THE WRESTLER - The Ultimate Warrior, il supereroe del wrestling WWE

Il Guerriero è stato, forse anche più di Hulk Hogan, la personificazione dell'epoca d'oro del wrestling. Ma fuori dal ring fu anche un personaggio molto controverso.

The Ultimate Warrior, il supereroe del wrestling

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Come ogni forma di intrattenimento, il wrestling è passato attraverso molte fasi di trasformazione: attualmente ci troviamo nella cosiddetta “Work rate era”, in cui è ormai raro vedere un wrestler che interpreta un personaggio troppo sopra le righe, col pubblico che tende ad apprezzare maggiormente un lottatore per le sue capacità sul ring e al microfono rispetto al passato.

Ma il boom della disciplina è arrivato nella seconda metà degli anni ’80 e l’epoca d’oro del business, in particolare in WWE, si basava sulle gimmick, termine con cui si indicano i personaggi dei lottatori, che in questo periodo erano quasi tutti fantasiosi ed esagerati, come quelli dei fumetti. E se i dominatori di questa era sono stati Hulk Hogan, Randy Savage e Andre The Giant, il wrestler che ne è la personificazione è sicuramente The Ultimate Warrior.

James Brian Hellwig fu la perfetta rappresentazione di quella che era la visione del wrestling del proprietario della WWE Vince McMahon: un mondo popolato da uomini straordinari, che affascinassero grandi e bambini, dei veri e proprio supereroi in carne ed ossa. The Ultimate Warrior segnò un’epoca entrando nel cuore di una generazione di appassionati, ma si dimostrò anche uno dei personaggi più controversi della storia della disciplina, con una vita scandita da contrasti con colleghi e datori di lavoro e dichiarazioni problematiche, fino alla sua morte che arriverà a soli 54 anni.

Hogan e Warrior
Il main event di Wrestlemania VI

Un supereroe in WWE: la rivalità con Hulk Hogan

Arrivato in WWE (allora WWF) nel 1987, Hellwig impressionò subito Vince McMahon per il suo fisico e il suo aspetto: Warrior entrava sul ring con una musica energetica e scuotendo le corde, mentre sul quadrato metteva in mostra un’impressionante forza fisica. Dopo pochi mesi, il nativo dell’Indiana diventò subito campione intercontinentale, interrompendo il lunghissimo regno di Honky Tonk Man e difendendo poi la cintura contro lottatori del calibro di Rick Rude e Andre The Giant.

La rapidissima ascesa di The Ultimate Warrior rese inevitabile il confronto con quello che era da anni il volto della compagnia, cioè Hulk Hogan. McMahon era convinto che il Guerriero potesse raccogliere l’eredità di Hogan, quindi decise di programmare un incontro fra i due nel main event di Wrestlemania VI, in cui in palio c’erano sia cintura Intercontinentale che quella Mondiale.

Il match si disputò il 1° aprile del 1990 nella pazzesca atmosfera dello Skydome di Toronto, con quasi 68.000 tifosi in delirio per i due face più popolari della WWF. La vittoria andò al Guerriero, che non fu soltanto il primo a sconfiggere Hogan a Wrestlemania, ma anche il primo a schienarlo dall’arrivo in federazione. Warrior diventò anche il primo wrestler della storia a detenere contemporaneamente il titolo Intercontinentale e quello WWF.

Il main event contro Hogan fu uno dei momenti più iconici della storia della compagnia e diede il via al regno di The Ultimate Warrior che durò quasi 10 mesi. A interromperlo fu una sconfitta per mano di Sgt.Slaughter, che diventò campione WWF in una controversa storyline che lo vedeva appoggiare l’Iraq durante la guerra del Golfo, e interpretare il traditore degli Stati Uniti.

The Ultimate Warrior nel 2014
The Ultimate Warrior fu introdotto nella Hall of Fame WWE nel 2014

“The Self-Destruction of The Ultimate Warrior”

The Ultimate Warrior ha sicuramente segnato l’epoca in cui il wrestling è esploso diventando un prodotto di portata nazionale, ma questo non cancella il fatto che l’uomo dietro il personaggio, James Hellwig, fosse persona molto problematica. Nei suoi anni di permanenza in WWE, Hellwig ebbe frizioni con molti dei suoi compagni di spogliatoio, ma soprattutto fece infuriare più di una volta Vince McMahon.

