MotoGP, Marquez campione: il pagellone del motomondiale 2017

Secondo titolo consecutivo per Marquez (sesto in carriera), sono quattro nella classe regina per lo spagnolo. Dovizioso un leone, Rossi c'è. Male Lorenzo e Pedrosa.

Marquez e Dovizioso

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La corona rimane sulla sua testa. Il re della MotoGP quest'anno ha dovuto tribolare più del previsto: la sua leadership è stata messa in discussione più volte. All'inizio sembrava potesse essere Vinales, un umile scudiero arrivato in punta di piedi, a spodestare King Marquez.

Poi è stata la volta dell'esperto Dovizioso, sette anni più anziano rispetto a Marc, in sella a una Ducati che così in forma non si vedeva dai tempi di Stoner. Peccato per il vecchio Rossi, che sul trono c'è stato per ben nove volte, e che non ha potuto lottare fino in fondo a causa di un doppio infortunio. Nel fantastico mondo della MotoGP meritano una menzione speciale anche Johann Zarco, rookie dell'anno, e Danilo Petrucci, con la Ducati non ufficiale.

Di seguito le pagelle della stagione 2017.

MotoGP 2017: le pagelle dei piloti

Marc Marquez 10

Marc Marquez

Eppure aveva concesso un piccolo vantaggio ai suoi avversari. Appena 13 punti nelle prime due gare, con il ritiro in Argentina che ha acceso il campanello di allarme. Spento subito in Texas, per Marc una seconda casa. Ci mette un po' a prendere il ritmo, a essere costante: lo scatto arrriva al Sachsenring, seconda vittoria stagionale che gli consente di dimostrare che è ancora lui il pilota da battere. Da quel momento non sbaglia più un colpo, un podio dietro l'altro. Sul circuito di Siverstone l'unico passaggio a vuoto, tradito da una Honda mai così in forma: il feeling con la RC213V è totale, il resto lo fa il pilota più forte della sua generazione. Un campione che stagione dopo stagione sta scalando l'Olimpo del motociclismo. E pensare che di anni ne ha appena 24.

Andrea Dovizioso 9

Andrea Dovizioso

Non si può dire che si sia arreso, che non ce l'abbia messa tutta. In Austria e Giappone ha vinto i duelli più entusiasmanti del campionato, battendo il campione del mondo. Ha tagliato il traguardo davanti a tutti per sei volte e da solo ha portato in altro il nome Ducati. Sarebbe stato paradossale perdere la lotta per il titolo proprio sul circuito che gli aveva regalato la prima vittoria della sua carriera in MotoGP. È arrivato fino all'ultima gara prima di darsi per vinto. Ma non ha niente da rimproverarsi Andrea. È andato a tanto così da un vero e proprio miracolo: Marquez e la sua Honda hanno firmato la stagione perfetta e il gap tra la moto di Marc e la Desmosedici è ancora da colmare. Importanti passi in avanti, certo, il prossimo anno però servirà più continuità.

Johann Zarco 8

Johann Zarco

Alla faccia del rookie. Sentiremo ancora parlare di questo francese che non ha mezze misure: o tutto, o niente. Già ci piace. Dopotutto non si vince il mondiale della Moto2 due volte consecutivamente per caso. Serve costanza, sacrificio e tanto lavoro. Johann è uno che non si tira mai indietro, soprattutto quando c'è da fare a sportellate. Lo sa Marquez, lo sa Lorenzo, ma soprattutto lo sa Valentino Rossi. L'idolo di Zarco da quando era piccolo, che adesso vorrebbe la M1 ufficiale del Dottore per poter competere con i big della MotoGP. A causa della sua irruenza ha raccolto meno del seminato, appena un podio nella 'sua' Le Mans. Come se non bastasse, si è tolto la soddisfazione di stampare la pole in due occasioni (Assen e Motegi). Sarà protagonista anche il prossimo anno, c'è da scommetterci.

