Atletica, Maratona di New York: Shalane Flanagan fa felici gli Stati Uniti

La statunitense Flanagan e il keniano Kamworor vincono la 47esima edizione della Maratona di New York. Grande prova dell’italiana Sara Dossena, 6a al traguardo in 2h29’39” a tre soli secondi dal 4° posto della vice campionessa mondiale Edna Kiplagat.

Shalane Flanagan

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Neanche il recente attacco terroristico ha fermato i circa 53mila corridori che hanno dato vita alla quarantasettesima edizione della Maratona di New York, la corsa più popolare del mondo sulla distanza dei 42 km che parte dal Ponte di Verrazzano e arriva a Central Park toccando i cinque distretti (Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan). Ben 3002 podisti italiani hanno preso parte alla Maratona di New York. Il nostro era il secondo paese straniero più presente davanti alla Francia, alla Germania e alla Gran Bretagna.

Il pubblico newyorkese ha applaudito il successo della trentaseienne Shalane Flanagan, che ha interrotto il lungo digiuno statunitense nella corsa femminile della Big Apple lungo 40 anni tagliando il traguardo di Central Park in 2h26’53”. Una vittoria di un’atleta di casa a New York mancava dal 1977, quando si impose la compianta Miki Gorman. Flanagan ha infranto il sogno della keniana Mary Keitany, che dopo aver stabilito il record mondiale in una gara solo femminile con 2h17’01” all’ultima maratona di Londra inseguiva l’obiettivo di vincere a New York per il quarto anno consecutivo (nella storia della competizione solo la grande norvegese Grete Waitz ha ottenuto più successi della keniana con nove vittorie negli anni 80). Keitany si è piazzata seconda in 2h27’54” precedendo l’etiope Mamitu Daska (2h28’08”).

Mary Keitany:

Ieri ho avuto un piccolo problema fisico e non sono riuscita ad esprimermi al massimo ma fa parte della vita.

Da applausi la gara della trentaduenne bergamasca Sara Dossena, che al debutto sulla distanza ha tagliato il traguardo in sesta posizione in 2h29’39” con lo stesso tempo della sorprendente statunitense Allie Kiefer e a tre soli secondi dalla grande Edna Kiplagat, che cercava la doppietta di successi a Boston e a New York nella stessa stagione che mancava dai tempi di Ingrid Kristiansen nel 1989. L’atleta italiana, che in passato si è divisa tra atletica e gare di triathlon e duathlon, ha corso una gara da assoluta protagonista rimanendo nel gruppo di testa fino al 32 km dopo un passaggio alla mezza maratona non molto veloce in 1h16’18”.

Shalane Flanagan
Shalane Flanagan

Atletica, Maratona di New York: Shalane Flanagan interrompe il digiuno deli Stati Uniti

Flanagan ha lanciato l’attacco decisivo al 36 km con un miglio in 5’08” e ha aumentato il vantaggio portandolo ad un minuto nelle fasi finali all’interno di Central Park. Flanagan ha coronato una grande carriera nella quale ha realizzato un record personale di 2h21’14” a Berlino nel 2014 e ha conquistato un terzo posto alle Olimpiadi di Pechino sui 10000 metri nel 2008. Sulla maratona ha vinto i Trials olimpici statunitensi del 2012 (il suo ultimo successo prima di New York) e si è classificata seconda a New York nel 2010 a 20 secondi da Edna Kiplagat e sesta alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Alla vigilia della maratona di New York l’atleta allenata dal coach statunitense Jerry Shumacher aveva annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla scena agonistica dopo questa gara.

Con questo successo Flanagan ha guadagnato 25 punti utili per la classifica delle Abbott World Marathon Majors e si si è portata al terzo posto del ranking generale del circuito delle maratone insieme a pari merito con Rose Chelimo e Gladys Cherono. Keitany ha aggiunto 16 punti ai 25 conquistati in occasione della vittoria alla Maratona di Londra dello scorso Aprile. La keniana guida ora il ranking con 41 punti a pari merito con Tirunesh Dibaba, seconda a Londra e prima a Chicago. Il circuito tiene conto dei risultati ottenuti nelle maratone di Boston, Chicago, Londra, Berlino, New York, Tokyo e delle maratone dei Campionati del Mondo e delle Olimpiadi.

