Futsal, di padre in figlio: la storia della famiglia Brancher

Ad Arzignano, padre e figlio giocano insieme. Nella prima giornata di Serie A2 di futsal, Joao è andato ad abbracciare suo papà dopo un gol. La foto ha conquistato il web.

L'esultanza di Joao e l'abbraccio con suo padre

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Se tra mille anni esisterà il mondo, ci sarà vita e si giocherà ancora a pallone, questa foto sarà entrata di diritto nelle immagini che hanno segnato la storia del futsal. Con questa dicitura: “Marcio e Joao Victor Brancher, padre e figlio, 2017”. Non servirebbero altre parole per descrivere tanta bellezza in un solo istante, ma sulla famiglia Brancher c'è davvero tanto da raccontare: 50 anni il padre, 25 il figlio.

Entrambi giocano in Serie A2 con l'Arzignano, che all'esordio in campionato ha battuto il Carrè Chiuppano nel derby veneto. Siamo sul risultato di 2-2, calcio di punizione: sul pallone va Joao Victor, tiro di destro e palla sotto al sette. Si gira, si guarda intorno e vede suo papà, corre verso di lui, gli salta addosso, lo abbraccia e lo bacia in testa. Marcio, preso alla sprovvista, lo stringe forte e si gode l'attimo.

Pensavo di aver già provato un'emozione del genere, ma la vita può riservarti piacevoli sorprese come questa. Per poco mio figlio non mi rompeva la schiena...

Marcio ha compiuto 50 anni lo scorso 21 maggio

Se la ride Marcio, consapevole che un momento come questo vale più di ogni altro titolo sportivo. E lui ne ha vinti tanti: dal Mondiale nel '96 alla Coppa America nel '97 con il suo Brasile, più tre scudetti, due coppe Italia e altrettante Supercoppe con i club. Nasce nel 1967, inizia subito a praticare calcio a 5, poi nel 1985 tenta la via del calcio ma solo per pochi mesi.

Il padre ha un brutto incidente e il giovanotto brasiliano rientra a casa per aiutare la famiglia e inizia la sua carriera futsalistica con la maglia del Perdigao, la squadra della sua città, che vestirà fino al 1991. A 24 anni non è più un semplice giocatore, le qualità e le doti di difensore si notano subito e inizia a girare il suo paese con squadre sempre più importanti. In questo periodo nasce il suo secondogenito Joao Victor.

Dopo gli allenamenti tornavo a casa stremato. Bruno, il più grande, non era appassionato di calcio, così Joao voleva sempre giocare con me. Mi mettevo in ginocchio e fingevo di fare il portiere, ma lui mi diceva: “Papà, alzati che ti voglio dribblare”. A 50 anni tutti mi dicono che ancora corro perché mi allenavo tre volte al giorno: due con la squadra e uno con mio figlio.

Futsal, di padre in figlio: la storia della famiglia Brancher

Il piccolo Joao cresce bene e segue suo padre in Italia. Nel 2003, la famiglia Brancher si trasferisce in Veneto, ad Arzignano, in quella che è diventata la loro seconda casa. Marcio si allena la mattina e il pomeriggio porta Joao alla scuola calcio, fin quando, con il passare degli anni, i due si ritrovano a giocare insieme e non solo. Nel 2010, Joao è capitano di un Arzignano che di lì a poco avrebbe rinunciato alla Serie A e scelto di ripartire dal regionale, Marcio della Marca Trevigiana.

Joao e Marcio per la prima volta contro

La stagione successiva, Joao decide di continuare a sposare il progetto dell'Arzignano. Riparte dalla C1 e nel mentre si dedica agli studi, conquista la promozione e riabbraccia suo padre. I due sono protagonisti della rinascita del club. Fino a quando Joao, che nel frattempo è diventato chimico conciario, decide di scendere nuovamente di categoria per dedicare più tempo al lavoro. Ma la voglia di tornare con suo padre è troppa.

Un giorno mi ha detto: voglio giocare un altro anno con te prima del tuo ritiro.

 

Joao vuole seguire le orme di suo papà Marcio

E a 50 anni, Marcio non ci pensa nemmeno ad appendere gli scarpini al chiodo.

Quando non starò più al passo degli altri, allora smetterò. Mi sento fortunato perché il mio fisico mi permette di giocare ancora a questi livelli. Il mio segreto? Mangio bene e dormo tanto, ma non mi sono mai negato una birra o un dolce. Di una cosa però sono convinto: si gioca come ci si allena. Questo sì.

E lui continua a farlo come fosse un ragazzino. O meglio, come fosse suo figlio. Come in un quadro che non ha età.

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