Liga: Barcellona out? Problemi anche per Real Madrid, Champions e Roja

Le conseguenze dell'eventuale secessione della Catalogna si rifletterebbero sulla Nazionale spagnola, su Liga, Champions League e anche sui i Blancos.

Spagna

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La data del 1° ottobre si avvicina. Da quel giorno nulla potrebbe essere più come prima. Domenica infatti è in programma in Catalogna il referendum per l'autodeterminazione della regione, che in caso di vittoria del sì potrebbe provocare il distacco dalla Spagna e la nascita di un nuovo Stato.

Tutto è ancora avvolto nelle nebbie dei se e dei ma, perché la Costituzione spagnola non prevede la possibilità di una tale scelta e dunque non è ancora chiaro quali effetti reali potrebbe provocare un'eventuale vittoria degli indipendentisti.

Quello che è certo è che l'atteggiamento tenuto nell'ultima settimana dal governo centrale di Madrid ha rafforzato la spinta secessionista. Il pugno duro di Rajoy sembra infatti aver ottenuto l'effetto contrario, tanto che ora molti degli elettori più tiepidi sembrano orientati a votare per l'autodeterminazione: se fino a poco tempo fa, infatti, il referendum rischiava un buco nell'acqua, ora il sì è dato ben oltre il 50%.

Catalogna indipendente

Liga: Barcellona out con la Catalogna indipendente?

Una vittoria dell'indipendentismo catalano potrebbe aprire scenari inimmaginabili per tutto il continente. Non solo la Spagna si troverebbe senza una delle sue principali locomotive economiche, ma quasi ogni nazione europea sarebbe a rischio di rivendicazioni autonomiste, dal Belgio alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Francia, all'Italia stessa e non solo.

Tornando alla Spagna, al di là del fascino di un'autonomia da conquistare nell'urna, non è facile capire se alla Catalogna converrebbe davvero separarsi da Madrid. Il Pil dello Stato centrale è sì pari a 23.800 euro pro capite, mentre quello catalano, con 29.800 euro è di gran lunga superiore, ma la regione, che ha il 16% di popolazione dell'intera Spagna, detiene anche oltre il 40% dell’intero debito locale spagnolo.

Javier Tebas
Javier Tebas: "I club catalani sarebbero fuori dalla Liga"

Non sarebbe di sicuro il problema principale, ma anche il mondo del calcio subirebbe da un'eventuale secessione catalana uno tsunami di proporzioni difficilmente valutabili. Per quanto riguarda la Spagna, il presidente della Liga Javier Tebas non ha usato mezze parole:

Se questo processo va avanti - e speriamo di no - i club catalani non potranno giocare nella Liga. L'indipendenza unilaterale non è nel regolamento e sarebbe difficile raggiungere un accordo. Se portano avanti un procedimento unilaterale, come lasciare l'Unione Europea, questi club non parteciperanno al campionato spagnolo.

Barcellona: il club motore della città

"Questi club" sarebbero, al momento, niente meno che il Barcellona, l'Espanyol e il Girona, oltre al Barcellona B e al Gymnastic Tarragona, attualmente in Segunda Division. Il club blaugrana da solo genera un Pil vicino al 2% di quello della città: stime attendibili quotano che se il Barça non esistesse la disoccupazione locale aumenterebbe addirittura del 18%. Non molto tempo fa il vicepresidente della società e responsabile del settore economico Susana Monje aveva dichiarato:

Il club è un motore dell’economia della città. Un motore che funziona bene e non è frutto del caso. Il Barça è un leader nel suo settore ed è sostenibile, genera profitti ricorrenti che vengono reinvestiti nel club.

Il Camp Nou

Mes que un club, insomma, se è vero che oltre il 6% di chi visita la città catalana mette il Barcellona al primo posto dei motivi del viaggio, che il calcio genera il 59% di pernottamenti in più di quello che arriva dal segmento del turismo di congressi ed eventi, e che ben il 63% della spesa in città è in qualche modo collegata al Barça. Un motore che corre a pieno regime, ma quanto reggerebbe questo motore se girasse fuori dalla Liga e magari, almeno temporaneamente, fuori dalla Champions League?

