NBA: Carmelo Anthony ai Thunder e nuovi big three, ma basterà?

Gli Oklahoma City Thunder con una trade lampo si portano a casa anche Carmelo Anthony e ora vogliono combattere ad armi pari coi Warriors.

I Thunder hanno i loro big three

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Era l’ultimo lodo da sciogliere in questa caldissima e pazza estate NBA. Tutto si è risolto prima dell’inizio del training camp evitando spiacevoli frasi di circostanza per mantenere allacciato un rapporto che era ormai logoro non da oggi e forse neanche da ieri. I New York Knicks hanno mandato Carmelo Anthony agli Oklahoma City Thunder in cambio di Enes Kanter, Doug McDermott e una seconda scelta 2018, risolvendo così quello che era diventato un caso. Tutto faceva pensare che la destinazione di Melo sarebbe stata Houston dall’amico Chris Paul, che in realtà non aveva nulla di appetibile per i Knicks da cavalcare nello scambio. La mal celata tranquillità e assenza di fretta nel concludere, si è rivelata nell’ultima settimana un sense of urgency più per Anthony che per i Knicks, infatti Hornacek aveva detto:

 Se pensate che io non faccia giocare Carmelo per ripicca o altro siete dei pazzi. Un giocatore così non si può lasciare in panchina.

Forse il solo pensiero di giocare ancora in una città che da Jackson in poi tutti lo aveva ritenuto il problema dei Knicks, ha fatto aprire al giocatore la no trade clause a un novero più ampio di squadre.
In questa cerchia, ed era notizia solo di quarantotto ore fa, erano state aggiunte i Cleveland Cavaliers (già inizialmente nella discussione, ma poi eliminati) e gli Oklahoma City Thunder, ovvero due destinazioni che potevano essere di gradimento e redditizie. 

Una volta appresa questa volontà da parte del giocatore (e forse anche con un po’ d'anticipo indotta grazie al reclutamento di Westbrook e George) Sam Presti ha fatto il suo classico intervento lampo, a fari spenti e senza che nessuno mai parlasse di lui, completando lo scambio e portandosi a casa il secondo All-Star di quest’estate dopo che aveva professato in passato di ritenere il draft l’unica fonte per avere le proprie stelle in una realtà come OKC.
Invece un mercato che definire di secondo piano rispetto a San Francisco, Los Angeles o la stessa New York, l’anno prossimo annovererà tre top player NBA di prima grandezza che fanno già sognare i tifosi. Ciò che ha sbrogliato la matassa è stata proprio la seconda scelta aggiunta al pacchetto e portata a casa da Chicago che, come detto da alcuni columnist sui social network, in alcuni casi diventa una vera e propria moneta (pregiata) di scambio. E ora, dopo il risentimento per la partenza di Durant, inizia una nuova era a OKC, che potrebbe durare solamente dodici mesi ma essere due o tre vite di una franchigia di comuni mortali.

Melo cambia la geografia dei Thunder e della NBA

Sono la prima opzione offensiva, ma se qualcuno dovesse arrivare a darmi una mano non avrei problema a diventare la seconda oppure essere la prima in comune. Non ho bisogno di andare in campo ogni sera e portare da solo tutto il peso. Ogni star vuole avere un partner che possa togliergli delle responsabilità.

Queste sono state le parole di Carmelo Anthony nel 2015 quando militava nei Knicks, dimostrando la volontà e quasi la necessità di avere un partner per poter ambire al successo, anche se oggidì averne solo uno non basta più. Ora è arrivato il momento in cui Melo dovrà spartire queste responsabilità con altre due stelle di prima e maggiore grandezza rispetto a lui, quindi dovrà essere più efficiente in un ruolo più ristretto per far si che i Thunder funzionino.

Far andare la mente al suo ruolo in team USA dove era un catch and shooter di lusso (40% in questo fondamentale per lui nelle ultime quattro stagioni) è fin troppo facile perché questo renderebbe i Thunder un rebus difficilmente risolvibile per qualsiasi squadra. Donovan potrà così utilizzare Andre Roberson da quattro come fatto già in altre situazioni nelle ultime due annate, avendo però nei tre ruoli esterni una potenza di fuoco incredibile dal perimetro e in penetrazione. Westbrook non ha mai avuto al suo fianco due giocatori di questo calibro ed efficacia, perché quando c’erano Durant e Harden, quest’ultimo stava creando dall’inizio il suo status di stella e anche per lui sarà un test di gestione tecnica molto interessante.

Presti non sbaglia un colpo sul mercato

"Presti-giatore" ha colpito ancora

Per arrivare a Anthony la contropartita è stata ben più che soddisfacente, visto che Kanter è sempre stato un ottimo instant scorer dalla panchina, ma che non ha mai dato garanzie difensive, tanto da garantirsi la miseria di 45 minuti nell’intera serie con i Rockets della scorsa stagione. Discorso analogo per McDermott che ha una metà campo dove rende meglio e un’altra dove ha ancora diverse lacune. L’unico prezzo salato da pagare per i Thunder riguarda la proprietà e una luxuxry tax da circa trenta milioni. L’opzione di Anthony sul suo prossimo contratto a disposizione nel 2017-2018 vincolerà la flessibilità anche nella relativa offseason considerando che Westbrook e George saranno free agent.

Fino al 16 ottobre Russ potrà accettare il rinnovo contrattuale che ha sul piatto da qualche tempo, oppure esplorare la free agency così come George che sembrava già destinato al prestito annuale. Ora con un Anthony già sotto contratto per la prossima stagione e un eventuale commitment da parte di Westbrook, PG potrebbe anche pensarci. 

C’è chi ritiene i Thunder l’antagonista dei Warriors per il titolo NBA, c’è chi pensa ai Rockets come squadra più completa e profonda (nel frattempo alla corte di Donovan è arrivato anche Trey Burke per coprire il buco lasciato da McDermott), ma di sicuro se volete trasferivi negli Stati Uniti per vedere basket, fatelo in una di queste tre città, perché il resto rischia di diventare noia o quasi a confronto.

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