Valencia sogna: come diventare secondi in Liga in 8 giornate

Davanti, solo il Barcellona. Dietro? Real, Atletico e Siviglia. È un caso? No, è la revolución silenziosa di Marcelino, il sergente di ferro che fa sognare il Mestalla.

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V di Valencia, Z di Zaza: se non fosse per la B di Barcellona, l'alfabeto della Liga sarebbe completamente rovesciato. Solo i blaugrana volano più in alto dei Pipistrelli, capaci di conquistare 18 punti nelle prime 8 giornate. E il Real Madrid, l'Atletico, il Siviglia? Tutti dietro. Almeno per ora, certo: difficile pensare che le altre big di Spagna si limitino a rincorrere per tutta la stagione. Dopo due mesi dall'inizio del campionato, però, trattare i Murcielagos come una meteora è un atteggiamento da codice rosso.

Questione di alfabeto, dicevamo: se è la M di Messi la solita stella polare del Barça capolista, la rinascita dei valenciani deve tutto a un'altra M: quella di Marcelino Garcia Toral. Se il Mestalla (altra M) è tornato a divertirsi, il merito è del pragmatico sergente di ferro asturiano. Proprio lui, l'allenatore dell'Inter "per una notte": prima di eleggere Pioli, nel novembre 2016, il prescelto per la panchina nerazzurra era stato l'ex Villarreal.

Un anno di pausa, per riordinare i pensieri e valutare le offerte, ed eccolo di nuovo in sella a una squadra spagnola. Quel Valencia sbiadito, reduce da due 12° posti consecutivi in Liga e da una girandola di tecnici infinita: dopo la fine dell'era Nuno Espirito Santo, si sono avvicendati i vari Gary Neville, Pako Ayestarán, il nostro Cesare Prandelli e la soluzione ad interim Voro. Ok può bastare, avrà pensato patron Peter Lim: abbiamo scherzato fin troppo con la pazienza dei tifosi. Il 2017/18 doveva essere la stagione della resurrezione: la realtà, possiamo dirlo, sta andando anche oltre. È la revolución silenziosa di Marcelino, è il passato preso a picconate per fare largo al futuro.

Liga, il Valencia secondo è il capolavoro di Marcelino

Cinque vittorie e tre pareggi nelle prime 8 giornate. E le sconfitte? Zero, come il Barça e l'Atletico Madrid. Negli ultimi quattro turni, i Pipistrelli hanno solamente vinto. E segnato, tantissimo: 17 gol, una media spaventosa di 4,25 a partita. Nell'ultima uscita contro il Betis - in quella che è già stata ribattezzata la partita più pazza dell'anno - sono stati capaci di farne sei.

In totale, sono 21 le reti realizzate finora: ancora una volta, solo il Barcellona (con 24) ha saputo fare meglio. Siamo di fronte a un fiume in piena: allenatori di tutta la Spagna, sbrigatevi a costruire la diga adatta o saranno dolori. Come quello provato da Marcelino a fine settembre: per festeggiare il gol vittoria di Zaza contro la Real Sociedad, ha finito per procurarsi uno strappo muscolare. È uno passionale, il 52enne di Villaviciosa. Ma come, non era un sergente di ferro? Sì, lo è eccome.

Trabajo, sudor y mangiate sano!

Sì alla pasta, ma solo integrale. Per il resto, c'è poco da scherzare: i controlli del peso e della massa grassa sono frequenti e con Jonathan Ondina, il responsabile dell'alimentazione della squadra, c'è poco da escogitare sgarri e occultamenti di merendine. Marcelino pane e vino, insomma? Più pane e acqua, verrebbe da dire. Senza esagerare, ma possiamo davvero affermare che il segreto sia tutto nella nutrizione? No, ma è l'esempio forse più lampante del nuovo corso inaugurato da Marcelino: vietato lasciare al caso qualsiasi aspetto della gestione dello spogliatoio. Rigare dritto per arrivare lontano, trabajo y sudor per innaffiare i sogni di gloria: una ricetta vecchia quanto il mondo, ma che lungo le rive del Turia avevano abbondantamente dimenticato.

Liga, l'allenatore del Valencia Marcelino
Marcelino Garcia Toral, l'uomo del rilancio del Valencia in Liga

"Vive per il calcio"

Guardate il volto di Marcelino: ricorda uno di quei ciclisti scalatori, che per tutta la vita non hanno fatto altro che alzarsi sui pedali e stringere i denti. La sua ossessione, la sua montagna da scalare, è il motore che lo muove da sempre:

Vive per il calcio, ai giocatori prepara una scaletta di ciò che devono fare. Per questo ha bisogno che tutto il mondo sia sintonizzato sulla sua stessa lunghezza d'onda. Conoscendolo, finirà per controllare anche i giardinieri che curano il campo.

Gonzalo Colsa, suo allievo ai tempi del Racing Santander, non ci è andato lontano. Per certi versi, l'ex Villarreal ha imbracciato lui stesso il tosaerba e ha ridisegnato il manto verde di una squadra che, di verde speranza, scarseggiava ormai in maniera patologica.