Danilo Petrucci 7,5

Danilo Petrucci

Buon sangue, ternano, non mente. Se quest'anno ci siamo divertiti da matti a seguire la MotoGP, parte del merito va a quella scheggia impazzita con la Ducati Pramac (vedi le gare del Mugello e di Misano). Non certo la moto più performante del circus, eppure il Petrux di numeri ne ha fatti vedere e di sorpassi ne ha tirati fuori. In tutte le condizioni: sia con l'asciutto che sotto il diluvio. E se non fosse stato per Valentino Rossi, ad Assen si sarebbe portato a casa anche la prima vittoria della sua carriera nel motomondiale. L'avrebbe meritata, su questo non c'è dubbio. Bravo Bravo.

Valentino Rossi 7

Valentino Rossi

Il rimpianto c'è. Quei due infortuni durante il 2017 hanno pesantemente condizionato la stagione di Rossi: prima del Mugello e prima di San Marino, che mondiale sarebbe stato senza quelle fratture? Tre podi nelle prime tre gare, quando ancora la Yamaha sembrava essere la moto da battere. Peccato che sia solo un'illusione. Il Dottore ci prova, ma in certe condizioni la sua M1 proprio non va. Honda e Ducati sono un passo più avanti, elettronica e telaio non sono all'altezza della aspettative. Con il trionfo di Assen diventano 115 le gare vinte in carriera, sempre più leggenda. Un record incenerito dopo l'altro, roba da Rossi. Anche il prossimo anno ci farà divertire, indipendentemente dai risultati. Non c'è MotoGP senza Valentino. 

Maverick Vinales 6,5

Maverick Vinales

Si può dare di più. Soprattutto per come era iniziata la sua stagione. Ma anche prima: sempre il più veloce nei test invernali, poi le vittorie in Qatar all'esordio con la M1 e in Argentina. È lui il pilota da battere, in molti l'avranno pensato. Il terzo successo arriva a Le Mans, ma quando le temperature si alzano il grip della sua Yamaha non è più così buono. Lontano dai primi, appena tre podi nelle restanti gare. Alla sua prima con la Yamaha ufficiale si può accontentare del terzo posto in campionato e di arrivare davanti al compagno di squadra, il mito col numero 46. Anche se non è nella sua indole rinunciare. Lavorerà sodo in inverno per colmare il gap da Marquez e Dovizioso, si è già candidato alla lotta per il titolo nella prossima stagione.

Dani Pedrosa 5,5

Dani Pedrosa

Un 2017 sull'altalena per lo spagnolo. Mai veramente protagonista, ma capace di finire sul podio bel 7 volte in stagione. Un rendimento da far invidia, ma che non basta per competere con i mostri sacri della MotoGP, soprattutto in questa stagione. La pole position di Sepang è l'ennesima testimonianza del vorrei ma non posso, ormai diventato un marchio di fabbrica per lo spagnolo. Almeno quanto quel 26 stampato sul cupolino della sua Honda Repsol. Da uno come lui, al dodicesimo anno nella classe regina, ci si aspetta qualcosa di più. Anche se i panni del gregario troppo spesso gli calzano a meraviglia.

Jorge Lorenzo 5,5

Jorge Lorenzo

Così in fondo che rischiavamo di dimenticarcelo. Ha pagato più del previsto l'adattamento a una moto sconosciuta e che i più stanno ancora facendo fatica a capire. Ma non può essere certo una scusante per un pentacampione del mondo. A maggior ragione se il suo compagno di squadra (che guadagna un quarto) ha lottato fino alla fine per il titolo. L'amore non è mai sbocciato tra Jorge e la sua Desmosedici. I problemi si erano visti già nei test invernali e di passi avanti, eccezion fatta per i due podi nelle gare di casa, non si sono visti. Mezzo punto in più per i progressi negli ultimi due GP della stagione. Il prossimo anno servirà un altro Lorenzo per meritare la conferma a bordo della Ducati. Niente è dovuto, neppure a un campione del mondo.

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