Buffon, una carriera Mondiale: l'esordio, Berlino, e infine le lacrime

Venti anni fa l'esordio in Russia, dove nel 2018 non ci sarà: 175 presenze in azzurro, un Europeo Under 21 e una Coppa del Mondo conquistati. La storia di Super Gigi nazionale.

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Ci sarà una generazione di bambini e ragazzi italiani che non vivranno un Mondiale. Questo forse è il più grande rammarico nella mancata qualificazione degli Azzurri a Russia 2018. L’eliminazione nei playoff per mano della Svezia fa male, tanto. Un lutto sportivo che dà una spinta verso il basso al calcio italiano. Laggiù, nel baratro, annega anche quel tifo spensierato di un’estate, la prossima, che sarà diversa. Le nuove generazioni, i millennial, vivranno una maturità senza sogni azzurri. Ma nella notte più buia c’è una stella che brilla. Quella di Gianluigi Buffon

Numero 1 sulle spalle, fascia da capitano al braccio, le lacrime per una qualificazione sfuggita e per la fine della sua avventura in Nazionale. Si chiude così il libro di una leggenda sportiva. Nel modo peggiore. Ma ai giovani ragazzi che non hanno vissuto un’estate 2006 da campioni, alla gente che ha perso fiducia nel pallone nostrano, bisogna fargli vedere il saluto del portiere azzurro, unica cosa positiva ed emozionante in una serata amarissima.

A 39 anni Buffon dice addio all’Italia. A fine stagione chiuderà probabilmente con il calcio. Un campione che dovrà essere il volto della rinascita azzurra: dai sorrisi dell’esordio alle lacrime per una disfatta, passando per le braccia al cielo con la Coppa del Mondo. Perché così è la vita. Un esempio perfetto per far nascere nuovi fenomeni e grandi uomini.

Buffon con le lacrime dopo lo 0-0 contro la Svezia
Le lacrime di Buffon dopo lo 0-0 contro la Svezia

Italia, un campione chiamato Buffon

Lacrime a San Siro, niente ‘Notti Magiche’. Buffon dice addio alla Nazionale. La sua ultima gara coincide con l’eliminazione dallo spareggio per il Mondiale. In Russia non ci sarà. E pensare che a Mosca ha vissuto il suo debutto azzurro. 29 ottobre 1997, Russia - Italia vale la qualificazione a Francia '98. Campo fatto di fango e neve. Al 32’ Pagliuca non ce la fa, Cesare Maldini mette dentro un 19enne che al Parma sta facendo grandi cose. È solo l’inizio.  

Gigi conosce già gli ambienti di Coverciano: ha fatto tutta la trafila nelle selezioni giovanili azzurre e ha pure vinto un Europeo Under-21 nel 1996 (senza mai scendere in campo) con la generazione d’oro del nostro calcio (Cannavaro, Nesta, Totti, Del Piero…). Il ct lo conosce dai tempi del trionfo degli Azzurrini in Spagna. 

Buffon esordio Nazionale
Buffon in Russia: l'esordio con l'Italia

La consacrazione in azzurro

Francia 1998, Buffon è tra i convocati con Pagliuca e Peruzzi (poi infortunato, chiamato Toldo). Ma è Dino Zoff a lanciarlo definitivamente. Il destino mette sulla stessa strada il più grande portiere italiano e il suo erede. Due ‘effe’ nel cognome, una storia incrociata. L’ex Campione del Mondo ’82 è il nuovo ct, Gigi il nuovo ministro della difesa. Titolare a 20 anni. Non va all’Europeo del 2000 per colpa di un infortunio, ma il suo posto è al caldo. In panchina arriva Giovanni Trapattoni: Buffon va al Mondiale del 2002 e poi all’Europeo del 2004. 

L’Italia non decolla. Peccato, verrebbe da dire. La generazione di fenomeni però, deve solo maturare. Germania 2006, la vittoria della Coppa del Mondo. E un intervento in finale su un colpo di testa di Zidane da 10 e lode. "La parata più decisiva della mia carriera".

Appena due gol subiti: l’autorete di Zaccardo e il rigore di Zizou all'ultimo atto. Un trionfo pazzesco. Il Pallone d’Oro va a Cannavaro, Gigi è solo secondo. Basta e avanza per diventare il portiere più forte del mondo.

La seconda consacrazione in azzurro

Non c’è Italia senza Buffon. Europei 2008, poi Mondiale del 2010 in Sudafrica: gioca una sola partita, l’infortunio alla schiena lo mette ko. E gli Azzurri di nuovo con Lippi in panchina fanno malissimo. A casa dopo le sfide ai gironi. Rivoluzione. A Coverciano è il turno di Cesare Prandelli, Buffon diventa il nuovo capitano dell’Italia. All’Europeo del 2012 brucia la sconfitta in finale con la Spagna. Ma il calcio italiano è vivo. In porta gioca un fenomeno e un leader. Ci mette sempre la faccia, oltre che le mani. Brasile 2014, quinto Mondiale per Buffon. Poi da Prandelli a Conte, la certezza dietro c’è sempre. E lui continua a battere record. 

Oggi si chiude una pagina sportiva del calciatore con il maggior numero di presenze in Nazionale, 175. Nessuno in Europa ha giocato così tanto per il proprio Paese. E insieme ad Antonio Carbajal e Lothar Matthäus, è il giocatore ad aver partecipato a cinque edizioni del Mondiale. Poteva diventare il primo nella storia a disputarne sei. 

Una sconfitta sociale

Le lacrime di Buffon bagnano la maglia azzurra. Le sue parole, a fine partita, sono rivolte proprio alla nuova generazione:

Dispiace non per me, ma per il movimento. Dispiace perché abbiamo fallito anche a livello sociale. Questo è l’unico rammarico che ho e non certo quello di finire perché il tempo passa, è tiranno ed è giusto che sia così. Dispiace che l’ultima partita ufficiale sia coincisa con una mancata qualificazione ai Mondiali.

Già, saremo senza una Coppa del Mondo. La prossima estate il Mondiale farà solo da sottofondo a 60 milioni di italiani. Staremo senza discussioni sotto l’ombrellone, senza teleschermi, senza grigliate, senza ‘popopopopooo’, senza le bandiere messe in balcone, senza il patriottismo che ci sale dai piedi del divano fino in gola. Senza spiegazioni sul fuorigioco alla fidanzata o all’amico nerd di turno. Bisogna aspettare il 2022, si giocherà in inverno. Dal 21 novembre al 18 dicembre. Le tazze di cioccolato calde prenderanno il posto della birra ghiacciata. Dai giri in ‘Scarabeo’ con la maglia di Materazzi al plaid a quadrettoni azzurri davanti al camino. Alla fine conta partecipare. Già. Ricordiamoci solo di santificare Gianluigi Buffon, l’unico eroe di una disfatta sportiva tutta italiana.

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