Premier League, Conte replica a Mourinho: "Pensi troppo al Chelsea"

Il portoghese provoca: "Ci sono allenatori che piangono troppo sugli infortuni". Ma l'ex c.t. azzurro non ci sta e controbatte seccato.

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A sentir lui, da quando è arrivato a Manchester è diventato un uomo nuovo: più calmo, più sereno, più maturo rispetto al sobillatore di folle, all'irresistibile provocatore dei tempi di Chelsea, Inter e Real Madrid. Ma la realtà è che la propria natura più profonda è difficile da cambiare, e anche in questa sua reincarnazione zen José Mourinho è perfettamente in grado di risultare irritante per il prossimo. Figuriamoci se il prossimo si chiama Antonio Conte, che già in passato era stato vittima di alcune bastonate verbali da parte del portoghese.

L'uomo che ha rimpiazzato José sulla panchina del Chelsea e nei cuori dei tifosi dei Blues non è particolarmente dotato di virtù diplomatiche, né di pazienza olimpica. Entrambe le voci, poi, piombano a quota zero quando la sua squadra è reduce da un match come quello di ieri contro la Roma in Champions League. 

E così, quando al tecnico italiano è stato chiesto di commentare la frecciata di Mourinho nei suoi confronti, lui non si è certo tirato indietro:

Mourinho passa un sacco di tempo a pensare al Chelsea. Anche l'anno scorso faceva così. Io dico che farebbe meglio a pensare agli affari suoi, alla sua squadra e basta. Guardi in casa propria, non in quella degli altri

Premier League: cosa aveva detto Mourinho a Conte

Ma cosa aveva detto di preciso Mourinho a Conte? Da fuoriclasse della polemica qual è, il portoghese non ha nemmeno avuto bisogno di fare nomi per colpire nel segno: gli è bastato infarcire la sua freccia avvelenata di riferimenti tutt'altro che casuali, che il diretto interessato non ha potuto che cogliere.

Non leggo molto i giornali, ma quando lo faccio noto che la solidità difensiva viene considerata un crimine. Ma non lo è. Noi controlliamo le partite grazie al fatto che difendiamo bene. Altri allenatori sono trattati meglio da questo punto di vista, ma per noi non è un problema. E c'è anche un'altra situazione di cui sono evidentemente colpevole: io non parlo mai di infortuni. Altri allenatori piangono, piangono, piangono sugli infortuni dei propri giocatori. Io non lo faccio mai. Credo che ci si debba concentrare sui giocatori a disposizione e dar loro fiducia. Ma, se volessi lamentarmi e piangere come fanno altri, potrei farlo per cinque minuti di fila: Ibrahimovic, Pogba, Fellaini, Rojo. Potrei piangere ma non lo faccio.

Il bersaglio non poteva che essere Conte, che alla vigilia della sfida contro la Roma aveva sottolineato le difficoltà di giocare ogni tre giorni, spremendo una rosa ridotta a causa degli infortuni dei vari Morata, Kanté, Victor Moses. 

Per la cronaca, cinque mesi fa Mourinho si era pubblicamente lagnato della stessa identica cosa, prendendosela anche con il calendario troppo fitto e minacciando di schierare l'Under 18. In fondo non si cambia mai del tutto.

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