Il Milan a Nyon: che succede se la Uefa dice no al voluntary agreement?

L'ad rossonero Marco Fassone è in Svizzera per provare a ottenere il via libera al piano di rientro. Ecco quali sono gli scenari se la risposta fosse negativa.

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Il Milan è in Svizzera, impegnato sul campo di Nyon. Non si tratta di una partita di Europa League, ma degli scenari futuri per il club di Yonghong Li. L'amministratore delegato Marco Fassone è sbarcato negli uffici della Uefa per richiedere il voluntary agreement. L'accordo volontario, cioè, che consente a una società di godere di un regime agevolato - in deroga ai paletti del Fair Play Finanziario (FFP) - nel caso di cambiamenti radicali nell'assetto della proprietà. Se il massimo organismo calcistico europeo accettasse, sarebbe la prima volta in assoluto.

La Uefa ha tempo per rispondere fino a Natale, ma - come riportato dal Corriere della Sera - c'è la possibilità che il responso arrivi già dopo l'incontro di questa mattina con la dirigenza rossonera. Sono ore calde, insomma, per capire se il Diavolo avrà il benestare al nuovo piano di rientro proposto per il triennio 2018-2021.

Nel caso in cui la Uefa approvasse la richiesta di voluntary agreement, il Milan otterrebbe la deroga alla norma principe del FFP. Quale? Quella che impone a una società che disputa le coppe europee di contenere le perdite entro i 30 milioni di euro nell'ultimo triennio. Ai vertici di Nyon servono ovviamente garanzie, le stesse che il club di proprietà cinese non aveva ottenuto lo scorso giugno. Cinque mesi dopo, i rossoneri ribussano alla porta del quartiere generale del calcio europeo con nuove credenziali. Ma cosa succederebbe se il voluntary agreement venisse bocciato?

Milan dalla Uefa: cosa succede se non si arriva al voluntary agreement

Le carte che Fassone intende giocare sono diverse: alla fine di giugno 2018, dalla Cina possono affluire nelle casse del club tra i 30 e i 40 milioni di euro. Inoltre, il piano quinquennale dovrebbe permettere a Milan China di produrre guadagni fino a due volte e mezzo maggiori. Insomma, una richiesta di fiducia che l'amministratore delegato spera di ottenere in base anche ai risultati sportivi: la società ha stilato business plan specifici in caso di qualificazione o meno alla Champions League. Come detto, la Uefa finora non ha mai approvato il voluntary agreement.

Il Milan ha chiesto alla Uefa di concedere il voluntary agreement
Il Milan dalla Uefa per ottenere il voluntary agreement

Nel caso il trend continuasse a essere lo stesso, i piani del Milan passerebbero per un nuovo esame tra gennaio e febbraio 2018. In quel caso la prospettiva sarebbe quella di un settlement agreement: una sorta di patteggiamento, in cui il massimo organo europeo imporrebbe dei paletti alla società per farla rientrare all'interno dei parametri del FFP. A ciò si aggiungerebbero delle sanzioni: si va dalla riduzione della rosa al contenimento del monte ingaggi, fino al blocco del mercato (ma è l'ipotesi più estrema). In sintesi, quello a cui sono state sottoposte in passato PSG, Manchester City, Galatasaray, ma anche Inter e Roma. Esiste anche uno scenario intermedio: la Uefa fissa dei parametri rigidi, ma con sospensione delle sanzioni (che scatterebbero in caso di mancato rispetto dei paletti).

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