Nasri: "A Marsiglia ho rischiato di morire abbandonato da tutti"

Il giocatore francese dell'Antalyaspor si racconta in un'intervista: "Sono spesso stato poco professionale, avevo il talento per fare il salto di qualità".

Samir Nasri si racconta in un'intervista

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Samir Nasri è (e probabilmente rimarrà) uno dei più grandi rimpianti degli ultimi 10 anni di calcio europeo: nonostante una carriera più che dignitosa, il trequartista non è mai riuscito a soddisfare le enormi aspettative che c'erano su di lui quando esplose appena maggiorenne nell'Olympique Marsiglia.

Negli anni successivi, passati comunque giocando in grandi squadre come Arsenal, Manchester City e Siviglia, il francese non è mai esploso definitivamente e i suoi ultimi anni sono stati caratterizzati da un rendimento ampiamente insufficiente, accompagnato dall'addio alla Nazionale transalpina a soli 27 anni, per via di alcuni dissapori con il ct Deschamps.

Nell'agosto del 2017, Nasri ha deciso di andare a giocare nella Super Lig turca con la maglia dell'Antalyaspor, ma in un'intervista rilasciata in patria ha dichiarato di avere più di un rimpianto nella sua carriera, che sarebbe potuta essere migliore se fosse stato più professionale.

Samir Nasri
Nasri ora gioca nell'Antalyaspor

Nasri: "A Marsiglia ho rischiato di morire da solo"

Nasri si è raccontato ai microfoni di Canal +, ammettendo senza troppa vergogna come alcuni suoi atteggiamenti in passato abbiano influenzato in maniera negativa la sua carriera, che con il suo talento sarebbe potuta essere di altissimo livello.

Avrei potuto essere un giocatore migliore, non sono stato abbastanza professionale. Non intendo in partita o negli allenamenti, ma forse il mio stile di vita non era quello giusto e per questo non ho fatto il salto di qualità. Ma avevo il talento necessario.

Durante l'intervista, Nasri ha voluto dire la sua sull'ipocrisia che regna nel mondo del calcio, raccontando un bruttissimo aneddoto che riguarda i tempi in cui giocava ancora in Ligue 1 con la maglia dell'OM.

Indubbiamente il calcio è un mondo di ipocriti: nel mio ultimo anno a Marsiglia sono stato in ospedale per 12 giorni con la meningite e ho visto il vero lato delle persone. Quando tutto andava bene ed ero il piccolo principe di Marsiglia, erano tutti lì per me, ma quando stavo per morire mi sono ritrovato da solo.

Il francese è stato più volte al centro delle critiche di tifosi e giornalisti per i suoi comportamenti fuori dal campo, per questo motivo ha chiuso sfogandosi nei confronti dell'atteggiamento dei media, rei secondo lui di averlo messo troppo spesso alla gogna ingiustamente.

Dopo aver lasciato l’Arsenal, ho firmato per il Manchester City e mi hanno dato del mercenario. Se lo faccio io sono un mercenario, ma se lo fa qualcun altro non lo è più. Da quando ho cominciato a capire come funziona, ho deciso di diventare sincero e dire solo le cose come stanno.

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