha investito su di me negli ultimi 10 anni e perché c’è un progetto interessante. Mio padre ha alzato una Coppa con la maglia viola. Anche a me piacerebbe vincere una Coppa con la Fiorentina.

È un suo obiettivo. Perché Pioli lo ha messo al centro del progetto Fiorentina, facendogli di fatto ereditare il peso lasciato dalla partenza di Bernardeschi:

Ci sentiamo spesso al telefono. Bernardeschi non è ancora diventato un giocatore decisivo nella Juventus, ma sono sicuro che diventerà un campione. È un grande prospetto del calcio italiano. Ma adesso in maglia viola abbiamo altri giocatori forti come Simeone, ha una cattiveria dentro da paura. E Pezzella è un grande difensore. Tutti i nuovi arrivati stanno dando un grande contributo.

La curiosità dell'esordio allo Stadium

Certo, la Fiorentina è piena di giovani talenti. Ma lui rimane il fiore all'occhiello, l'oggetto prezioso sul quale costruire il futuro e che i bambini hanno preso come punto di riferimento:

Quando i bambini mi incontrano sono emozionati. Del resto sarebbe successo lo stesso a me se cinque anni fa mi fossi trovato davanti il mio idolo Kakà. I giocatori che mi esaltano oggi invece sono Griezmann dell'Atletico Madrid e Di Maria, anche se adesso gioca poco nel Psg.

Oggi è lui a essersi trasformato in idolo per gli altri. D'altronde quella a Firenze è una faccia conosciuta, dal sicuro affidamento. A Torino, invece, nel giorno del suo debutto, non andò proprio così. Fa ancora sorridere quello steward dell'allora Juventus Stadium che non riconoscendolo gli voleva vietare l'ingresso in campo all'intervallo:

Non mi aveva riconosciuto. Io aveva appena debuttato in Serie A. Andò a chiedere il permesso al suo capo.

No, in quel caso lo steward non aveva notato la somiglianza nella faccia di quel ragazzino. Adesso di sicuro la sua reazione sarebbe diversa.

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