Bundesliga, la generazione del futuro: 5 talenti da tenere d'occhio

La Germania campione del mondo continua a sfornare talenti: in Bundesliga si sono messi in mostra Werner, Kimmich, Brandt, Goretzka e Sule, il più vecchio è un 1995.

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Vincere, e continuare a vincere. In Germania non sono sazi. In estate i tedeschi hanno vinto l'Europeo Under 21, e anche la Confederations Cup, pur lasciando a casa gente come Neuer, Ozil, Kroos, Boateng, Hummels e Muller. E per essere sicuri di continuare ad avere fame, anche dopo aver vinto il mondiale del 2014, continuano a dare spazio ai nuovi talenti.

Segno evidente che nei settori giovanili in Germania si lavora particolarmente bene. Domenico Tedesco, per esempio, tempo fa ha affermato di poter vantare già parecchia esperienza, perché per anni ha allenato nelle giovanili di Hoffenheim e Stoccarda, che a quei livelli hanno già un'impostazione professionale. Perché gli allenatori dei settori giovanili tedeschi sono professionisti, e guadagnano decine di migliaia di euro per il lavoro che fanno. Sono specializzati nel far crescere i giovani, e infatti in Bundesliga continuano a esordire sempre nuove stelle.

L'Italia quattro anni dopo il Mondiale vinto nel 2006 si presentò in Sudafrica praticamente con la stessa rosa (e oggi, a 12 anni di distanza, ha ancora tre campioni del mondo fra i titolari).

La Germania invece cambia pelle dando spazio al nuovo: ecco cinque campioncini (classe 1995 o 1996) tedeschi che, con ogni probabilità, andranno ai Mondiali in Russia.

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Bundesliga, i nuovi talenti: Timo Werner (classe 1996)

Tecnico, veloce, forte fisicamente. Timo Werner ha tutto, e in Bundesliga lo ha mostrato subito. Il 17 agosto del 2013 ha esordito in campionato con lo Stoccarda: con 17 anni e 164 giorni è il più giovane nella storia del club. A 17 anni e 200 giorni ha realizzato il suo primo gol nella massima divisione tedesca, e 49 giorni dopo ha segnato la sua prima doppietta. Entrambi sono record assoluti per lo Stoccarda. A 18 anni e 351 giorni aveva già totalizzato 50 presenze in Bundesliga, mentre a 20 anni e 203 giorni era già a quota 100. Mai nessuno, nella storia del campionato tedesco, era stato più precoce. Nell’ultima edizione della Bundesliga ha segnato 21 gol, miglior tedesco del torneo (meglio di lui solo Aubameyang e Lewandowski). La scorsa estate ha vinto la classifica marcatori della Confederations Cup. Il centravanti della Germania, in Russia, sarà lui.

Timo Werner
Werner esulta dopo un gol

Joshua Kimmich, l’erede di Lahm (classe 1995)

A scoprirlo, quando con il Lipsia giocava in seconda divisione, è stato Pep Guardiola. Già questo è sinonimo di garanzia. Joshua Kimmich sorprende per la duttilità, e la qualità con la quale ricopre ogni ruolo. Nasce centrocampista, il suo ruolo naturale sarebbe quello di regista. Avendo però tanta corsa è stato utilizzato più volte anche come interno (7 gol nelle ultime 35 partite in Bundesliga con il Bayern Monaco). Da quando si è ritirato Lahm però, sia in nazionale che con i campioni di Germania, viene utilizzato come esterno destro di difesa. Spinta continua, cross perfetti, Joshua è molto bravo anche in fase di copertura. Ah, già…con Guardiola si è ritrovato, per un lungo periodo, perfino a fare il centrale di difesa…

Julian Brandt, la spina nel fianco (classe 1996)

Né Chicharito né Calhanoglu e nemmeno Bellarabi. A Leverkusen, negli ultimi anni a Leverkusen la maglia più venduta è stata quella di Julian Brandt. Ragazzo con la testa sulle spalle, rifiutò, a soli 18 anni, il trasferimento al Bayern Monaco perché sapeva con Robben e Ribery avrebbe giocato poco. Voleva fare esperienza e scelse il Leverkusen. Esterno d’attacco ideale per il 4-3-3 o per il 4-2-3-1, è fortissimo tecnicamente, al punto che anche in velocità non perde di qualità. Nel 2015-16 ha chiuso il campionato segnando in sei partite di fila, primo (e fino a oggi unico) giocatore under 20 a riuscirci. In estate il Bayern Monaco dovrebbe tornare alla carica per prenderlo. Ormai Robben e Ribery fanno molta meno paura…

Julian Brandt
Brandt festeggia dopo un gol

Niklas Süle, il muro davanti alla porta

La carriera gli è cambiata con un semplice passo. Un po’ più indietro e sarebbe sprofondato, ma lui si è salvato. Così è cominciata la carriera di Niklas Süle. Il 18 maggio del 2013, a soli 17 anni, gioca la sua seconda partita in Bundesliga. L’Hoffenheim, quel giorno, si giocava la vita a Dortmund. Era l’ultima partita del campionato e se non fossero arrivati i 3 punti il club sarebbe retrocesso. Süle viene mandato in campo a 5’ dalla fine sul risultato di 2-1 per difendere vittoria e salvezza. Al 93’, su tiro di Schmelzer, la palla sfiora Lewandowski e finisce in porta. Il gol inizialmente viene assegnato, poi annullato. Robert era in fuorigioco. All’ultimo istante Süle aveva fatto il passo decisivo. Da quel momento di passi Süle ne ha fatti tanti. Ha vinto l’argento alle Olimpiadi di Rio nel 2016, ha esordito con la nazionale maggiore, ed è passato al Bayern Monaco, dove, inter-cambiandosi con Hummels e Boateng gioca comunque con continuità.

Goretzka, talento senza casa

A centrocampo il nuovo talento della Germania è Leon Goretzka. Il piede è fatato: riesce ad abbinare potenza e precisione. Negli ultimi 12 mesi è esploso definitivamente, tanto che nell’ultima Confederations Cup è il giocatore che ha impressionato di più. In scadenza di contratto con lo Schalke 04, è corteggiato da Juventus, Barcellona, Real Madrid e Manchester City. Stando ai giornali spagnoli avrebbe già trovato l’intesa con i catalani. Che se credono in un giocatore difficilmente sbagliano…

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