Premier League, Robinho: "Io festaiolo? Non conoscete gli inglesi..."

Il brasiliano ha svelato alcuni retroscena delle serate passate con i compagni di squadra del Manchester City: "Richards, Hart e Wright-Philipps erano i più scatenati".

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Palla al piede è stato uno dei giocatori più tecnicamente dotati della storia del calcio. Tra una rabona, un elastico e un dribbling ha incantato gli stadi di mezzo mondo, diventando uno dei simboli del futbol brasiliano. 

Dal Santos al Real Madrid, passando per la Premier League del primo Manchester City dello sceicco Mansour, fino ad arrivare al Milan: parliamo di Robson de Souza, meglio conosciuto come Robinho, uno che quando vestiva la maglia del Santos ha ricevuto la benedizione di un certo Pelè, che lo nominò suo naturale erede.

Proprio Robinho ha rilasciato una lunga intervista al DailyMail, rivelando alcuni retroscena sui due anni trascorsi in Premier League.

Robinho all'Etihad Stadium

Premier League, Robinho spiega: "Io facevo festa, ma gli inglesi..."

Manchester! Che ricordi! La squadra, lo stadio, la città, ma non dimenticatevi le discoteche! La zona di Deansgate è spettacolare. L'idea che la gente si è fatta di me è quella di un festaiolo accanito, ma solo perché nessuno ha visto gli inglesi. Micah Richards, Joe Hart, Wright-Philipps sono solo alcuni dei più scatenati. Il fatto è che noi brasiliani siamo seguiti ovunque dai fotografi, loro possono fare quello che vogliono (ride, ndr).

Così Robinho ha iniziato a parlare dell'esperienza vissuta a Manchester, fatta di gol, esultanze, lavoro e... la giusta dose di divertimento. Arrivato al Manchester City per una cifra di poco inferiore ai 40 milioni di euro, l'attaccante brasiliano ebbe un grandissimo impatto nei suoi primi mesi in Premier League: a ridosso del Boxing Day aveva già realizzato 12 gol e fornito 4 assist.

L'esultanza di Robinho dopo un gol con il Manchester City

Quando sono arrivato, ricevetti un sacco di consigli da giocatori che già da qualche tempo vestivano la maglia del Manchester City, oltre ovviamente che dallo sceicco Mansour. Ricordo Richards che esordì dicendo che fino a qualche mese prima nessuno rispettava il City, ma qualcosa in pentola ribolliva e si capiva che il club sarebbe diventato grande nel giro di qualche anno. Allo stesso tempo la proprietà, in fase di colloquio, mi disse che voleva acquistare giocatori del calibro di Kakà e Messi. Sull'argentino non ero convinto, ma in generale credevo molto sul progetto.

A partire dal gennaio successivo al suo trasferimento, iniziò la fase calante di Robinho che realizzò solamente 3 gol nella seconda metà di stagione. Nonostante il calo fisico e i problemi con qualche membro dello spogliatoio, il brasiliano ha mantenuto ottimi ricordi del suo biennio inglese. 

Robinho e Bellamy si scambiano il 5 dopo una sostituzione

Con Mark Huges mi trovavo benissimo: eccetto quell'incidente a Tenerife (Robinho se ne andò dal ritiro perché era convinto gli fossero stati dati alcuni giorni di vacanza, ndr) è sempre riuscito a farmi esprimere al meglio, cosa che Mancini invece non ha fatto. Ero giovane, forse ancora poco maturo e spesso disattento, ma certe cose le impari solo nel corso della tua carriera. Ricordo una volta che Bellamy era arrabbiato perché avevo giocato male contro l'Arsenal. Mi urlò dietro di tutto, ma capii solo "fuc***g". Quello era un matto vero, però la sua grinta dava una marcia in più allo spogliatoio. 

Una volta lasciata la Premier League, Robinho si trasferì al Milan dove rimase per ben quattro anni, prima di tentare l'esperienza cinese con la maglia del Guangzhou Evergrande. Del suo trascorso in Serie A i ricordi non possono che essere positivi, vista la vittoria al primo anno dello Scudetto e della Supercoppa Italiana. Ma più di tutto, ad essergli rimasto impresso, è Zlatan Ibrahimovic.

Ibrahimovic e Robinho a San Siro

Continuava a dirmi che era stato lui a convincere la società a comprarmi, quindi dovevo ringraziarlo. Lui è arrogante, ma lo è in maniera gentile. Ha tantissima fiducia nei propri mezzi, che è forse la dote più grande per un attaccante. Era uno showman e un vincente, binomio perfetto per un personaggio della sua grandezza. L'Italia è stato il paese dove ho fatto più fatica a segnare, lì pensano solo a difendersi, ma mi sono divertito tantissimo. 

Infine un parola sul suo connazionale Gabriel Jesus, che proprio con la maglia del Manchester City sta vivendo un momento di forma straordinaria.

Ricorda me, ma con molta più forza fisica e potenza. Devo andare a Manchester a vederlo. Oltretutto è molto agile e ha un fiuto per il gol fuori dal normale. È il futuro del Manchester City e della nazionale brasiliana. 

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