Premier League, Koeman e l'Everton: "Avevo previsto l'esonero in estate"

Per la prima volta dopo l'esonero l'olandese svela alcuni retroscena sul mercato estivo dell'Everton e racconta come avesse già previsto tutto lo scorso luglio.

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Un addio preannunciato, arrivato al termine dopo l'ennesima sconfitta stagionale che non fa altro che aumentare i rimpianti di un allenatore che più di tutti era convinto di poter riportare l'Everton ai vertici dopo tanti anni di anonimato. Parliamo di Ronald Koeman, che a poche ore dall'esonero si è sfogato in una lunga e dettagliata intervista.

Il manager olandese ha svelato alcuni restroscena sul mercato estivo dei Toffees e ha spiegato le difficoltà riscontrate dalla squadra in Premier League e nelle coppe. Secondo Koeman il problema principale dell'Everton è l'assenza di un attaccante con caratteristiche simili a quelle di Romelu Lukaku. L'attaccante belga era dotato di alcune qualità uniche nel suo genere: coniugava perfettamente velocità, agilità, forza fisica, fiuto del gol, senso della posizione e abilità nell'uno contro uno. 

Se c'era un giocatore ideale per lo stile di gioco dell'Everton, era sicuramente Lukaku. Il suo passaggio al Manchester United, per una cifra vicina ai 90 milioni di euro, ha messo in seria difficoltà l'idea tattica di Ronald Koeman, che ha cercato di correre ai ripari in tutte le maniere possibili, senza però riuscirci.

Ronald Koeman durante Everton v Arsenal

Premier League, Koeman racconta: "Giroud era praticamente dell'Everton"

Giroud è venuto qui. Avevamo concordato tutto ma alla fine ha deciso di rimanere a Londra e fare la riserva all'Arsenal. La sua scelta ci ha spiazzati: riuscite a fare il nome di un giocatore più idoneo a guidare l'attacco dell'Everton?

Così Koeman ha iniziato a raccontare come siano effettivamente andate le cose questa estate, quando tutti (ma proprio tutti) erano rimasti sorpresi della grande disponibilità economica dell'Everton e dalla facilità con la quale la proprietà riusciva ad acquistare giocatori che fino a qualche settimana prima rappresentavano un'utopia.

Lukaku era importante per noi e non solo perché segnava: il suo gioco ci permetteva di avere sempre una seconda opzione. Se le cose andavano male, lanciavamo il pallone in profondità e al resto ci pensava lui. Giroud sarebbe stato il rimpiazzo perfetto e il suo rifiuto ci ha messi in difficoltà. Vlasic e Rooney sono due attaccanti che esprimono il loro potenziale solo quando hanno la palla al piede, ma non sono così bravi come Lukaku a creare occasioni da gol e al contempo lavorare per i compagni. 

L'olandese è convinto che, per quanto dispendioso, sia stato il mercato la motivazione principale del fallimento dell'Everton in questo inizio di stagione. 

L'ex manager dell'Everton, Koeman

Quando ho visto il calendario e ho capito che avremmo dovuto affrontare ben cinque delle prime sei classificate della scorsa stagione, sapevo che i problemi ai quali andavamo incontro sarebbero stati difficili da superare. Inoltre, considerando il fatto che avremmo dovuto giocare l'Europa League e che eravamo senza il nostro miglior giocatore, la situazione era ancor più grave di quanto in realtà potesse apparire.

E ancora.

Accetto il fatto che i tifosi avessero grandi aspettative attorno a questa squadra. Io non ho mai lanciato nessuna sfida, non ho parlato di vincere coppe o altre competizioni. Sapevo che non sarebbe stato facile. Un esempio è la sfida contro il Burnley: tutti si aspettavano che l'Everton vincesse ma avendo visto le precedenti trasferte dei Clarets non avevo buone sensazioni. E infatti abbiamo perso 0-1. Questa è la Premier League, talmente imprevedibile che qualsiasi squadra può competere con un'altra.

Koeman perplesso durante Everton v Arsenal

Infine Koeman ha rivelato di aver previsto il suo possibile esonero già nel corso dell'estate e di averne avuto la conferma con il passare delle settimane e con l'arrivo dei cattivi risultati, soprattutto in Premier League.

Mi è capitato di avere periodi negativi simili quando allenavo il Feyenoord, ma in quel caso era bastato cambiare modulo e ottenere un paio di buoni risultati per ridare morale alla squadra. Qui all'Everton non è successo: nel momento in cui ho capito che nonostante il mio impegno i giocatori non si impegnavano abbastanza e avevano il morale sempre più basso, sapevo che il mio futuro dipendeva solamente dai risutlati ottenuti sul campo. 

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