Adesivi Anna Frank, gli ultras Lazio: “È stata una cavolata di pochi”

Il leader del gruppo organizzato di tifosi biancocelesti: “Abbiamo subito anche noi le stesse cose, ma non c’è mai stato questo clamore”.

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Quegli adesivi lasciati dai tifosi della Lazio nella Curva Sud dello Stadio Olimpico (storicamente il settore di riferimento dei sostenitori della Roma) in occasione dell’ultima partita casalinga con il Cagliari, hanno indignato e sconvolto il mondo del calcio italiano e non solo. Il volto di Anna Frank, simbolo dell’olocausto e delle sofferenze patite dagli ebrei nel corso della Seconda Guerra mondiale, incollato sulla figurina di un calciatore della Roma, con l’ovvio scopo di identificare il tifoso giallorosso alla religione ebraica.

Una consuetudine triste e di cattivo gusto per quello che riguarda i tifosi delle due squadre capitoline in generale: la stessa foto, ma con la maglia della Lazio, era stata realizzata nel corso degli ultimi anni dai romanisti, così come non è la prima volta che viene proposta dai laziali. Si tratta solo di uno dei tanti espedienti utilizzati dalle due parti calde delle tifoserie per “offendersi” (almeno questo è l’obiettivo), identificandosi vicendevolmente con la religione ebraica.

In passato sono stati esposti vari striscioni dello stesso genere, come ad esempio quello romanista “Lazio e Livorno, stessa iniziale stesso forno”, così come uno dei cori più in voga da parte della tifoseria laziale recita “Su cantiamo tutti insieme giallorosso ebreo”. Proprio per questo ritornello, due tifosi laziali sono stati oggetto di denuncia nel 2013 e prosciolti nel dicembre 2016 dalla sentenza del Tribunale di Roma che ha fatto giurisprudenza: “Giallorosso ebreo” è stato infatti valutato come mero sfottò, in quanto “le modalità di accostamento delle due parole non costituiscono alcun pericolo di diffusione di un'idea di odio razziale”.

La visita della Lazio alla Sinagoga di Roma

Gli Ultras Lazio su adesivi Anna Frank

Questa volta però la vicenda ha avuto una risonanza globale, anche perché i tifosi della Lazio, che abitualmente occupano la Curva Nord, in teoria non sarebbero dovuti entrare allo stadio per la squalifica del loro settore dovuta agli ululati razzisti a Duncan e Adjapong in occasione di Lazio-Sassuolo. Invece con il Cagliari sono riusciti comunque a essere presenti grazie a un’escamotage del club, che ha messo in atto la promozione "we fight racism" in modo di consentire agli abbonati di Curva Nord “di assistere alle gare contro Cagliari e Udinese sostenendo la campagna contro il razzismo”.

Il risultato a livello mediatico è stato però l’esatto contrario, tanto che la società biancoceleste ieri si è recata nella Sinagoga di Roma per ribadire la sua lotta al razzismo e l’antisemitismo. Per spiegare l’accaduto, ai microfoni di Repubblica ha parlato il leader degli “Irriducibili” (storico gruppo ultras biancoceleste), Fabrizio “Diabolik” Piscitelli:

Sono cose che non riguardano né lo sport né il calcio, ma solo il tifo. Chi non è o non è stato tifoso non può capirle. È consuetudine da sempre che quando si è obbligati ad andare nella curva della squadra rivale, si lasci il proprio marchio: tanti anni fa si usava il pennarello, poi la bomboletta spray, ora gli adesivi. L'idea era lasciare immagini di sfottò sul 26 maggio 2013, qualcuno invece, non sappiamo chi, ha fatto questa cazzata. Sono arrabbiato, c'era una situazione positiva, a Nizza il delegato Uefa ci ha fatto i complimenti per il comportamento, senza ululati e niente, e ora invece è successa questa cosa, anche se il rilievo mediatico è assurdo, gli scandali veri sono altri.

È stata opera di cani sciolti, insomma, la distribuzione di quelle figurine. E adesso la stessa tifoseria organizzata laziale vuole evitare nuovi casi del genere:

Se riusciremo a capire chi è stato, i panni sporchi li laveremo in famiglia. E ci impegneremo affinché cose del genere non si ripetano, daremo ordini precisi. Però devo pensare che esista una differenza tra ebrei romanisti ed ebrei laziali, visto che non si è mai parlato dell'adesivo di Anna Frank con la maglia della Lazio, né di altre immagini offensive nei confronti di Vincenzo Paparelli (il tifoso della Lazio ucciso con un razzo lanciato dalla Curva Sud prima del derby del 28 ottobre 1979, ndr) che sono state messe in Curva Nord. Posso anche sospettare che ci sia una manovra contro la Lazio, considerando che tutto il polverone è nato tutto da un esponente della comunità ebraica super tifoso della Roma, proprio in un momento così positivo per la nostra squadra e l'ambiente. Di sicuro è difficile controllare qualcuno che entra con delle figurine in tasca. Io ho amici ebrei, tifosi laziali, che su queste cose ci scherzano perché sanno che sono cose che riguardano il tifo. Poi è chiaro che gli Irriducibili sono di destra, abbiamo le nostre idee, ma non è una questione di razza: io sono nazionalista e campanilista, penso che lo Stato si debba occupare prima degli italiani, e poi aiutare le nazioni in difficoltà.

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