"Catalogna indipendente? Barcellona in Premier League o Serie A"

Secondo il Ministro dello Sport della Catalogna, in caso di indipendenza i blaugrana emigrerebbero all'estero. Ma la soluzione appare complicata.

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Mentre in Catalogna la tensione è alle stelle a causa del referendum che dovrebbe decidere o meno sull'autonomia della regione dalla Spagna, nel mondo del calcio ci si interroga sulle conseguenze che potrebbe avere un esito positivo del voto di oggi. Barcellona è una delle grandi capitali del calcio mondiale, è la casa del club più vincente e ammirato del nuovo millennio, di uno dei giocatori più forti della storia, ed è chiaro che la ridefinizione della sovranità avrebbe effetti molto significativi a livello di organizzazione e di competenze.

Qualora la Catalogna diventasse uno stato indipendente, è logico supporre che vorrà dotarsi di una propria struttura federale che organizzi i vari campionati sportivi, calcio compreso. Ma il Barcellona, che pure è sempre stato in prima linea nella lotta per l'indipendenza, potrebbe davvero accettare di partecipare a un campionato in cui gli avversari più temibili sarebbero i cuginetti sfortunati dell'Espanyol (che, peraltro, sul referendum ha espresso una posizione neutra)? E quanto ci rimetterebbe a livello di introiti da diritti televisivi e sponsor? 

La soluzione, secondo il ministro dello sport della Catalogna, Gerard Figueras, sarebbe quella di emigrare:

In caso di indipendenza dalla Spagna, le squadre catalane che giocano nella Liga - Barcellona, Espanyol, Girona - sarebbero chiamate a decidere dove giocare, se nel campionato spagnolo o all'estero, in Italia, in Francia o in Inghilterra. D'altra parte, il Monaco gioca nel campionato francese, mentre nel campionato inglese sono presenti club gallesi

Referendum Catalogna indipendente, dove gioca il Barcellona?

Barcellona LigaGetty
Difficile immaginare una Liga senza il Barcellona

Da bravo politico, Figueras tende a farla facile, fin troppo facile. L'esempio di Monaco e Swansea è poco calzante, visto che dal punto di vista storico, culturale e politico i legami con la nazione ospitante sono solidi e secolari, mentre è del tutto evidente che il Barcellona in Serie A o in Premier League sarebbe un elemento di assoluta discontinuità. In secondo luogo, difficilmente l'UEFA darebbe il nulla osta a una soluzione del genere. In passato ha detto no all'ipotesi di fondere i campionati belga e olandese, così come alla creazione di una lega sovranazionale scandinava: figuriamoci cosa può pensare di un top club iscritto a una federazione straniera.

Soprattutto, sembra alquanto improbabile che Italia, Francia o Inghilterra abbiano voglia di lanciare una ciambella agli indipendentisti catalani, rifilando al contempo uno sberlone a Madrid. Il calcio è politica, come dimostra tutta questa vicenda, e nessuno di questi paesi vorrà fare uno sgarbo a uno stato amico come la Spagna.

Anche in caso di secessione della Catalogna dalla Spagna, l'ipotesi più percorribile sembra quella di una permanenza del Barcellona all'interno della Liga. Certo, come ha recentemente ricordato il presidente della Liga, Javier Tebas, il regolamento prevede che solo i club di uno stato straniero, cioè Andorra, possano prendere parte ai campionati spagnoli. E di certo Madrid non sarà in vena di fare sconti a Barcellona. Ma va detto che un'eventuale dipartita dei blaugrana dalla Liga sarebbe un colpo tremendo per tutto il movimento, e la stessa Casa Blanca verrebbe danneggiata notevolmente. Il calcio è politica, come detto, e la quintessenza della politica è il compromesso.

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