Shalane Flanagan:

Ho sempre sognato fin da quando ero piccola di poter vivere un momento come questo. Questa vittoria significa molto per me e per la mia famiglia. Spero che questo successo possa essere di insegnamento alla nuova generazione di atleti statunitensi: per raggiungere un grande risultato come questo serve molta pazienza. Per poter vivere un momento come questo ho impiegato sette anni di duro lavoro. L’atletica è uno strumento che permette alla gente di sentirsi bene e sorridere dimenticando i problemi che succedono nel mondo. Durante la settimana ho pensato all’attentato dei giorni scorsi a New York e la mia vittoria è un messaggio di speranza. Meb Keflezighi vinse a Boston nel 2014 l’anno dopo l’attentato. Quest’anno è toccato a me avere l’opportunità di tagliare il traguardo per prima. Oggi Meb correva l’ultima gara e ho pensato quando correvo a come renderlo orgoglioso. Grazie al mio successo ci sono riuscita. Sono fortunata di aver corso nell’era di Meb Keflezighi. È stato un esempio per tutti noi.

Shalane Flanagan
Shalane Flanagan

Grande gioia al traguardo per Sara Dossena, che ha stabilito il secondo tempo italiano dell’anno dopo il 2h28’34 di Catherine Bertone a Berlino. La bergamasca ha percorso la seconda metà gara più velocemente della prima in 1h13’21. La prestazione di New York apre alla lombarda le porte della nazionale per i prossimi Europei di Berlino 2018.

Sara Dossena:

Da oggi mi sento davvero una maratoneta. Correre la maratona di New York è sempre stato il mio sogno fin da quando guardavo questa gara in televisione da bambina. Ci speravo, ma non avrei mai creduto che si realizzasse in questo modo con un posto tra le prime dieci e un crono sotto le 2h30’. L’atmosfera è super ad ogni angolo. È un percorso duro, pieno di saliscendi, ma me lo sono goduto tutto. All’inizio siamo partite troppo piano e mi sono messa davanti io. Soltanto negli ultimi chilometri la fatica si è fatta sentire, ma non ho mai fatto troppi calcoli. Un’esperienza del genere è la più bella risposta che si possa dare contro il terrorismo, perché la corsa come la vita continua, senza paura. Voglio ringraziare il mio allenatore Maurizio Brassini. Questo risultato è una vittoria di entrambi. Il prossimo traguardo è la maglia azzurra.

Sara Dossena
Sara Dossena

La lombarda iniziò con le corse campestri vincendo la medaglia di bronzo a squadre agli Europei di cross country nel 2006 a San Giorgio su Legnano. Nel 2007 corse una mezza maratona a Osaka in 1h12’54” ma negli anni successivi dovette fermarsi per una serie infinita di infortuni. 

Durante il periodo degli infortuni ho scoperto il nuoto e il ciclismo, le attività utili per la riabilitazione dai problemi fisici. È stato così che ho iniziato a cimentarmi nelle gare di triathlon e duathlon con buoni risultati. Mi sono laureata in Scienze Motorie ma ho dovuto lavorare come commessa in un centro commerciale a Pavia. Era difficile conciliare l’attività fisica con il lavoro ma ho avuto la fortuna di conoscere il mio allenatore Maurizio Brassini, che lavora in un negozio specializzato in triathlon a Gallarate. Mi ha offerto un impiego nel suo negozio con orari più flessibili che mi ha permesso di allenarmi. In questa stagione ho fatto il salto di qualità correndo il mio personale sulla mezza maratona con 1h10’39” a Lugano. Ho stupito me stessa perché mi stavo allenando per un mezzo Ironman. Lo scorso Giugno sono stata invitata dal manager degli atleti top e noto giornalista statunitense David Monti alla 10 km di Central Park dove mi sono classificata nona. Questa gara mi ha permesso di conoscere Central Park e per questo è stata molto utile.

La dottoressa in medicina genovese Emma Quaglia ha tagliato il traguardo al quattordicesimo posto in 2h34’10” dopo aver corso nel gruppo delle migliori per 18 km.

Emma Quaglia:

Oltre a correre porto avanti la professione di medico. Ho la specializzazione in medicina dello sport e per due pomeriggi alla settimana lavoro in un ambulatorio, dove mi occupo delle visite di idoneità agonistica. Ogni tanto vado ad allenarmi con la mia amica Valeria Straneo. Con Sara Dossena mi sono sentita spesso negli ultimi tempi. Ci siamo raccontate le nostre esperienze di avvicinamento alla gara. Da quest’anno vesto la maglia del Cambiaso Risso Running Team, che mi ha dato nuove motivazioni, anche se sono rimasta in ottimi rapporti con il Cus Genova, mio club d’origine, dove sono cresciuta.

