Ibrahimovic: "Da quando manco io, in Svezia nessuno ha più pretese"

Grande assente dello spareggio mondiale tra Svezia e Italia, Ibra analizza le due squadre e torna a parlare di quel famoso 2-2 con la Danimarca nel 2004.

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Mancherà, e conoscendolo questo è un ottimo punto di partenza per l’Italia. Zlatan Ibrahimovic è il grande assente dello spareggio tra Italia e Svezia. Lui che in Svezia è scresciuto e che in Italia è diventato campione. Lui che agli Azzurri ha già segnato, lui che mette paura solo con la sua presenza. Questa volta però non può farci nulla.

Ibrahimovic è costretto a parlare, non può agire. Cosa che, per uno con il suo carattere, deve essere particolarmente fastidioso. In realtà però l’ex attaccante di Inter, Milan e Juventus non manca per l’infortunio che lo tiene fuori da mesi, ma perché il 22 giugno del 2016 ha lasciato la nazionale.

Chissà, forse in una partita del genere avrebbe anche potuto decidere di tornare in campo, di aiutare i vecchi compagni e di spaventare l’Italia, cosa che probabilmente lo avrebbe stuzzicato ancora di più, ma per una volta Zlatan guarderà la partita senza poterla indirizzare, senza poterla decidere. E questo, dicevamo, è già un bel vantaggio.

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Ibrahimovic sulla sfida fra Svezia e Italia

Intervistato a Sky Sport 24 Ibrahimovic ha parlato proprio della sfida (pre)Mondiale fra Svezia e Italia. Quella che tanto agita noi e tanto fa sperare loro:

Saranno due partite interessanti, difficili per entrambe: sia l'Italia che la Svezia vogliono passare, saranno due finali. Giocare i play-off è diverso rispetto al girone di qualificazione.

Dal punto di vista psicologico la situazione è completamente diversa: l’Italia ha tutto da perdere, la Svezia tutto da guadagnare. Questo Ibrahimovic lo sa bene:

La Svezia gioca senza pressione: da quando ho lasciato la nazionale, nessuno pretende chissà quale risultato, dai media ai tifosi. Quando gioco io il livello si alza, senza di me si abbassa. Detto questo la Svezia ha un bel collettivo, con meno responsabilità sulle spalle. I giocatori non hanno molta esperienza, ma il progetto è ambizioso.

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Verratti è il talento più puro del calcio italiano?

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Fra gli azzurri c’è solo un giocatore che impressiona Ibrahimovic per qualità e talento:

L'Ibrahimovic dell'Italia? Verratti, nessuno è più forte di lui. Ma va utilizzato nel modo giusto. È uno dei più forti al mondo, ma deve giocare come centrale in un centrocampo difensivo.

Per l’Italia, a 12 anni di distanza, può essere il modo per vendicarsi del biscotto che Svezia e Danimarca le prepararono negli Europei del 2004, quando pareggiarono per 2-2 (risultato che, guarda caso, avrebbe qualificato entrambe, al contrario dell’1-1 o dello 0-0) estromettendo gli azzurri. Ibrahimovic quella partita la ricorda bene:

Era una gara normale, non combinata. Chi mi conosce sa che non faccio queste cose, non l'avrei mai permesso. La realtà è che si cerca sempre di trovare scuse. Torno se la Svezia si qualifica? No, la mia storia in Nazionale l'ho già fatta, poi vediamo cosa succede. Sicuramente vedere la Svezia in Russia sarebbe molto bello.

Mancherà, e conoscendolo questo è un ottimo punto di partenza per l’Italia. Eppure, con tutto il rispetto, la Svezia non è solo Ibrahimovic.

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