Paradenti volanti, infortuni, sconfitte delle big: che inizio l'NBA!

Le prime partite di questa nuova stagione sono al limite della schizofrenia con reazioni scomposte delle stelle, sconfitte inopinate e già troppi infortuni.

78 condivisioni 0 commenti

di

Share

L’NBA ha voluto aiutare l’astinenza estiva dei tifosi, partendo con qualche settimana d’anticipo rispetto al passato, con il solo fine di diluire maggiormente il calendario, renderlo perlomeno più gestibile da parte dei giocatori e riducendo così la possibilità di eccessiva fatica o riposi mirati.
 Purtroppo al capitolo infortuni siamo veramente alla mala sorte applicata al basket, perché nelle sole prime tre partite giocate dalle squadre, i giocatori ai box sono già tanti. 


L’infortunio choc di Gordon Hayward nell’opener contro i Cavs è ovviamente l’apice e il suo messaggio al Garden nella partita successiva ha commosso molti, ma oltre a lui c’è un Jeremy Lin in lacrime tenendosi il ginocchio dopo una caduta per la rottura del tendine rotuleo che lo terrà fuori per tutta la stagione, un Derrick Rose caduto molto male sulla sua caviglia e in dubbio sui tempi di recupero e infine anche Milos Teodosic portato fuori a braccia per l’ennesimo infortunio, probabilmente pesante, di questo inizio.
 Si chiama semplicemente sfortuna, ma se negli anni scorsi i giocatori cadevano come birilli durante la stagione, avere un inizio così difficile mette davvero paura, posto che stiamo parlando solo di malasorte dei protagonisti.

Oltre alla sfortuna ci sono anche le partite giocate e spesso perse dalle squadre che tutti identificavano come le favorite. In ogni stagione che si rispetti il primo mese è infarcito di clamorosi upset o di squadre che magari si lanciano nelle parti alte della classifica per poi sprofondare pian piano che il gioco si fa duro.
 I Cleveland Cavaliers hanno perso la loro prima partita stagionale contro gli Orlando Magic subendo la bellezza di diciassette triple da una squadra che notoriamente non fa della precisione balistica una delle proprie caratteristiche, partendo con un primo quarto d’incredibile mollezza e subendo un 36-18 che poi si sono portati fino in fondo.

Wade ha detto:

Sto cercando di capire il mio ruolo all’interno della squadra e come poter essere utile nei minuti che gioco. Ci vorrà un po’, perché è un processo graduale.

È una posizione fisiologica e condivisibile, soprattutto perché per una squadra che perde Kyrie Irving e lo sostituisce con giocatori di altre caratteristiche, la crisi di rigetto è semplicemente normale.

Derrick Rose è già alle prese con guai fisici

NBA champions of frustration

Chi non ha cambiato sostanzialmente nulla, se non dei comprimari di secondo piano come Nick Young, sono i campioni NBA dei Golden State Warriors, che però hanno preso sin troppo alla lettera l’idea di cominciare piano per finire forte.
 La prima sconfitta contro gli Houston Rockets può starci e pensandoci avevano iniziato ben peggio l’anno scorso contro gli Spurs, ma non è usuale vedere nella squadra di Kerr l’incredibile nervosismo mostrato nella sconfitta di Memphis, partita che probabilmente tra due mesi non avrà neanche storia. A risultato praticamente acquisito dai padroni di casa, Curry penetra e segna subendo un contatto non ravvisato.

La reazione di Steph manda per terra il paradenti e insulti verso l’arbitro che prontamente lo espelle punendo una reazione sproporzionata per la situazione. Durant arriva a rincarare la dose e a spiegare le ragioni sue e del compagno, facendosi espellere a sua volta in una scena quasi paradossale arrivando addirittura a mostrare il suo dito al pubblico per ricordare loro che è lui che ha l'argenteria.
A corollario di tutto ci sono le dichiarazioni di Draymond Green nel finale:

Loro sono le nostre pedine fondamentali, non può succedere che si facciano espellere per proteste, perché ci servono in campo. Senza di loro non possiamo vincere e protestare in quel modo penalizza tutti.

Se l'orso ballerino, re dei tecnici e dei comportamenti borderline, diventa il paladino dell’equilibrio e della compostezza, perlomeno qualche problema c’è.

Carmelo Anthony nella nuova veste

Thunder, feel the Thunder

Parafrasando una celebre canzone degli Imagine Dragons, è arrivata la prima sconfitta anche per gli Oklahoma City Thunder che avevano illuso tutti (forse anche loro stessi), che la coesistenza delle stelle fosse già rodata dopo quarantotto minuti con i Knicks (!).
 Invece è arrivata una sonora sconfitta in quel di Salt Lake City, contro una squadra sicuramente epurata del talento di Hayward e Hill, ma con un’identità ben precisa e obiettivi da perseguire.


Già nel primo tempo della partita contro i Knicks i big three non avevano trovato ritmo in attacco sostanzialmente spartendosi le responsabilità in una specie di turnazione da tiro dove Westbrook era il facilitatore e la coppia George-Anthony a sparare con esagerata carta bianca. Poi i lampi di quello che può essere la difesa di Donovan hanno scavato il solco, permettendo anche a Westbrook di racimolare le sue cifre (ottantesima tripla doppia di carriera).


Nel match contro i Jazz l’attacco ha battuto in testa, Russ ha chiuso con un incredibile bottino di soli sei punti, manifestando chiaramente che, come per altre corazzate del recente passato, un conto è ripartirsi le responsabilità e un altro è cedersi vicendevolmente il proscenio offensivo. Sarà proprio questo il lato del campo, per paradossale che possa sembrare, in cui Donovan dovrà costruire i suoi Thunder da titolo NBA, perché un quintetto difensivo con Adams, Anthony, Roberson (due air ball su due nella notte ai liberi), George e Westbrook potrebbe dominare la lega quasi solo con i rispettivi istinti, ma di sicuro non potrebbe gestire due o tre giocatori che a turno si isolano per far valere il loro talento e il loro peso offensivo. Nonostante la rocambolesca sconfitta contro i Timberwolves non è ancora il caso di schiacciare il tasto "panico", perchè anche una squadra di stelle (vedi Warriors) deve essere un meccanismo in cui tutti rinunciano a qualcosa di personale per il bene del gruppo e fino a dicembre, sarà difficile capire quanto questi Thunder sono davvero decisi e disposti a mettersi in gioco.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.