Emma Quaglia
Emma Quaglia

Kamworor trionfa nella gara maschile

Geoffrey Kamworor ha trionfato per la prima volta in carriera in 2h10’53” precedendo di tre secondi l’ex primatista mondiale di maratona e vincitore dell’edizione 2014 Wilson Kipsang. Il terzo posto è andato al due volte vincitore della Maratona di Boston Lelisa Desisa in 2h11’32”. L’etiope era già stato secondo a New York nel 2014 al debutto in questa gara e terzo nel 2015. Lo svizzero di origini eritree Abraham Tadesse (campione europeo di mezza maratona ad Amsterdam 2016) è stato il primo atleta europeo in quinta posizione con il tempo di 2h12’01”. La gara maschile ha seguito un copione simile a quella femminile con passaggi non particolarmente veloci al 10 km in 31’55” e al 21 km in 1h06’09”.

La competizione si è accesa al 23° miglio quando Kamworor ha piazzato un’accelerazione con un parziale in 4’44”. Solo Lemi Berhanu, Lelisa Desisa e e Wilson Kipsang sono riusciti a tenere testa a Kamworor, Kamworor ha sferrato l’attacco intorno al 39 km prendendo un vantaggio di sette secondi dopo aver fatto registrare un parziale di 4’31” al 25° miglio, ma Kipsang ha iniziato una rimonta che gli ha permesso di recuperare metro su metro lo svantaggio nei confronti di Kamworor sull’ultima salita all’interno di Central Park. La gara si è decisa nei metri finali in favore di Kamworor, che ha difeso con le unghie e i denti un vantaggio di tre secondi.

Geoffrey Kamworor
Geoffrey Kamworor

Geoffrey Kamworor:

Ero convinto di poter vincere e avevo fiducia nel mio sprint finale. Sapevo di aver lanciato l’attacco decisivo ma quando ho visto che Kipsang stava recuperando nel finale ho dovuto dare il massimo per difendere il vantaggio.

Con il trionfo a New York Kamworor ha arricchito la collezione di risultati di prestigio che comprende due ori ai Mondiali di corsa campestre nel 2015 e nel 2017, due ori ai Mondali di mezza maratona nel 2014 e nel 2016, l’argento ai Mondiali di Pechino sui 10000 metri alle spalle di Mo Farah e il secondo posto nell’edizione dell’anno scorso della maratona di New York. Debuttò in maratona nel 2012 a Berlino con un terzo posto in 2h06’12”. In pista vanta personali di 12’59’98” sui 5000 metri e di 26’52”65 sui 10000 metri.

Kamworor si allena con Eliud Kipchoge sotto la guida di Patrick Sang, ex grande campione dei 3000 siepi con due argenti iridati (Tokyo 1991 e Stoccarda 1993) e uno olimpico (Barcellona 1992), ed è gestito dal manager olandese Jos Hermens. Kamoworor guida ora il ranking delle World Marathon Majors con 25 punti a pari merito con lo statunitense Galen Rupp (primo a Chicago), Geoffrey Kirui (campione del mondo a Londra), Daniel Wanjiru (vinctore a Londra in Aprile) e Eliud Kipchoge (dominatore a Berlino).

Mebrathom Keflezighi
Mebrathom Keflezighi

Mebrathom Keflezighi ha corso la sua ultima maratona chiudendo in undicesima posizione. Il quarantaduenne statunitense di origini eritree si aggiudicò l’argento olimpico ad Atene 2004 e due primi posti a New York nel 2009 e a Boston nel 2014. Meb, nome con cui questo corridore viene chiamato affettuosamente negli Stati Uniti, visse alcuni anni della sua infanzia a Monza, dove fu ospitato dopo la fuga della sua famiglia dalla guerra civile in Eritrea. Ha conservato forti legami con l’Italia e per anni ha mantenuto i contatti con la maestra.

Il campione del mondo di corsa in montagna di lunghe distanze e laureando in fisica Francesco Puppi ha corso in 2h25’35” al debutto sulla distanza.

Francesco Puppi:

Non è stato facile trovare il tempo per allenarsi durante la fase sperimentale della tesi alla Statale di Milano sulla caratterizzazione e fabbricazione di un elettrodo per celle fotovoltaiche, ma ci sono riuscito e ora c’è solo da completare la stesura.

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