Calcio a 5, Cuzzolino canta e vince: storia di un top player di futsal

Cuzzolino è uno dei giocatori di futsal più forti. Nato in Argentina, ma di origini calabresi, un anno fa ha vinto il Mondiale cantando con i compagni negli spogliatoi prima della gara.

Cuzzolino con l'Argentina al Mondiale 2016

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La storia di Leandro Cuzzolino, arrivato terzo ai Futsal Awards 2016 (il pallone d'oro del calcio a 5), è tutta un programma. Origini calabresi, argentino doc, Cuzzo ha lasciato il calcio perché non aveva voglia di correre. In 13 anni di futsal ha vinto tutto quello che c'era da vincere: scudetto, Coppa Italia, Supercoppa, Uefa Futsal Cup e un Mondiale con la sua Argentina. Come? Cantando negli spogliatoi con i suoi compagni di squadra prima di ogni partita. Già, perché gli argentini sono fatti così. Quando c'è da scherzare non si tirano mai indietro, ma quando bisogna fare sul serio non ce n'è per nessuno. Lunedì, nel posticipo della seconda giornata di Serie A, ha praticamente vinto da solo la partita contro l'Eboli, realizzando cinque gol con il suo Pescara, di cui è capitano.

Cuzzolino nel club che lo ha lanciato

Cuzzolino canta e vince: storia di un top player di futsal

La storia di Cuzzo inizia il 21 maggio del 1987, a Buenos Aires. Suo papà, nato in Argentina, si trasferisce a Corigliano Calabro, conosce la sua futura moglie, che più tardi dà alla luce il biondo Leandro, e torna alle origini. La famiglia Cuzzolino abita in pieno centro città: il traffico e il caos la fanno da padroni e non è possibile giocare a pallone per strada. Nella casa, però, c'è un terrazzo dove Leandro comincia a prendere confidenza con il migliore amico di tutti i bambini. Cuzzo inizia a fare uno, due, tre palleggi e suo papà nota del talento. “Leo, quanti ne hai fatti?, domandava. "Otto, papà", rispondeva. "Se non ne fai nove non entri in casa", gli diceva il padre ironicamente. E così via fino a 100.

Un giorno, a soli quattro anni, suo papà lo porta nella scuola calcio del quartiere: il Caballito Juniors. Più tardi, prova anche l'esperienza a 11, dove conosce il futuro giocatore della Sampdoria, Ricky Alvarez.

Lui ha scelto il calcio e sta facendo carriera. Io ho preferito il calcio a 5 perché non mi piaceva molto correre

Quando Cuzzo ha 14 anni, il Caballito decide di iscrivere la squadra al campionato di futsal e lui non si lascia scappare l'occasione. Una stagione più tardi, Leandro fa il suo esordio in Serie A assieme a... Ricky Alvarez, che intanto è finito al Boca Juniors e gioca a calcio a 5 nascondendolo al suo club. Tra i due c'è un rapporto d'amicizia che dura nel tempo: si sentono, si scrivono e si complimentano a vicenda per i risultati ottenuti.

Il logo della squadra squadra che Cuzzolino si è tatuato

Sono entrambi partiti dal basso e sono arrivati in alto. All'età di 15 anni, Cuzzolino è in vacanza in Italia. Gira un po' tutto lo stivale: prima va al sud a trovare i suoi parenti a Corigliano Calabro, poi si ferma da una cugina a Trento ed è di passaggio in Abruzzo, dove incontra Fabian Lopez, storico allenatore argentino che in quel momento guida il Montesilvano. Cuzzo inizia a palleggiare come con suo papà in terrazza e fa un'ottima impressione a tutto lo staff:

Sei bravo ragazzo, ma troppo giovane per poterti tesserare. Torna quando hai 18 anni.

Cuzzo non molla: il calcio non gli piace perché si corre troppo (non che nel futsal sia il contrario, anzi), lo studio non è per lui e non ha voglia di lavorare. Tre anni di sacrifici in Argentina e soddisfazioni con il Caballito, poi la seconda opportunità. Stavolta ad Arzignano, dove ritrova Fabian Lopez. Passare da una città di 3 milioni abitanti come Buenos Aires a un comune di 25 mila non è mai facile, ma è lì che inizia la carriera di uno dei giocatori più forti al mondo. In Veneto alza una Coppa Italia, poi nel 2009 passa al Montesilvano, con cui vince uno scudetto e soprattutto una Uefa Futsal Cup, la Champions League del calcio a 5. Sempre in Abruzzo, indossa le maglie di Acqua&Sapone e Pescara, dove arrivano altri successi. Ma il più importante della sua carriera è senza dubbio il Mondiale conquistato un anno fa con l'Argentina. Una Nazionale che, più che una squadra di calcio, sembra un gruppo di amici che si radunano il venerdì sera per la partitella di calcetto. Amici che raccontano la giornata lavorativa, una barzelletta, che cantano a squarciagola cori da stadio o canzoni d'amore.

“Muriendo por verte”, urlano i giocatori dell'Argentina. Sto morendo per vederti, riferito – chissà – forse alla Coppa del Mondo che pochi minuti dopo avrebbero alzato grazie alla vittoria 5-4 con la Russia. Nel video, Cuzzo canta e ride con la faccia di uno che sa già come andrà a finire. Perché gli argentini son così: fuori si scherza, ma dentro al campo non si fanno prigionieri.

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