Camp Nou, Barcellona vicino a cedere i diritti del nome

La televisione catalana è sicura, i blaugrana stanno trattando con la multinazionale farmaceutica Grifols per la cessione dei naming rights dello stadio.

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Una ventilata secessione dalla Spagna non bastava, evidentemente, in Catalogna continua a esserci voglia di rivoluzioni. Fortunatamente, quella preannunciata da Esport3 sarà molto meno problematica. Secondo l'emittente catalana, infatti, il Barcellona avrebbe deciso di cedere i diritti di naming rights relativi al Camp Nou alla multinazionale farmaceutica catalana Grifols. 

L'accordo, che dovrà essere ratificato da un'assemblea straordinaria dei soci del Barcellona, potrebbe portare nelle casse blaugrana l'enormità di 400 milioni di dollari in 30 anni, periodo durante il quale il leggendario impianto verrà presumibilmente rinominato Camp Nou Grifols.

E non bisognerà aspettare la fine dei lavori di ristrutturazione dello stadio, che inizieranno l'anno prossimo per finire nel 2022: il cambio di nome potrebbe avvenire in tempo per la stagione 2018-19.

Barcellona, inizia l'epoca del Camp Nou Grifols?

Barcellona Champions LeagueGetty
Il Barça vince la sua seconda Champions League senza sponsor sulle maglie (2006)

Grifols è l'azienda più importante a livello europeo e la terza nel mondo per quanto riguarda il settore degli emoderivati (prodotti derivati dal plasma), nonché il principale distributore mondiale agli ospedali di questi prodotti. Ancora più significativo: tra le aziende catalane comprese nell'indice borsistico Ibex-35, Grifols è l'unica che non abbia voluto spostare la sua sede sociale fuori dalla Catalogna in seguito alla crisi del processo indipendentista. E sappiamo quanto il senso di appartenenza sia tenuto in considerazione da quelle parti.

Il Barcellona ha sempre avuto una sua filosofia, per quanto riguarda la questione degli sponsor. Fino alla stagione 2010-11 compresa, per esempio, non aveva mai avuto un main sponsor sulle maglie, cosa che negli anni ha contribuito non poco alla sua fama di mes que un club. Poi arrivò la crisi, e i 150 milioni di euro messi sul piatto da Qatar Foundation si rivelarono più persuasivi di qualunque testa di cavallo. 

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