NBA Thunder-Warriors: una rondine non fa primavera per OKC, ma...

Thunder e Warriors hanno dato vita a una partita vera, ma soprattutto i Thunder potrebbero convincersi di ciò che potrebbero diventare. Non è mancato l’alterco Durant- Westbrook.

Russ vs KD è lo a sfida del match

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L’anno scorso gl'incontri tra Thunder e Warriors erano stati cerchiati in rosso, soprattutto per il ritorno di KD in quella che era la “sua” OKC. Se dal punto di vista emotivo e di attesa sono state quattro partite da guardare e soprattutto da vivere per la rivalità e la diatriba con Westbrook, il campo non poteva che vedere vincenti senza problemi i Warriors, perché il buco lasciato dal grande ex non poteva essere colmato in così poco tempo. 

Quest’anno sembrava essersi sgonfiata un po’ l’attesa dal punto di vista mediatico, alla luce del fatto che di acqua ne è passata sotto i ponti e ora i Thunder, roster alla mano, sono i più accreditati per provare a infastidire i campioni. Nonostante un inizio davvero difficile, la disfunzionalità dei big three e un Westbrook che è sembrato il più in difficoltà nel digerire il cambiamento, è arrivata una vittoria inaspettata, importantissima e che se anche non fornisce alcuna certezza per il futuro, dà perlomeno il polso di quello che sono e soprattutto di cosa possano diventare i Thunder se dovessero fare il famoso click.

Bisogna inquadrare sempre un match di regular season, perchè i Warriors sono sembrati senza energie e soprattutto voglia di competere ad alti livelli contro un Westbrook che aspettava solo la prima miccia per accendersi. Draymond Green non è riuscito a mettere in fila due giocate buone consecutive e Klay Thompson è stato insolitamente avulso dalla manovra offensiva. Curry è stato poco coinvolto, sebbene sia riuscito comunque a produrre una buonissima prestazione statistica da 24 punti, ma di notevole sofferenza difensiva (Westbrook contro di lui 7-11 e 17 punti mentre contro gli altri 6-14). Kevin Durant ha raccolto la sfida e si è trovato in un paio di occasioni direttamente contro Westbrook uscendone con un sostanziale pareggio, ma quando l'ex amico gli ha quasi rubato palla mimando con la testa di no, è stato Durant a cercarlo per provocarlo e sfidarlo a testa di ferro.

È solo basket. Lui è un competitor, io sono un competitor e amo questi momenti. Hanno giocato una grande partita e hanno vinto meritatamente, noi ce lo ricorderemo quando verranno alla Oracle Arena.

Queste le parole di Durant che nonostante sia stato fischiato con dei “boo” a ogni singola azione, ha prodotto la sua solita partita in ufficio. Una volta tanto per Kerr è mancato completamente il cast di supporto.  

Russell Westbrook e Paul George

Let Russ be Russ: the NBA MVP

Era stato sino a oggi il peggiore dei big three, manifestando evidenti difficoltà nell’adattarsi a un ruolo nuovo, comunque di leadership ma molto più condivisa con due stelle a fianco. Non è possibile vedere un Westbrook efficace che giochi con il freno a mano tirato e spesso in queste prime partite è successo: forse per permettere un migliore adattamento ai compagni, forse per dimostrare di sapersi gestire e saper dividere le responsabilità.

Rimane il fatto che esiste solo un Westbrook possibile, quello che vola da canestro a canestro a 300 km/h. In questa partita ha iniziato con grande aggressività, ha attaccato da subito senza pensare e ha sfruttato questo per liberare le triple di Anthony, gli appoggi di Adams e le scorribande di George. Ormai l’aver sfiorato la tripla doppia non è più una notizia (e c’è chi ancora non lo ritiene un game changer), ma ciò che può far stare meglio Donovan è aver ritrovato quello sguardo da cannibale che solo lui ha:

Non vado in campo per farmi degli amici. L’unico che ho è il gioco del basket e lo condivido con i miei compagni. Non importa che dall’altra parte ci sia Kevin o quelli contro cui giocheremo venerdì. Io vado in campo per competere.  

Agonismo, trash talking, intensità e odore di playoffs

I Thunder hanno dato la prima vera sberla di stagione ai campioni in carica sovrastandoli sotto tutti i punti di vista, ma di certo i Warriors non saranno questi né dal prossimo impegno, né quando conterà davvero. Questa partita ha dato la chiara sensazione che l’unica squadra in grado di poter pareggiare qualità, fisicità, lunghezza e atletismo dei campioni siano i Thunder. La difesa di George, gli scivolamenti di Roberson, l’incredibile voglia di Grant e la capacità di Anthony di far sembrare Green un difensore mediocre sono alcuni degli aspetti di una sfida che potrebbe ripresentarsi più avanti, quando non ci sarà domani e non si potrà sbagliare.

Kerr sa come muoversi e saprà prendere le dovute contromosse (33-10 per OKC i punti in campo aperto, mai così male nella sua era) per arginare un attacco avversario che è ancora lontano dall’armonia e l’efficacia che può vantare quello dei campioni, anche in giornate storte. Dall’altra parte anche Donovan ha trovato delle rotazioni sensate, le ha strette maggiormente, consentendo ai suoi di non perdere mai il vantaggio in doppia cifra che hanno conquistato dal secondo quarto in poi.

I Thunder non hanno mai perso ritmo, mordente e possibilità di distendersi in campo aperto (22 perse forzate e 34 punti scaturiti) avendo solamente un paio di passaggi a vuoto offensivi. È la prima battaglia di una del tutto ipotetica guerra, ma negli ultimi anni i Warriors non erano stati dominati in questo modo così spesso: da una parte è ancora maggiore motivazione per loro, dall’altra anche qualche dubbio di doversi guadagnare ancora di più un eventuale repeat.  

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