USA, le star dello sport sfidano Trump: "E ora licenziateci tutti!"

I giocatori in ginocchio durante l'inno contro il Presidente per il trattamento ricevuto dalle persone di colore da parte della polizia. Il tycoon: "Vanno cacciati!"

Lo sport contro Trump

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Tutti contro Donald Trump. Il mondo dello sport si inchina al presidente americano: in ginocchio, non per riverenza, ma per sfidarlo. È guerra aperta: le stelle statunitensi lo stanno facendo a strisce.

NFL, NBA, MLB: ormai ha nemici dappertutto. Football americano, basket e baseball, Trump sta unendo gli sportivi - considerati negli Usa degli opinion maker - come non mai, con l’odio verso il suo operato a fare da comun denominatore. La protesta è dilagata nel weekend con il motto: “E ora licenziateci tutti!”.

Tutti i campioni dei Jacksonville Jaguars e dei Baltimore Ravens si sono inginocchiati in segno di protesta. Lo stadio di Wembley a fare da sfondo al messaggio di denuncia: tutti abbracciati, con presenti anche i membri dello staff delle due squadre di football (allenatori, delegati, massaggiatori e proprietari dei club) al loro fianco.

USA, le star dello sport sfidano Trump: "E ora licenziateci tutti!"

Tutto parte dal suggerimento di Trump alle varie franchigie americane: licenziare i giocatori che si inginocchiano durante l’inno in segno di protesta per il trattamento ricevuto dalle persone di colore da parte della polizia. E poi, per lo stesso motivo, il consiglio ai tifosi: uscire dallo stadio in caso di avvenimenti del genere.

Donal Trump
Donal Trump, 71 anni, con il casco dei New England Patriots: lo sport in protesta contro di lui

Soltanto poche ore dopo Bruce Maxweel degli Oakland Athletics si inginocchiava durante l’inno prima di una partita della MLB. Di lì a poco la “rivolta” totale del football americano: prima il dissenso di Wembley, poi la stessa scena in America durante tutte le altre partite della giornata di NFL.  

Trump replica: "Vanno cacciati, non rispettano la bandiera"

La reazione di Trump ha alimentato ancor di più il contrasto tra le parti: con un nuovo tweet ha chiesto di boicottare le gare e nuovamente di cacciare dai campi i giocatori che non cantano e si inginocchiano a mo’ di protesta.

Il motivo? Si tratterebbe di un “comportamento inaccettabile verso quei patrioti coraggiosi che hanno combattuto e sono morti per la bandiera statunitense”. Trump ci va giù pesante nel corso di un comizio in Alabama. Con lui non esistono giri di parole. I discorsi vanno dritti al punto per lo sdegno totale:

Non vi piacerebbe vedere il proprietario di una squadra NFL, quando qualcuno non rispetta la nostra bandiera, dire: “Portate quel figlio di p...fuori dal campo ora, è licenziato”?. Quel presidente diventerebbe subito la persona più popolare in questo Paese… 

E la popolarità del tycoon va a picco: minimo storico da oltre 60 anni

Trump ce l’ha con tutti, se la prende anche con i tifosi che non si ribellano alle scene di protesta:

Quando vedete quelle persone in ginocchio mentre sta suonando il nostro grande inno, l'unica cosa che dovreste fare è lasciare lo stadio.

Intanto, con le leghe NFL, MLB e NBA contro, la popolarità del Presidente Usa crolla verticalmente. Secondo l’ultimo sondaggio di Abc/Washington Post soltanto il 39% della popolazione approva il suo operato. Un minimo storico da oltre 60 anni.

E come se non bastasse si è inginocchiato anche Stevie Wonder durante un concerto che a New York ha riunito musicisti e politici per sostenere la lotta contro la povertà. Un evento organizzato per il global citizen festival, in concomitanza con l'assemblea generale dell'Onu.

Si dice che al peggio non ci sia mai fine. Ma superarsi, anche per Trump, stavolta non sarà per niente semplice. Sta battendo ogni tipo di record.

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