Nella federazione di Stamford vige una regola non scritta che è esemplificata dall’espressione “Don’t cross the Boss”: il proprietario della compagnia ha un carattere particolarmente difficile e negli anni sono innumerevoli i casi in cui ha fatto pagare amare conseguenze agli 'impiegati' che lo hanno fatto andare su tutte le furie. E The Ultimate Warrior è stato forse il wrestler che lo ha messo più a dura prova, arrivando a guadagnarsi ben 3 licenziamenti nella sua permanenza in WWE.

La prima volta è arrivata nel 1991, quando minacciò il suo capo di non presentarsi a Summerslam se non avesse ricevuto un corposo aumento di stipendio. Un anno dopo, Warrior tornò in WWE ma fu sospeso e poi licenziato per assunzione di sostanze proibite, nel periodo in cui la federazione era nel pieno dello scandalo dovuto all’uso di steroidi da parte dei wrestler. L’ultimo e definitivo licenziamento arrivò nel 1996, pochi mesi dopo il suo ritorno e fu motivato dalle tante assenze ingiustificate del lottatore agli show della compagnia.

Questi casi portarono a molte dispute legali fra Hellwig e la federazione, vinte dal lottatore che diventò ufficialmente detentore dei diritti sul personaggio di The Ultimate Warrior. Vince McMahon rispose a modo suo molti anni dopo (carattere difficile, ricordate?): nel 2005 la WWE rilasciò un DVD dal titolo “The Self-Destruction of The Ultimate Warrior” in cui molte personalità della compagnia davano la loro testimonianza sull’ascesa e la successiva “autodistruzione” del wrestler dell’Indiana. Hellwig fece causa a McMahon per averlo dipinto in maniera negativa e dopo due anni, il DVD fu ritirato dal mercato.

I rapporti fra Hellwig (che intanto aveva legalmente cambiato il suo nome in “Warrior”) e McMahon rimasero molto tesi fino al 2013, quando parlò per la prima volta in maniera positiva del suo vecchio capo dai tempi del suo addio. Warrior apparse a Wrestlemania 29 e un anno dopo fu introdotto ufficialmente nella Hall of Fame della WWE. Nell’edizione di RAW successiva a Wrestlemania 30, si presentò sul ring per fare un lungo discorso davanti al pubblico che non ha mai perso l’affetto nei suoi confronti. Hellwig morì sorprendentemente il giorno dopo, per via un attacco cardiaco.

The Ultimate Warrior in WWE
James Hellwig è stato un personaggio molto controverso

Le controversie lontano dal wrestling

Dopo il suo ritiro ufficiale dal wrestling, si incominciò a conoscere maggiormente l’uomo che si celava dietro The Ultimate Warrior: se come lottatore era l’idolo di grandi e bambini, le sue dichiarazioni al di fuori del ring sono state spesso problematiche.

Le idee politiche di Hellwig erano molto vicine all’ala meno moderata della destra statunitense e grazie alla sua popolarità, Warrior decise di girare l’America tenendo conferenze e discorsi pubblici in cui accusava i liberali di avere atteggiamenti troppo morbidi.

Durante una di queste apparizioni, in una conferenza tenuta all’Università del Connecticut, pronunciò l’ormai tristemente famosa frase “Queering doesn't make the world work” (letteralmente “L’essere omosessuali non fa funzionare il mondo”). Nonostante le giustificazioni che Warrior provò ad accampare dopo le polemiche provocate dalle sue dichiarazioni, non era la prima volta che un lottatore dell’epoca fra anni ’70 e ’80 si rendeva protagonista di uscite così controverse, confermando l’ambiente particolarmente omofobico che c’era nel business in quel periodo.

Questa fu soltanto una delle occasioni in cui James Hellwig provò a rovinare l’immagine che una generazione intera di appassionati si era fatta di lui (ugualmente disgustosa fu la dichiarazione in cui disse di essere contento che il compianto Bobby “The Brain” Heenan fosse malato di cancro). Eppure, in molti ricordano ancora con affetto The Ultimate Warrior, che nonostante i suoi lati oscuri, è ancora visto da molti fan di wrestling come un vero e proprio supereroe.

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