La ridente follia di Gravesen: paintball e un razzo in allenamento

La carriera di Gravesen non racconta molto del suo carattere, delle "tre pietre in tasca", dei suoi scherzi: "Folle, straordinario, da evitare". Ma aveva anche dei difetti

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Ci sono giocatori che verranno ricordati perché hanno avuto classe, altri perché battevano punizioni meravigliose, altri ancora per il grande talento sprecato. Ci sono giocatori che hanno dato tutto in campo, raggiungendo grandi obiettivi, club prestigiosi, come Thomas Gravesen

Ha giocato in Germania, in Premier League, in Liga al Real Madrid: mediano di Vejle, in Danimarca, Gravesen ha vinto un campionato in Scozia con il Celtic Glasgow, dove ha chiuso la carriera a soli 33 anni. Che fine ha fatto? Ora è a Las Vegas, con la moglie, una modella ceca di nome Kamilla Persse, ha investito tutti i suoi risparmi ed è diventato un giocatore di poker professionista. 

Ma che la sua personalità non potesse essere riassunta in poche righe è risaputo: granitico, esplosivo, "pazzo", l'ex compagno di squadra Mc Fadden si fa bardo delle sue gesta in una lunga intervista ad "Open Goal". E svela il duplice volto di Gravesen: mediano feroce sul terreno di gioco, gioviale a livello straripante, modalità "Gascoigne", fuori dal terreno di gioco. Anche sul campo, a dire la verità. 

Sì, Gravesen è questo 'cattivone', e nello stesso tempo è capace di grandi scherzi
Sì, Gravesen è questo 'cattivone', e nello stesso tempo è capace di grandi scherzi

Gravesen, tra scherzi e quella volta con il paintball in campo...

Compare perfino in una pellicola, Gravesen, ne "Il Sogno II", uno dei pochi film che cerca di raccontare la carriera di un giovane calciatore. A proposito di carriera, in nazionale Gravesen viene poi convocato per gli Europei del 2000 dal commissario tecnico Bo Johansson, anche se il ct non lo ritiene abbastanza "stabile psicologicamente". Ai Mondiali nippo-coreani, in coppia inossidabile con "tosaerba" Stig Tøfting, viene immortalato mentre fa un celebre scherzo leggermente da caserma a Gronkjaer, da cui l'esterno proverà ad uscire con una gran fuga, che finirà così:

Così si finisce quando si risponde agli scherzi di Gravesen
Così si finisce quando si risponde agli scherzi di Gravesen

Mc Fadden tratteggia il carattere di Gravesen come un navigatore intorno a folli scogliere, indugiando ovviamente su quelle che in Spagna chiamerebbero 'locuras', follie extra-campo e in campo (spesso in allenamento). Al Real il buon Capello lo ricorda bene: una volta per poco non ci rimise tanto Robinho per aver reagito ad una sua entrataccia in allenamento. Un suo vecchio allenatore, Fritsen, gli dà un consiglio che lui continuerà a seguire per molto tempo: appena senti di andare fuori di testa, immagina di avere tre pietre in una tasca e doverle spostare nell’altra, "così devo concentrarmi su quello e mi dimentico del resto". Il problema è che qualche volta si dimentica delle 3 pietre. Mc Fadden descrive così il centrocampista danese: 

Gravesen era incredibile, senza filtri, spaventoso. Aveva qualcosa di diverso, era uno di quelli che, se lo avevi in gruppo, cercavi di evitare. Era costantemente sovreccitato, sempre, in ogni momento. Faccia a faccia era una persona per bene, ma in gruppo era un incubo

Non solo. Gravesen amava gli scherzi, andava letteralmente pazzo per gli scherzi. "Aveva questo accento pazzesco, mezzo danese e mezzo scozzese", continua McFadden, ma alla fine le sue macchinazioni sono passate alla storia. E scoperchiando il vaso di Pandora delle sue trovate, eccone alcune degne di nota: 

Una volta ha portato una pistola di paintball e ha cominciato a sparare a tutti in campo. Un'altra volta ha portato sul terreno di gioco i fuochi d'artificio. Stavo correndo per recuperare da un infortunio, esce lui con un grosso razzo in mano e accende la miccia mirando al fisioterapista!

Non solo, il nuovo tecnico del West Ham, Moyes, ha avuto con lui un rapporto complicato. Non è stato il classico giocatore disciplinato in grado di impressionare Moyes, tanto che una volta in allenamento, per preparare la partita con il Chelsea ed in particolare la marcatura su Makelele, il tecnico gli urlò più volte di rimanere in posizione. E Gravesen, di risposta, con il pallone a pochi metri, disse al mister che non poteva arrivarci. Doveva rimanere nella sua posizione. 

Era un giocatore brillante. Aveva una grande macchina, ma si comprò anche una Renault Megane che chiamava 'la macchina per l'inverno'. Sarebbe stato capace di vincere le partite per te. In Scozia era il miglior giocatore del campionato. Tecnicamente era meraviglioso

Fermi tutti. Lasciate le parole di McFadden, lasciatele riecheggiare. Ora immaginate Gravesen dopo i 40 anni. Immaginate quelle che, al suo arrivo a Madrid, suscitò i titoloni dei giornali: "Arriva l'orco". Immaginate il lottatore in campo a cui Mike Tyson, impressionato, ha chiesto la maglietta autografata. Ed immaginatelo ora: nella capitale del lusso, a Las Vegas, in completo nero, gran sorrisone, alle spalle la tormentata storia con una pornostar, immaginatelo che vince migliaia e migliaia di dollari giocando a poker, con un patrimonio stimato di 10 milioni di dollari. L'autobiografia del suo amico Tøfting si intitola "No regrets", nessun rimpianto. Anche quella di Gravesen potrebbe avere quel titolo. 

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