The Wrestler - Undertaker, il personaggio più iconico della WWE

Il Becchino ha dedicato la sua intera carriera alla federazione di Stamford. Il suo talento sul ring e la capacità di reinventarsi lo hanno reso un'istituzione.

The Undertaker è una leggenda della WWE

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Una delle certezze nel mondo del wrestling, e in particolare in quello della WWE, è la presenza di alcuni personaggi che segnano letteralmente un’epoca. Lottatori che diventano l’identificazione di un’era della compagnia e che ne sono stati il volto per anni, restando sempre nel main-event.

Il leggendario Bruno Sammartino fu la personificazione stessa del wrestling fra gli anni '60 e '70. Stelle come Hulk Hogan, Ultimate Warrior e Randy Savage si presero sulle spalle la federazione nell’epoca d’oro dell’allora WWF; The Rock e Stone Cold Steve Austin erano i dominatori indiscussi della cosiddetta “Attidude Era”, mentre John Cena è probabilmente l’uomo simbolo della WWE nel nuovo millennio. Ma nessuno di loro è riuscito a rimanere ad alti livelli tanto a lungo come The Undertaker.

Durante la sua carriera a Stamford, durata più di 25 anni, il Becchino si è contraddistinto non solo per il suo enorme talento sul ring ma anche per l’incredibile dedizione nei confronti del suo personaggio, che lo ha visto reinventarsi più volte in modo da poter essere protagonista in tutte le epoche diverse passate in WWE fino al suo (apparente) ritiro, arrivato nell’aprile di quest’anno.

Undertaker al debutto
The Undertaker col suo storico manager Paul Bearer

The Undertaker, l’ultima grande gimmick della WWE

Mark Calaway ha debuttato in WWE nel 1990 e persino in un’epoca caratterizzata da gimmick (il personaggio impersonato dal lottatore) sopra le righe, riuscì subito a risaltare: accompagnato inizialmente da Brother Love e poi dal suo storico manager Paul Bearer, il personaggio di The Undertaker era un lugubre “non-morto” dotato persino di poteri soprannaturali, reso ancora più minaccioso dal suo fisico imponente.

Sembrerebbe difficile prendere sul serio un wrestler che si presenta in questo modo. Eppure Calaway mostrò fin dai suoi esordi un’incredibile capacità di far funzionare il suo personaggio, che unita al suo immenso talento sul ring lo rese in poco tempo una delle più grandi star della federazione, portandolo a battere Hulk Hogan e a vincere il titolo WWF dopo solamente un anno dal suo arrivo.

Ciò che ha reso Undertaker una leggenda della compagnia è stata la sua grande capacità di reinventare se stesso a seconda delle ere che la WWE e il mondo del wrestling stavano vivendo: dagli inizi come “non-morto”, affiancato dal suo manager che lo guidava grazie ad un’urna magica, alla sua versione più estrema nell’Attitude Era, quando diventò il vero e proprio capo di una setta chiamata Ministry of Darkness, fino al nuovo millennio, quando decise di presentarsi in una nuova versione più “umana”, col personaggio di un motociclista. In un'epoca come quella attuale, in cui i wrestler si presentano sempre più spesso come semplici lottatori desiderosi di primeggiare, il suo ritiro ha segnato probabilmente la fine delle gimmick esagerate e sopra le righe.

Undertaker è la dimostrazione di quanto sia importante lo storytelling nel wrestling professionistico. Nel corso della sua carriera, durata 27 anni, il Becchino è riuscito a restare sempre una figura di punta anche quando il suo fisico non gli permetteva più di esprimersi ai massimi livelli. Non è un caso che tutte le più grandi stelle della WWE di ogni era abbiano avuto delle rivalità leggendarie con lui: da Hogan a Ultimate Warrior, da Shawn Michaels a Steve Austin, da Brock Lesnar a John Cena. Per diventare un’icona in WWE, praticamente tutti i più grandi sono dovuti passare per l’uomo simbolo della federazione.

