MotoGP: 5 motivi per credere nel miracolo Dovizioso

Marc Marquez è a un passo dalla vittoria del sesto mondiale in carriera, ma Andrea non ha mai mollato e spera nell'impresa. Ecco perché il Dovi ha l'obbligo di crederci.

Andrea Dovizioso e Marc Marquez

2 condivisioni 6 commenti 5 stelle

di

Share

Troppe volte si è abusato del termine miracolo. Ma che cosa vuol dire miracolo? Deriva dal latino 'miraculum', cosa meravigliosa. Esiste però anche un'altra accezione, quella teologica. Per miracolo infatti si intende un evento straordinario, che va al di sopra delle leggi naturali. Senza il rischio di cadere nella blasfemia, ecco ciò di cui ha bisogno Andrea Dovizioso per laurearsi campione del mondo della MotoGP.

Nella ultima gara del motomondiale il Dovi è chiamato a recuperare 21 punti al leader della classifica e campione in carica, Marc Marquez. Questo significa non solo che è costretto a vincere il GP di Valencia, ma che deve sperare anche in una battuta a vuoto del suo rivale. Lo spagnolo infatti dovrebbe fare 12esimo o peggio per consegnare il titolo nelle mani del ducatista.

In caso di arrivo a pari punti (a quota 286) a laurearsi campione sarebbe Dovizioso, in virtù di un maggior numero di gare vinte durante la stagione (7 contro 6). Ma per tornare al discorso iniziale, è Marquez ad avere in mano il suo destino. Per mettere in bacheca il sesto mondiale della sua carriera - quarto in MotoGP - a Marc basta che il forlivese non vinca l'ultima gara o, indipendentemente dal risultato del Dovi, fare meglio di 12esimo.

I 5 motivi per credere nel miracolo Dovizioso

Non tutto è perduto. Se lo sarà ripetuto centinaia di volte all'interno del caso il buon Andrea. C'è ancora speranza, lui lo sa. Vincendo a Sepang ha tenuto aperto il discorso mondiale, non ha mai mollato, non lo farà proprio adesso. Le statistiche non sono dalla sua parte, i favori del pronostico nemmeno a dirlo. Ma Dovizioso ha il dovere di crederci e, anche guardando al passato, qualche appiglio c'è.

L’affidabilità Ducati

Le moto della Ducati

Era da anni che la Ducati non dimostrava di essere una moto così affidabile e costante per tutta la durata del campionato. Sin dalla prima gara e in tutte le condizioni atmosferiche, la casa di Borgo Panigale ha messo a disposizione di Andrea un mezzo competitivo al 100%. Telaio, motore, usura delle gomme. Non è un caso che a una gara dal termine, Dovizioso abbia vinto lo stesso numero di GP di Marquez, che a Silverstone ha dovuto dare forfait a causa di una rottura della sua Honda. Cosa che alla Desmosedici non è mai successa. Comunque vada a finire, in Ducati meritano tutti un grosso applauso, dall'ingegner Dall'Igna in giù.

Anche i campioni sbagliano

Valentino Rossi è caduto a Valencia

Se c'è qualcuno che ha dimostrato di poter ambire ad entrare nella leggenda della MotoGP, quello è proprio Marc Marquez. Record polverizzati nonostante la giovane età e una voglia matta di continuare a vincere, sempre. Un fenomeno. Ma anche i più bravi sbagliano. Mai dimenticarlo. Basti chiedere a Valentino Rossi, che la storia di questo sport l'ha già scritta. Torniamo per un attimo al 2006, circuito di Valencia (guarda le coincidenze). Il Dottore è in testa al mondiale e precede Hayden di 8 punti in classifica. Come se non bastasse, Rossi parte anche in pole position. Ma nelle prime curve perde l'anteriore e si ritrova in terra. Al compianto Nicky basta salire sul gradino più basso del podio per vincere il titolo, interrompendo l'egemonia di Valentino dopo cinque mondiali consecutivi.

Lo scudiero Lorenzo

Lorenzo è il compagno di scuderia di Dovizioso

Un alleato prezioso, forse decisivo. Lorenzo ha dimostrato di essere un ottimo compagno di squadra, il GP di Sepang parla per lui. Ha fatto di tutto per togliere più punti possibili a Marquez e quando Dovizioso è arrivato a contendergli la vittoria finale, lo spagnolo della Ducati si è limitato a guardargli le spalle. Se il motomondiale è ancora in bilico, parte del merito va anche al buon Jorge. Non è facile per un campione del mondo vestire i panni del gregario per veder trionfare chi divide il box con lui. Soprattutto nel motociclismo.

E se piovesse?

Marquez sulla Honda Repsol

Poi c'è la variabile meteorologica. A Valencia in questo weekend splende il sole: le previsioni parlano di qualche nuvola nella mattinata di domenica, niente perturbazioni all'orizzonte. Ma visto che stiamo parlando di miracoli, chissà che le condizioni atmosferiche possano cambiare da un momento all'altro. In caso di pioggia Dovizioso ha dimostrato di essere un esperto sul bagnato, a quel punto sarebbe Marquez a dover stare sul chi va là a ogni curva. È vero che gli spagnoli conoscono il circuito Ricardo Tormo come le loro tasche, ma un asfalto scivoloso è sempre un'insidia.

La cabala

Agostini campione del mondo sulla MV Augusta

Bisognerà affidarsi anche alla cabala per poter credere nell'impresa di Dovizioso. Sapete da quanti anni un pilota del nostro Paese non vince il titolo nella classe regina in sella a una moto italiana? L'ultimo binomio tricolore risale alla stagione 1972, quando Giacomo Agostini trionfò in 500 con la sua MV Augusta. A quasi mezzo secolo di distanza le speranze italiane sono riposte in un ragazzo di 31 anni nato a Forlimpopoli. A Valencia tutti gli occhi saranno per la Ducati numero 4, sperando in un miracolo chiamato Dovizioso.

Share

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.