Tante cessioni, acquisti mirati e rilancio dei big col muso lungo

Ad aiutarlo, l'uomo che ha spinto per averlo al Mestalla: Mateu Alemany, l'ex presidente del Maiorca diventato direttore generale dei Murcielagos. Il duo ha preso carta e penna e ha stilato una lista: degli acquisti? Sì, ma prima quella delle cessioni. Da Negredo ad Abdennour, da Mangala ed Enzo Perez a Munir El Haddadi e Cancelo, passando per Nani e Pablo Piatti: è il lungo elenco dei giocatori sforbiciati dal dg e dal neo allenatore. Al loro posto sono arrivati innesti mirati, scelti con tutta la meticolosità più estrema.

A este equipo no hay quien le frene 😍 (3-6) ¡A soñar bonito, afición! 😴🌙🦇

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Al posto di Diego Alves, ecco tra i pali l'ex Juventus Neto. In difesa, Marcelino ha voluto a ogni costo il suo vecchio pupillo Gabriel Paulista, in cerca di riscatto una volta salutato l'Arsenal. Stessa filosofia dietro l'arrivo di Geoffrey Kondogbia: all'Inter aveva ormai assunto i contorni del bidone, oggi è uno dei mediani più decisivi dell'intera Liga. Sempre da Milano, ecco anche Jeison Murillo. Poi i rinforzi sulle fasce: Gonçalo Guedes e Andreas Pereira, gioielli sbarcati in prestito rispettivamente da PSG e Manchester United. Chiude l'elenco l'ex Celta Vigo Fabian Orellana e, ovviamente, il riscatto - questa volta letterale - di Simone Zaza: 16 milioni per strapparlo una volta per tutte alla Juve.

Geoffrey Kondogbia
Da "bidone" a perno del centrocampo: Kondogbia è uno dei simboli della rinascita del Valencia

Agli acquisti (39 i milioni spesi in estate), il tecnico asturiano ha aggiunto un altro ingrediente: i canterani. Ha rigenerato José Gayá, ha gettato sempre più nella mischia altri due terzini come Nacho Vidal e Toni Lato, ma soprattutto ha fatto indossare a Carlos Soler una nuova veste. Quella di esterno di centrocampo, nonostante il gioiello classe '97 sia a tutti gli effetti un trequartista da zona centrale. Il motivo? Il 4-4-2: l'antica, bistrattata ricetta del calcio che fu sta vivendo una nuova alba proprio grazie a Marcelino.

Gioco verticale, 4-4-2 e che coppia d'attacco!

Due esterni: Guedes e Soler, ma anche quel peperino di Pereira. Due centrali: Kondogbia appunto e il cervello recuperato della squadra, Dani Parejo. Era destinato a salutare il Mestalla, con cui viveva ormai un rapporto logoro: ora il capitano e numero 10 è la trave portante di tutto il progetto architettonico valenciano. Che è fatto di gioco verticale, da praticare come fosse un credo: la palla può scorrere lungo le fasce o centralmente, grazie al movimento degli attaccanti. Quello che conta è che il campo venga battuto per intero e nella maniera più rapida possibile.

Simone Zaza, 7 gol nelle prime 8 giornate
Sette gol nelle prime 8 giornate: solo Messi ha segnato più di Simone Zaza

Ecco perché il sistema di Marcelino si affida così tanto sulla coppia d'attacco formata da Zaza e Rodrigo Moreno: nessuno dei due è un centravanti puro, entrambi aiutano la manovra della squadra e aprono gli spazi. Ma segnano anche con grande continuità: 7 gol l'ex bianconero, 5 il brasiliano naturalizzato spagnolo. Sapete quanti ne avevano realizzati insieme in tutto lo scorso campionato: 11, uno in meno. Proprio Zaza è uno dei simboli di come il polso fermo dell'allenatore classe 1965 funzioni alla grande: amareggiato per l'esclusione dal derby con il Levante, Simone è stato riproposto titolare contro il Malaga e ha ricambiato la fiducia con una tripletta in 8 minuti. Oltre ai nuovi gemelli del gol, c'è anche Santi Mina, altro talento cristallino su cui fa affidamento Marcelino: 

Noi tre lì davanti siamo come fratelli, come se fossimo un unico attaccante.

Qualche gol di troppo

Capite qual è lo spirito che regna nello spogliatoio del Valencia? Insomma, la creatura plasmata dall'ex Villarreal non sembra presentare difetti. Ovviamente, per Marcelino non è così:

La perfezione non esiste, ma possiamo continuare a migliorare e avvicinarci a essa. Credo che siamo già a un livello anche superiore a quello che mi aspettavo.

Da registrare c'è soprattutto la difesa: con 10 gol subiti, è l'ottava retroguardia del campionato. Non proprio un rendimento in linea con chi occupa il secondo posto in classifica, ma la sensazione è che Garay (altro perno rilanciato dalla nuova gestione) e compagni possano incrementare nettamente la solidità difensiva. Se al Mestalla vogliono continuare a sognare, sarà imprescindibile. Con 18 punti dopo 8 giornate, c'è tutto il tempo per crescere ancora. A Marcelino sono bastati pochi mesi per resuscitare una squadra al minimo storico d'entusiasmo. E ribaltare l'alfabeto del campionato spagnolo: V come "Vuoi vedere che quest'anno in Europa...".

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