Juventus, Allegri: "Tra 5 anni smetto, ma se chiama la nazionale..."

In una bella intervista sul GQ di ottobre, il tecnico livornese racconta la sua filosofia di lavoro e confessa di sognare l'azzurro: "La nazionale è un motivo d’orgoglio".

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La carta d'identità dice 50 anni, età che per un allenatore corrisponde all'apice della maturità professionale. Ma è anche un'età in cui è lecito iniziare a pensare a se stessi fuori dal mondo del calcio. Per Massimiliano Allegri l'ultima stagione è stata quella della consacrazione definitiva, col terzo scudetto di fila (il quarto in carriera), la seconda finale di Champions League in tre anni e il corteggiamento serrato di club come il Barcellona.

Lui ha deciso di restare alla Juventus, per provare a ripetersi in campionato e a compiere l'ultimo passo in Europa, quello che manca sempre, ma che non potrà mancare per sempre. Ma il suo futuro potrebbe avere colori diversi da quelli bianconeri, come ha raccontato a Sandro Veronesi nel corso di una lunga intervista sul GQ di ottobre:

Tra 5-6 anni smetto, ma la nazionale mi interessa. La nazionale è un’altra cosa. È un motivo d’orgoglio. E ti dico anche che la nazionale italiana dei nati tra il 1992 e il 2000 ha due generazioni di giocatori molto bravi. Sarà una nazionale forte, nei prossimi anni.

Allegri tra Juventus e Italia

Il richiamo dell'azzurro inizia a farsi sentire, per Allegri, e d'altra parte l'approdo in nazionale è tradizionalmente considerato come una laurea honoris causa dopo una carriera di successi a livello di club. L'orgoglio di guidare l'Italia compenserebbe in abbondanza la mancanza di stimoli che inevitabilmente attanaglia ogni professionista di ogni settore mano a mano che il tempo passa, e che lo stesso Allegri ha ammesso di iniziare a provare. O, almeno, qualche sentore di essa:

Finché mi diverto ad andare in campo e a insegnare io continuò, ma nel momento in cui non mi divertirò più smetterò, e avrò risolto il problema. A me piace vedere i giocatori crescere, mi piace far debuttare i ragazzini e vederli diventare grandi. A me piace insegnare. Alla fine dell’anno mi piace vedere dei giocatori che sono migliorati, per me è una soddisfazione enorme. Nel momento in cui smetto di sentire questa magia, non ha più senso che alleni

La finale di Cardiff

Allegri JuventusGetty
Allegri e quella Champions League che gli è già sfuggita due volte

Mentre confessa di non essere esattamente un fan della tecnologia applicata alle metodologie di allenamento, Allegri ritorna con la mente alla maledetta notte di Cardiff e alle spiegazioni che si è dato di quella sconfitta:

Il lunedì mattina mi arrivano dei pacchi di roba così, tutti i numeri possibili e immaginabili estratti dalla partita della domenica. Io non li leggo nemmeno, guardo soltanto il numero dei falli fatti e subiti e i duelli aerei vinti e persi. Fine. Non guardo altro. Perché se fai fallo, vuol dire che sei vicino alla palla, e dove è che si difende, nel calcio? Vicino alla palla. A Genova ci hanno gonfiato come zampogne, così come a Cardiff nel secondo tempo, perché nel primo eravamo molto più aggressivi. Appena è finita l’aggressività, è finita la partita. 

Gli obiettivi 

Il tecnico quattro volte campione d'Italia non ha intenzione di smettere di vincere ed è convinto che la Juventus gli abbia messo a disposizione tutti i mezzi per farlo anche quest'anno, in Italia ma anche in Europa:

Io sono contentissimo della rosa che ho alla Juventus. È migliorata, e non era facile. Siamo fortissimi. Ai tifosi dico di liberarsi della negatività, di non arrovellarsi sulle sconfitte passate. Le finali si perdono e si vincono, è sempre stato così, e così sarà anche per la Juventus. Lo dico anche ai giocatori, perché per fare grandi cose, col talento che hanno, gli ci vuole solo l’incoscienza. Un po’ di sana follia, mettere da parte i ragionamenti e pensarsi invincibili. Di fenomeni nel mondo del calcio continua a essercene solo uno, o due, com’era prima, per ogni generazione… La differenza è che ora ci sono tanti più soldi e tante più squadre con diversi giocatori forti. Vincere la Champions ora non è come vincerla 30 anni fa

Obiettivo Champions League, oggi più che mai. E poi si potrà pensare seriamente anche all'azzurro.

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