Premier League, Raiola su Lukaku: "La madre doveva dimostrarne l'età"

La mamma dell'attaccante del Manchester United doveva portarsi dietro a ogni partita il certificato di nascita del figlio.

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Il razzismo e il pregiudizio nel mondo del calcio, sono due temi che purtroppo tornano a galla con cadenza regolare. Se ne parla molto, vengono attuate iniziative per tentare di arginare ogni genere di discriminazione, ma puntualmente ci si ritrova poi a dover fare i conti con atteggiamenti che poco hanno a che vedere con la tolleranza e il rispetto reciproco.

Generalmente si tende a identificare i soli ultras tra i protagonisti di simili gesti, ma la realtà è che di situazioni di questo tipo si trovano in vari ambiti.

Uno dei tanti viene raccontato da Mino Raiola, che nel corso dell'intervista realizzata dal portale svedese "Expressen" per parlare principalmente di Zlatan Ibrahimovic, ha affrontato anche l'argomento del razzismo nel mondo del calcio, analizzato attraverso le sue esperienze da manager di importanti calciatori di colore come Lukaku, Pogba, Balotelli e molti altri ancora.

Premier League, Raiola e il razzismo

Al procuratore è stato chiesto di approfondire sue precedenti dichiarazioni, riguardo un presunto pregiudizio razziale riscontrato nel corso delle trattative per portare giocatori di colore in Premier League e altri campionati di primo livello:

Il calcio è lo sport più democratico che esista e dovrebbe essere così per tutti. La gente dice che non c'è discriminazione, ma la realtà è che i giocatori di colore vengono discriminati continuamente. Si tratta di una disparità di trattamento in certi casi cosciente, cioè che arriva dai bastardi che si trovano in ogni parte del mondo. In altri casi invece è inconscia: si pensa di avere un'idea corretta, ma è solo la nostra percezione.

Successivamente Raiola entra nello specifico e spiega cosa intenda con questo ragionamento:

Faccio un esempio. Quando le persone mi fanno delle domande riguardo un giocatore di colore, mi chiedono sempre: "È come Pogba? Come Balotelli? Come Lukaku?". Non mi è mai capitato che mi chiedessero se somigliasse a Toivonen, Ibrahimovic o Beckham. I giocatori neri vengono messi in un angolo, vengono analizzati attraverso stereotipi. Quando sono giovani devono lavorare molto di più per avere successo rispetto a un loro coetaneo bianco. Non basta essere un buon giocatore, serve di più. Un po' la stessa situazione che ha vissuto Zlatan in Svezia.

Premier League, l'attaccante del Manchester United Romelu Lukaku
Romelu Lukaku, attaccante del Manchester United in Premier League

L'aneddoto su Lukaku e l'Italia

Raiola parla poi dei luoghi comuni che accompagnano da sempre i calciatori di colore, spiegando che non si tratta solo di chiacchiere da bar, ma anche di argomenti presi in considerazione dai top club europei in fase di scelta di un calciatore:

Dire che i giocatori neri sono fisicamente più forti non è corretto, è discriminazione. Non esistono prove scientifiche che lo confermino. Un'altra cosa che si sente dire spesso è che loro non siano abbastanza tecnici. Io però penso che se hai solo il fisico, di certo non puoi giocare per il Manchester United in Premier League. Ti serve molto di più: tecnica, intelligenza, mentalità, professionalità. Eppure questa cosa succede sempre, anche con i leader dei grandi club. Quando propongo un giocatore olandese, la prima domanda è sempre la stessa: è nero o bianco?

Poi fa l'esempio concreto di Romelu Lukaku, che prima di diventare una stella della Premier League ne ha dovute passare tante:

Per lui è sempre stato un problema. Ne ho parlato anche con la madre, che quando il figlio giocava per le selezioni giovanili era costretta ad andare a vedere tutte le partite con il certificato di nascita dietro. Gli altri genitori non pensavano che lui avesse 12 o 14 anni. Segnava 3-4 gol a gara, era più grande e più forte fisicamente rispetto ai suoi coetanei e così tutti dicevano che non avesse realmente l'età dichiarata. Così la mamma si portava dietro il certificato di nascita. E per fortuna è nato in Belgio. Se fosse nato in Africa, avrebbero detto comunque che erano documenti falsi.

Infine conclude con l'arretramento culturale del nostro Paese sotto questo punto di vista, prendendo come esempio Pogba e Balotelli:

Pogba è un ambasciatore della campagna "Respect". Io questo argomento l'ho provato con Balotelli in Italia, dove siamo 50 anni dietro tutti gli altri. Sono sempre felice quando un giocatore nero alza la voce per protestare contro il razzismo. Se Mario o Paul lo avessero fatto non avrei problemi.

E soprattutto in questo periodo, le parole di Raiola sono decisamente d'attualità.

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