Bundesliga, da Okudera a Kagawa: la storia d'amore con i giapponesi

Da Okudera a Kagawa la Bundesliga dagli anni '70 in poi è da sempre il torneo d'Europa nel quale giocano più giapponesi. Per loro quello è il campionato perfetto.

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Come se venisse da un altro mondo. A Colonia lo stupore era grande quando il club ha introdotto un certo Yasuhiko Okudera nell'estate del 1977. Un dilettante che è passato dalla squadra di fabbrica giapponese Furukawa Electric al club che, in quegli anni, in Bundesliga se la giocava per il vertice. Lui il primo giapponese della storia del campionato tedesco.

L’acquisto di Okudera ispirò le ironie di tifosi e addetti ai lavori. Eppure il giapponese, in poco tempo, riuscì a ritagliarsi un posto nella formazione titolare. Alla sua stagione d’esordio in Bundesliga riuscì a vincere subito campionato e coppa. Mister Weisweiler non riusciva a fare a meno di lui, specie per le sue doti fisiche.

Esterno sinistro, faceva la fascia milioni e milioni di volte. In Germania ha totalizzato 234 partite, realizzando 26 gol. Impressionato dal rendimento di Okudera, nel 1983, il Bochum prende il secondo giapponese della storia della Bundesliga: Kazuo Ozaki. In Germania, insomma, i giapponesi sono tanti, da sempre.

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Bundesliga, la storia dei giapponesi in Germania

C’è un dato che riassume il rapporto d’amore tra i giapponesi e la Bundesliga: dal 2014 in poi solo Austria, Svizzera e Brasile hanno portato più giocatori sui campi della massima serie tedesca. Nel 2003, per esempio, l’Amburgo prese Naohiro Takahra: al suo provino erano presenti 50 giornalisti giapponesi e diverse tv asiatiche. Evidente ci sia anche un vantaggio economico, ma il rendimento è sempre ottimo. Proprio nei primi anni 2000 in Germania si sono di fatto aperte definitivamente le frontiere, e i giapponesi sono diventati una vera e propria moda: ecco Junichi Inamoto all’Eintracht Francoforte, Shinji Ono al Bochum e Makoto Hasebe (244 presenze in Bundesliga) al Wolfsburg, tutti giocatori chiave della nazionale asiatica.

La prima vera star è arrivata nel 2010. Shinji Kagawa venne pagato dal Borussia Dortmund appena 300mila euro. Aveva chiuso da capocannoniere il campionato di Serie B in Giappone e i gialloneri provarono a investire in lui: i primi gol, anzi, i primi due, li fece allo Schalke. In giallonero ha vinto, fra le altre cose, due campionati. Nelle sue prime due stagioni in Bundesliga ha segnato 21 gol, servendo 13 assist. Passato in Inghilterra, al Manchester United, non è mai riuscito a incidere in questo modo ed è presto tornato con la coda fra le gambe. Ma è normale: i giapponesi in Bundesliga funzionano perché quello tedesco è un campionato particolarmente atletico (si corre tanto), ma non fisico (con contrasti) come quello inglese. Sono due tipi di calcio diverso e le caratteristiche degli asiatici sono prevalentemente atletiche (oltre che tecniche). Pierre Littbarski, esperto di calcio giapponese, descrive così le caratteristiche degli asiatici:

Sono molto mobili, sono bravissimi a giocare nello stretto e hanno un’ottima tecnica.

Atsuto Uchida
Atsuto Uchida

Non è tutto però: perché i giapponesi sono molto precisi e disciplinati, e in Germania, inteso come nazione non soltanto come campionato, si inseriscono benissimo. Per questo, non a caso, solo il Bayern Monaco non è mai riuscito a trovare un giapponese che potesse realmente imporsi in Baviera: il punto forte degli asiatici non è la tecnica, e le loro qualità non bastano per quei livelli. Ma prima o poi arriverà qualcuno anche lì. E lo guarderanno come se venisse da un altro mondo. Un po’ come successo A Colonia, nel 1977, con Yasuhiko Okudera.

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