WRC, Rally di Australia: innaffiate i gerani

Il nostro Lucio Rizzica presenta il Rally di Australia, ultimo appuntamento del campionato mondiale WRC.

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Incredibile ma vero, in Australia ci sono più canguri che esseri umani. Lo ha provato una recente ricerca ministeriale, confermando così quanto già si era intuito da tempo. Del resto l’Australia è una terra sconfinata, nella quale circa i tre quarti delle specie che formano l’intero ecosistema devono ancora essere scoperti. Di quei quasi venticinque milioni di uomini che popolano questo mondo così affascinante e così lontano, la maggior parte conosce bene la letteratura del Nuovo Galles del Sud, in particolar modo da quando la cultura moderna si è fusa armoniosamente e in modo originale con le radici aborigene attraverso la poetica del bush esaltata da Henry Lawson e Banjo Paterson, Henry Handel Richardson, Miles Franklin, Christina Stead, Marcus Clarke.

In Australia ci sono più canguri che esseri umani
In Australia ci sono più canguri che esseri umani

Il bush inteso come arbusto, sterpaglia, boscaglia immensa e sconfinata, naturale e selvaggia, che da sempre si è contrapposta in modo ruspante alla prepotente crescita urbana del continente. Il paesaggio genuino che il circo del rally iridato di nuovo attraverserà con le Wrc Plus rombanti e colorate e che è tra i più amati e temuti del calendario: splendido e spettacolare, abitato da creature straordinarie e battuto da un sole torrido. In un certo senso in Australia anche il rally trova la sua dimensione poetica fra tagli, salti, controsterzate, accelerazioni dolci e ruvide frenate, polvere e lampi di luce. Un degno finale per il campionato più bello e combattuto da quindici anni a questa parte, che - scuotendola - si fonde con l’alienazione degli abitanti delle praterie australiane, abituati a rimanere soli con se stessi e cercare comunanza attraverso i ricordi.

Un po' come accade ai piloti al termine di una dura giornata di corsa. Chi sceglie il bush (o decide di restarvi) accetta di condannarsi a una esistenza primitiva e all’illusione indomabile di poter comunque costruire qualcosa, affronta una scelta di povertà e di orgoglio, di resistenza e fierezza d’animo spruzzata da un forte senso di follia, lo stesso che muove gli eroi del Wrc nel loro migrare da un luogo all’altro, incuranti del pericolo circostante. Una solitudine costante che li accompagna in giro per il mondo e trova la sua sublimazione proprio nel bush. Dove le famiglie spesso restano sole per lunghi periodi in attesa dei mariti lontani, e che pregando per il loro ritorno si dedicano a innaffiare i gerani in un atto d’amore quasi spettrale.

Forse un po’ come le famiglie degli uomini che girano il mondo dietro ai bolidi a motore, a volte rischiando la pelle fra sentieri innevati e alberi minacciosi. Un parallelismo un po’ forzato, ma decisamente calzante, fra le descrizioni di Henry Lawson e un ritorno nel sud del rally dopo un faticoso anno di assenza. Innaffiate i gerani, ordunque. Già l’entroterra vibra del ritorno degli uomini vestiti di coraggio e di velocità. Ed essi al loro passaggio racconteranno nuove emozioni e altre storie…

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