Addio Mondiali, le ricette di Piccinini e Caressa per ripartire

Nel corso del Tg di LA7, i due cronisti sportivi hanno dato la loro lettura dell'eliminazione degli Azzurri dalla corsa a Russia 2018. Il risultato? Un sistema da rifondare.

Italia fuori dai Mondiali a 60 anni dall'ultima volta: la severa analisi di Piccinini e Caressa

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Smarrimento, necessità di fare un rapido calcolo dei danni, dal punto di vista sportivo ed economico, e tentativi di individuare punti fermi dai quali ripartire. Le ore successive alla mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 dell’Italia sono frenetiche: da un lato l’attesa per le comunicazioni sul futuro della panchina azzurra e il destino dei vertici federali, dall’altro l’analisi del punto più basso nella storia del calcio italiano.

Così, dopo due disastrose eliminazioni in Coppa del Mondo, coincise con altrettante eliminazioni al primo turno, in Russia l'Italia non ci sarà. Una generazione di tifosi azzurri, di fatto, non avrà i suoi Mondiali e dovrà limitarsi a guardare gli altri in televisione. Mentre le richieste di dimissioni e repulisti fioccano, c'è chi prova a guardare oltre le due prove insufficienti offerte dal gruppo guidato da Giampiero Ventura contro la Svezia.

Tra i commentatori sportivi nazionali, hanno fatto discutere gli interventi nel corso del Tg di LA7 a firma di Sandro Piccinini e Fabio Caressa, volti e voci noti rispettivamente di Mediaset e Sky Sport. Dure le parole di Piccinini, che ha invitato a guardare oltre il fallimentare risultato.

In Italia non c’è cultura sportiva, basti pensare ai fischi di San Siro durante l’inno nazionale svedese. Gli ultras, spesso conniventi con la criminalità, ricattano le società. I procuratori incassano percentuali vergognose, gli stadi cadono a pezzi e i bilanci delle società sono spesso al limite. Ce la passiamo male.

Sandro Piccinini contro il sistema dopo la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali
Italia fuori dai Mondiali, l'affondo di Sandro Piccinini: "Non cambierà nulla"

Italia fuori dai Mondiali, Piccinini: "Rifondazione? Non ci sarà, spereranno in un altro miracolo"

Il pareggio per 0-0 contro la Svezia e l’eliminazione dalla corsa ai Mondiali 2018, spiega Piccinini, rappresentano solo la punta dell’iceberg. Il problema è a monte e fa rima con scelte perdenti e assenze di programmazione e lungimiranza.

Ventura ha sbagliato e pure parecchio, ma chi lo ha messo lì ha sbagliato di più: il presidente federale Tavecchio, 80 anni, scelto dai presidenti delle società, i veri padroni del calcio italiano.

La luce in fondo al tunnel, in questo momento, non si vede. Comprensibile, quando una Nazionale manca l'accesso ai Mondiali 60 anni dopo l'ultima volta. D'altra parte, è nei momenti peggiori che spesso si gettano le basi per ricostruire. Confidando, più che nel disastroso tandem Tavecchio&Ventura, nell’entusiasmo dei ragazzi che verranno. Nella tesi di Piccinini, però, prevale il pessimismo.

La Federcalcio dovrebbe essere un ente indipendente e autonomo. Rifondazione? Non ci sarà, al massimo cambieranno presidente e allenatore e si spererà in un nuovo miracolo italiano. Ma i miracoli, si sa, avvengono raramente.

Fabio Caressa, volto e voce di Sky Sport
Fabio Caressa, volto e voce di Sky Sport, si sarebbe aspettato le immediate dimissioni di Ventura

Caressa: "Stop ai Ct, le Federazioni pensino ad allenatori part-time"

Estremamente critiche anche le valutazioni di Fabio Caressa: il telecronista Sky, voce della vittoria dell'Italia ai Mondiali 2006, ha raccontato i retroscena di uno spogliatoio diviso da due mesi, con il ko di Madrid contro la Spagna dello scorso settembre che ha avuto un ruolo chiave nel declino azzurro.

In Federazione lo sapevano già dopo la sconfitta in Spagna di settembre. Non c’era più nessun rapporto di fiducia, tra la squadra e l’allenatore e viceversa. 

I danni riguardanti gli introiti per la Federazione legati alla mancata partecipazione ai Mondiali 2018 saranno evidenti per l'Italia. In attesa degli esiti della riunione annunciata dal presidente federale Carlo Tavecchio, una soluzione per contenere i costi potrebbe coincidere con la rinuncia a un Commissario Tecnico a tempo pieno.

Bisogna cambiare soprattutto la mentalità, diventare più moderni. Non c’è più spazio perché le Federazioni possano pagare ingaggi importanti ai Ct. E allora? Allenatori part-time, che possano allenare un club importante e una Nazionale allo stesso tempo. Se facessimo così, potremmo avere uomini importanti alla guida.

La rosa di nomi prospettata dal giornalista Sky va oltre il profilo di Carlo Ancelotti, soluzione che in questo momento appare maggiormente accreditata di altre.

Antonio Conte, Roberto Mancini o addirittura un sogno: José Mourinho.

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