Mondiali, scopriamo Panama: il calcio made in Italy tra mare e resort

Per la prima volta la Nazionale giocherà una Coppa del Mondo. Il progetto calcistico ha radici negli anni '70: la spinta decisiva la dà un imprenditore italiano.

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La storia si fa anche con il pallone tra i piedi. Panama parteciperà per la prima volta alla fase finale di un Mondiale. In Russia, tra poco meno di un anno, ci sarà anche una Nazionale che di calcio ne sa poco e niente. Ma adesso, dopo aver avviato un programma per il rilancio dello sport più popolare al mondo, è riuscita nell'impresa. Un percorso fatto di vittorie e gioie, con un momento chiave. Minuto 88 del match contro la Costa Rica: Roman Torres calcia di destro e supera il portiere Pemberton. È il gol del 2-1. Un’immagine che rimarrà alla storia.

Terzo posto nel girone centroamericano e pass conquistato a discapito degli Stati Uniti, che non andranno in Russia dopo aver perso contro il Trinidad e Tobago e per il gol fantasma, quello dell’1-1 assegnato ai panamensi. Storie che ormai appartengono al passato.

11 ottobre 2017: Panama va al Mondiale. Ora si lavora per istituire la festa nazionale. Il Ministero del lavoro aveva disposto già la chiusura di qualsiasi attività per il giorno dopo la storica qualificazione. Da qui un nuovo punto di partenza per portare la Nazionale stabilmente nell’élite del calcio. Un progetto iniziato qualche anno fa e non ancora finito.

Panama, la festa dopo le qualificazioni
Panama, il presidente Varela stringe la mano all'allenatore della Nazionale

Panama ha scoperto il calcio

La Repubblica di Panama non è solo resort, mare, temperature caraibiche e mega grattacieli che custodiscono soldi e vari segreti del mondo. Un paradiso (fiscale) che ha come caratteristica principale la segretezza negli affari. Poco importa dello sport. Si gioca il baseball perché lo fanno gli americani. Ma il livello è basso. Negli anni ’80 poi, la scoperta del soccer, perché pure quello va di moda negli Stati Uniti. Nel 1988 viene fondata l’ANAPROF, l’Associazione Nazionale Pro Fútbol, Massima Serie di Panama con 10 squadre. Si gioca con la formula del torneo di Apertura e Clausura dal 2007.

Il Colombo del pallone

Alla base della nascita del calcio panamense c’è un italiano: Giancarlo Gronchi. Toscano, classe 1930, imprenditore nel settore delle pelli che cerca fortuna in America Latina. Prima Colombia, Medellin. Poi Panama, con tutta la famiglia: sua moglie Lina e i figli Gianluca e Gianpaolo. Nella borsa piena di sogni che ha portato da Montopoli, paesino incastonato nella Valle dell’Arno, c’è anche la passione sfrenata per la Juventus. Gli affari tra gli anni ’70 e ’80 vanno piuttosto bene: raggiunto il successo professionale, arriva il momento di fondare una squadra di calcio.

Il Tauro Fútbol Club nasce dal nulla nel 1984. Colori sociali, nemmeno a dirlo, il bianco e il nero. Migliaia di spettatori a partita nella capitale Panama per una delle squadre che in futuro vincerà tanto: 12 campionati, 8 secondi posti, partecipa alla Champions delle Americhe, la CONCACAF, sfidando club messicani già al top. Oggi la presidenza del Tauro è ancora tra le mani della famiglia Gronchi: il figlio Gianpaolo sta portando avanti un progetto iniziato da suo padre e destinato a migliorarsi ogni anno di più. E la Capitale ha intitolato uno stadio da 32mila posti proprio a Giancarlo Gronchi. Il maggior riconoscimento per un uomo visionario amante del pallone.

Panama, immagine del campionato nazionale
Panama, un giocatore del Tauro in azione: la maglia assomiglia a quella della Juventus

Miglioramenti

Insieme al Tauro, è il club Deportivo Árabe Unido, con sede a Colon, a primeggiare nell’ANAPROF. Il loro vantaggio? Avere tanti soldi, che arrivano dall’ottima posizione geografica che la Provincia di Colon può vantare. Sono l’ingresso del Canale di Panama, tratto marittimo commerciale che unisce l’Oceano Atlantico con l’Oceano Pacifico. Ci sono stabilimenti di ogni tipo. La maggiore ricchezza arriva da lì, con l’aiuto anche degli americani che controllano una parte del Canale.

Dove non arrivano personalità di spicco come Gronchi o i soldi delle attività portuali, ecco che ci pensa la FEPAFUT, ufficialmente la Federazione calcistica di Panama. Qualche anno fa ha iniziato un progetto per far crescere il calcio. Come? Aiutandosi con delle consulenze esterne. E anche qui un po’ d’Italia c’è di mezzo. Nel 2015 sono sbarcati Vincent Candela e Ivan Zamorano, ex conoscenze calcistiche della nostra Serie A, che hanno tenuto seminari e corsi su fasi difensive e organizzazione di gioco. E la parte gestionale l’ha spiegata Fabio Cordella, ex ds dell’Honved Budapest. Cordella è un creativo del calcio: oggi mette i nomi dei grandi campioni sulle etichette del vino che produce. Un binomio particolare che pochi giorni fa ha portato Ronaldinho in Puglia per presentare una nuova bottiglia.

Non chiamatelo miracolo

Dal 1930 la Nazionale non si è mai qualificata per una Coppa del Mondo. Mai. Nel 2018 volerà in Russia non per caso: la conquista della fase finale di un Mondiale è l’ultima parte di un progetto concreto iniziato circa dieci anni fa. Ci sarà sicuramente il portiere Jaime Penedo, classe ’81. Gioca nella Dinamo Bucarest, tra il 2004 e il 2005 ha vestito la maglia del Cagliari senza mai esordire. In difesa sicuro del posto Fidel Escobar, laterale dello Sporting Lisbona. In attacco spazio a Gabriel Torres, attaccante del Losanna. Loro sono i giocatori con maggior classe ed esperienza internazionale. Al colombiano Hernan ‘Bolillo’ Gomez l’arduo compito di portare più avanti possibile ‘La Marea Roja’.

Panama, la gente in strada festeggia
Panama, la gente in strada festeggia la qualificazione al Mondiale

Ombre

La favola di Panama contiene qualche buco nero. E non parliamo solo dei paradisi fiscali offshore, quella è un’altra storia. Ad aprile scorso Amilcar Hernandez è stato ucciso a colpi di pistola appena fuori la sua abitazione. Il centrocampista 33enne, con più di 100 presenze in Nazionale, è stato freddato mentre attraversava la strada. Nella sparatoria ha perso la vita anche un passante. Il motivo? Ancora ignoto. Le autorità, dopo mesi, non escludono nessuna pista: da una rapina finita male ad affari ben più grossi con la malavita panamense. Il giocatore era tornato a vestire la maglia dell’Árabe Unido, il suo primo club. In passato aveva giocato prevalentemente in Colombia: Independiente Medellin, Real Cartagena e América de Cali.

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