Undertaker a Wrestlemania
L'entrata di Undertaker a Wrestlemania

Il Becchino è stato il simbolo della federazione per quasi 30 anni

Definire Undertaker il simbolo della WWE non è affatto un’iperbole. Partendo dal presupposto che, come negli sport veri e propri, anche nel wrestling è praticamente impossibile stilare classifiche oggettive, nella federazione di Stamford non c’è mai stato e forse mai ci sarà un lottatore tanto rispettato come Calaway per via della sua fedeltà e della sua grande dedizione nei confronti della disciplina.

Grandi come Hogan o Ric Flair sono forse stati stelle maggiormente conosciute a livello globale, ma entrambi non hanno dedicato tutta la carriera alla WWE: il primo decise di andare nella WCW nella metà degli anni ’90 mentre il secondo diede il suo meglio in NWA e successivamente proprio in WCW.

Icone dell’Attitude Era come Austin o The Rock hanno invece passato quasi tutta la loro carriera a Stamford, ma la durata delle loro “run” fu più corta rispetto a quella di Undertaker, che una volta arrivato nella compagnia non la lasciò più per 27 anni. Questa sua fedeltà e l’incredibile impegno profuso nel suo lavoro per più di un ventennio (molti dei suoi migliori match sono arrivati dopo aver passato i 40 anni) hanno reso il Becchino uno degli uomini più rispettati del business e forse il wrestler più rappresentativo della storia della WWE.

Undertaker sale sul ring
Undertaker ha passato praticamente tutta la carriera in WWE

Un gigante nel ring e dietro le quinte

Uno degli aspetti più affascinanti di Undertaker è la reputazione che è riuscito a costruirsi nel corso degli anni fra gli addetti ai lavori. Nel quadrato, Calaway è stato uno dei migliori big-man della storia: potente, con una presenza ineguagliabile e un’agilità impressionante per un uomo di quasi 2 metri e 10, il Dead Man ha rappresentato un talento raro non solo per la sua gimmick ma anche dal punto di vista del lottato.

Ma il suo impegno, la già citata fedeltà alla WWE e il rapporto strettissimo con il patron della compagnia Vince McMahon lo portarono a diventare una figura dominante anche nel backstage. Proprio McMahon, legatissimo a Calaway per non aver mai pensato di lasciare Stamford anche nel periodo della Monday Night War, in cui molti wrestler andarono in WCW in cerca di contratti più remunerativi, elesse Taker come leader dello spogliatoio.

Il Becchino fu per molti anni una sorta di “raccordo” fra i wrestler e la dirigenza, mantenendo la disciplina e sistemando tutte le questioni che non erano abbastanza gravi da dover essere risolte dalle alte sfere. L’esempio più importante di questo suo potere dietro le quinte era la cosiddetta “Wrestler’s court”. I rapporti nello spogliatoio di una compagnia di wrestling sono basati principalmente sul rispetto fra i colleghi, ma in un gruppo di lottatori possono esserci dei contrasti interni che vanno a minare l’armonia generale. A risolvere questi casi era proprio Undertaker, che fungeva da giudice in una sorta di tribunale improvvisato ogni volta che c’erano problemi del genere.

Queste situazioni spaziavano dalle mancanze di rispetto dei giovani talenti nei confronti dei veterani fino a vere e proprie colluttazioni. Per non far arrivare voci di queste tensioni alla dirigenza, era proprio Undertaker a scegliere come sedare questi nervosismi, emettendo vere e proprie “sentenze” nei confronti dei membri del backstage ritenuti colpevoli. Le sanzioni potevano essere lievi (come pagare delle bottiglie di alcol pregiato ai lottatori più anziani) o anche più pesanti (come costringere i condannati a chiedere pubblicamente scusa e rimborsare eventuali danni). In un mondo popolato da maschi alfa come quello del wrestling, l’unico ad avere un’autorità tale da permettergli letteralmente di punire i suoi colleghi era The Undertaker. Che si è guadagnato questo rispetto in una carriera leggendaria, durata quasi 30 anni.

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