Gordon Hayward: il dolore, l'affetto della NBA e la voglia di tornare

La sfortuna ha guardato direttamente nella direzione di Gordon Hayward, facendogli terminare la stagione chiave della carriera dopo solo cinque minuti.

La sfortuna di Gordon Hayward

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L’inizio della stagione NBA ha portato una particolare forma di sfortuna, perché dopo cinque minuti dall’inizio delle ostilità è arrivato uno dei peggiori infortuni dell’era recente: la frattura della caviglia per Gordon Hayward che, per una sfortunata concomitanza di situazioni, vede chiudersi ancor prima dell’inizio la sua stagione.

È un’azione che ho fatto almeno una volta a partita con gli Utah Jazz negli anni scorsi. Joe (Ingles ndr) mi alzava il pallone e io andavo per la schiacciata. È capitato diverse volte di saltare e venir sbilanciato in aria, subire un contatto o magari ricadere pesantemente, ma mi sono sempre rialzato senza problemi. Questa volta è stato diverso. Ho sentito subito ricadendo di non aver attutito il colpo, ho avvertito un dolore lancinante e poi mi sono voltato a guardare il mio piede che puntava in una direzione sbagliata.

Questo è il racconto dell’accaduto da parte del giocatore che all’interno di un lungo post su Facebook ha spiegato tutte le tappe del suo calvario appena iniziato tra disperazione, supporto morale e famiglia. La chiave è cercare di guardare al futuro e lavorare ogni giorno per avvicinare sempre più il momento del rientro

Quando è stato portato fuori in barella dal campo e condotto all’interno dell’infermeria della Quicken Loans arena tutti i pensieri più vari sono corsi nella sua mente: il dispiacere per aver concluso anzitempo una stagione chiave della propria carriera, un infortunio pesante e anche il dubbio recondito di aver giocato l’ultima partita in NBA, perché successivamente i medici di Boston gli avevano detto che in caso di danni alla cartilagine avrebbe dovuto dire addio al prosieguo della propria carriera. Era un qualcosa che potevano verificare solo dopo aver operato e l’unica possibilità era farlo con moderata urgenza, così alla mattina ha ricevuto la notizia e la sera ha subìto l’intervento.

Appena arrivato in camera ho subito cercato l’infermiera per capire come fosse andata. Lei mi ha rimandato ai dottori dicendomi che per quello che sapeva fosse andato tutto bene. Una volta arrivato il chirurgo che mi ha operato dicendomi che la cartilagine non aveva subito danni, mi sono tolto un peso e ho pensato subito in maniera più positiva.

Sarebbe stata una beffa dover abbandonare la nave così presto all’interno di una fulgida carriera NBA, ma il benessere fisico, sebbene spesso non sia così, non è scontato.

Il video messaggio di Hayward ai tifosi del Celtics

NBA, l'appoggio di Isaiah, Brad, LeBron, Kobe e Barack

Quando è stato portato nella sala RX della Quicken Loans Arena il primo ad affiancarlo è stato Isaiah Thomas che ha passato molto tempo con lui facendogli coraggio e dimostrando ancora una volta delle qualità interiori fuori dal comune:

Il primo a essere al mio fianco è stato Isaiah e questo mi ha fatto capire, pur in poco tempo, che spendida persona sia IT. Mi ha assistito, fatto forza e rincuorato in un momento difficilissimo.

Una volta deciso che si dovesse tornare a Boston sebbene in sedia a rotelle, tutta la squadra si è mobilitata per portare Gordon a braccia sulla rampa di scale per salire sull’aereo:

Brad (Stevens) era lì con me e uno dei quattro a sorreggermi è stato proprio lui. Probabilmente tutti avrebbero voluto dare una mano, ma hanno anche voluto che prima ci fosse lui. Mi è sempre stato vicino in ogni circostanza e anche durante questo infortunio mi ha sempre sostenuto e incoraggiato.

Anche LeBron James e Dwyane Wade gli hanno fatto sentire da subito la loro vicinanza, mostrando molta frustrazione e dispiacere per l’accaduto già in campo. Sono arrivati migliaia di messaggi, per i quali ha voluto ringraziare pubblicamente, ma due sono stati i più forti: la mail di Kobe Bryant che gli ha spiegato come ci si sente durante un infortunio così grave e il messaggio di Barack Obama che lo ha riempito d'orgoglio.

 

La famiglia, il recupero e la voglia di tornare

La persona che più di tutte gli è stato vicino e ha sofferto il non poterci essere nel momento dell’infortunio è stata la moglie Robyn che però lo ha accolto assieme alle figlie con un “We love you daddy” al suo ritorno a casa. Le piccole Bernie e Charlie (due e un anno) hanno subito tirato su di morale il papà, condividendo con lui il motorino che lo fa andare in giro con la gamba alzata e costellando il suo gesso con divertenti stickers a forma di cuore. 

A loro modo anche gli Utah Jazz e i Boston Celtics si sono dimostrati una seconda famiglia. Tutta l’organizzazione dei Jazz lo ha contattato per mettersi a disposizione su qualsiasi cosa e ogni compagno gli ha portato il proprio appoggio, così come quella dei Celtics che ha provato a rendere meno duro un momento difficile, fornendogli ogni tipo d'infrastruttura. 

Oltre ai milioni di fans, i messaggi, i tweet e le mail, la forza che ora avrà per recuperare arriva dall’enorme affetto ricevuto, che non pensava di ricevere, ma che servirà a fargli pensare che ogni giorno passato sarà uno in meno verso il ritorno in campo.

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