Lo scenario in Champions League

Sì, perché anche questo andrebbe messo in conto. Un Barcellona fuori dalla Liga sarebbe automaticamente fuori anche dalla massima competizione europea, con danni da entrambe le parti. E questa, al di là dell'ipotesi della concessione di una wild card - con tutte le complicazioni del caso - sarebbe una situazione che potrebbe anche avere una durata non proprio effimera. Bisognerebbe, infatti, attendere che la Catalogna si desse forma di Stato e che la sua Federazione, che esiste dal 1900, ottenesse il via libera per affiliarsi all'Uefa e alla Fifa. 

Detto questo, poi, si porrebbe il problema del ranking. Una federazione al suo ingresso nel consesso internazionale dovrebbe, a norma di regolamento, partire con lo stesso ranking dei "peones" del calcio europeo, come i vicini di Andorra o il Kosovo o San Marino, con una sola squadra, presumibilmente il Barça, ammessa a tutte le fasi degli spareggi, quelli che cominciano già intorno al 20 giugno, con quattro turni eliminatori in piena estate per arrivare all'ammissione alla fase a gironi della Champions League. Senza contare quello che comporterebbe più avanti, a livello di ordine pubblico, l'ipotesi nemmeno troppo remota di una sfida contro una squadra spagnola.

Addio al Clasico: un problema anche per il Real Madrid

Ammesso che il referendum si tenga e che porti in qualche modo all'autonomia della Catalogna e dunque all'esclusione dei suoi club dalla Liga, i problemi non mancherebbero anche all'interno del massimo campionato spagnolo, che si troverebbe inevitabilmente a scontare un notevole calo di appeal e, di conseguenza, di fatturato. Da un punto di vista sportivo tutti perderebbero qualcosa: l’indipendenza, si sa, ha anche dei costi e mai per una sola delle parti in causa. Lo stesso Real Madrid, per esempio, perderebbe il Clasico e rischierebbe prima o poi di vedersi rosicchiare una parte dei diritti televisivi: al momento, infatti, Blancos e Blaugrana se ne spartiscono amichevolmente una fetta notevole.

Nazionale: Roja o Groc-vermell?

Last but not least, si porrebbe il problema della Nazionale, con la Spagna che perderebbe fior di campioni senza i quali forse non avrebbe vinto tutto quello che ha vinto nell'ultimo decennio. Infatti, senza considerare i giocatori spagnoli di nascita ma che, residenti in Catalogna da diversi anni, potrebbero magari scegliere di giocare per la selezione del nuovo Stato, la rappresentativa dai colori giallorossi, groc-vermell in catalano, sarebbe già in grado di dare filo da torcere a parecchie rivali.

A partire da una difesa quasi impenetrabile che, davanti a Kiko Casilla, potrebbe schierare Sergi Roberto, Piqué, Barta e Jordi Alba, da un centrocampo d'esperienza con Xavi, Busquets e Fabregas, a sostegno di Deulofeu, Bojan e un canterano fra Marc Cardona e Carles Perez di punta. In panchina? Pep Guardiola, a furor di popolo, uno che si è già apertamente schierato per l'autodeterminazione e che ha anche avuto modo quasi di giustificarsi per aver giocato nella Roja:

Le norme dicevano che dovevamo giocare con la Nazionale spagnola perché quella catalana non era legittimata alle competizioni internazionali. Io giocavo nella Liga spagnola, mi convocavano e dovevo rispondere.

Un uso del passato che sa tanto di scelta futura. Come diceva Ranieri: "Non succederà, ma se succede...".

Pep Guardiola
Pep Guardiola è un sostenitore dell'autodeterminazione catalana

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