THE WRESTLER - Mick Foley, la leggenda del wrestling hardcore

La "leggenda dell'hardcore" è una delle figure più amate nella storia del wrestling grazie alle sue manovre spericolate e il suo sconfinato amore per la disciplina.

Mick Foley è uno dei wrestler più amati di sempre

89 condivisioni 1 commento

di

Share

Come accade in ogni disciplina, le figure di spicco del mondo del wrestling tendono spesso a polarizzare l’opinione degli appassionati: leggende come Hulk Hogan, Shawn Micheals e The Rock o main-eventer dell’era attuale come John Cena e Roman Reings dividono i giudizi dei fan da anni, fra chi li ama e chi li ritiene sopravvalutati.

Alcuni personaggi però, sono riusciti nel corso degli anni a guadagnarsi il rispetto e l’approvazione quasi unanime di tutti gli amanti del wrestling e uno di questi è sicuramente Mick Foley. All’apparenza, Foley non sembra avere ciò che serve per diventare una leggenda del settore: il nativo dell’Indiana non ha mai avuto un fisico possente né particolarmente atletico, è stato tutt’altro che un grande lottatore dal punto di vista tecnico e pur essendo capace al microfono, è lontano dall’avere il carisma di altri mostri sacri come The Rock o Stone Cold Steve Austin.

Quello che ha permesso a Foley di essere uno dei lottatori più amati della storia e di essere indotto nella Hall of Fame della WWE è senza dubbio il suo amore sconfinato per il wrestling, che lo ha spinto per tutta la durata della sua carriera a mettersi in gioco sia dal punto di vista fisico che da quello lavorativo.

Mick Foley, la leggenda del wrestling hardcore

Mankind cade dall'Hell in a Cell
Mick Foley cade dall'Hell in a Cell

Appassionato di wrestling fin dalla sua adolescenza, nel 1983 Foley assiste ad uno show WWF al Madison Square Garden, dove vedrà dal vivo il suo idolo Jimmy “Superfly” Snuka saltare dalla cima di una gabbia d’acciaio direttamente addosso al suo avversario Don Muraco. Da quel momento, il diciottenne sceglierà di diventare un lottatore professionista a qualsiasi costo. Durante i primi 10 anni della sua carriera, lotterà in moltissime federazioni diverse come la IWA, la WCW e la ECW, sempre interpretando il personaggio del sadico Cactus Jack: la prerogativa di Foley diventa quella dei match hardcore, termine con cui si indicano gli incontri particolarmente violenti e in cui è permesso l’utilizzo di oggetti contundenti.

La tendenza di Foley a spingersi ben oltre il limite della sicurezza sul ring lo rende famoso in tutto il mondo, lottando match violentissimi in America, Giappone ed Europa, durante i quali il suo corpo verrà messo a durissima prova, dato che nei 10 anni in giro per il mondo riporterà un numero altissimo di infortuni. Nonostante sia fra i meno gravi, quello più famoso rimane la perdita di gran parte del suo orecchio destro, lacerato dopo essersi incastrato fra le corde del ring in un incontro contro Vader tenuto in Germania.

Il suo arrivo in WWE (allora WWF) avviene nel 1996, e nonostante gli incontri nella federazione di Stamford fossero solitamente meno cruenti rispetto alle federazioni in cui aveva militato in precedenza, Foley non perderà il “vizio” di mettere in gioco la propria incolumità pur di intrattenere i fan. L’esempio perfetto è quello ciò che capita nell’edizione del 1998 dell’evento King of The Ring.

In uno degli incontri più famosi della storia, Foley (che in WWF interpretava un altro personaggio, quello dello psicolabile Mankind) affronta The Undertaker in un Hell in a Cell match, combattuto all’interno di una gabbia alta circa 6 metri. Mankind decide di salire sulla cima della struttura prima del suono della campana e dopo essere stato raggiunto dal Becchino, viene lanciato giù dalla gabbia, schiantandosi sul tavolo dei commentatori.

Anche solo questa immagine sarebbe bastata per rendere questo incontro leggendario, ma Foley decide di continuare il match, durante il quale sarà nuovamente lanciato dal tetto direttamente sul ring e cadrà addirittura due volte sul tappeto coperto da puntine da disegno. La sua incoscienza gli permetterà di far breccia nei fan della WWF, che inizieranno a tifarlo e a spingere per un suo regno titolato.

"That'll put a lot of butts in seats"

Mankind vince il titolo
Mankind vince il titolo WWF

Nonostante sia una delle figure più rappresentative di una delle epoche di maggior successo della storia della WWF come l’Attitude Era, Mick Foley non è mai stato visto come uno dei volti della compagnia e in particolare non ha mai avuto dei regni da campione del mondo particolarmente longevi e significativi, con il più lungo che è durato appena 26 giorni. Ma proprio il giorno in cui Foley vincerà il suo primo titolo WWF coincide con una delle date più importanti della storia della federazione.

Alla fine del 1998 il mondo del wrestling era nel pieno della cosiddetta “Monday Night War”, cioè il periodo in cui le due compagnie più grandi del mondo, la WWF e la WCW, si sfidavano a colpi di ratings televisivi trasmettendo di lunedì sera i rispettivi show settimanali di punta, RAW e Nitro. La federazione di Vince McMahon era in grossa difficoltà da più di un anno, con i concorrenti che la sconfiggevano regolarmente sul campo degli ascolti, sin dall’arrivo in WCW di una star come Hulk Hogan e la formazione del gruppo del New World Order.

Nel dicembre di quell’anno, Mankind era protagonista di un’accesa rivalità con l’allora campione WWF The Rock, che da settimane lo umiliava dicendo che uno come lui non avrebbe mai potuto e dovuto conquistare un titolo così importante. Un match per la cintura fu sancito per la puntata di RAW del 4 gennaio 1999, in cui Foley vincerà finalmente il titolo di campione WWF per la prima volta in carriera.

Ma ciò che rese storica questa data fu quello che successe durante Nitro: a differenza di RAW, Nitro andava sempre in onda in diretta, mentre le puntate di RAW erano registrate una volta ogni due settimane, con la seconda che quindi era sempre trasmessa in differita di 7 giorni. Durante l’episodio di Nitro del 4 gennaio, il telecronista della WCW Tony Schiavone riceve l’ordine di rivelare agli spettatori il risultato del match fra Mankind e The Rock, dicendo che Mick Foley sarebbe diventato campione del mondo, schernendolo dato che in WCW non ebbe molto successo e pronunciando la famosa frase "That'll put a lot of butts in seats" (“Questo si che porterà tanti spettatori”).

Quello che doveva essere un sabotaggio ai rivali, si rivelò un clamoroso autogol per la WCW: dopo aver sentito la frase di Schiavone infatti, circa 600.000 spettatori cambiarono canale per non perdersi il passaggio del titolo attorno alla vita di Mick Foley, che sconfisse The Rock in mezzo a più di 10.000 fan in delirio nell’arena di Worcester, Massachusetts. Quell’episodio segnò il controsorpasso della WWF sulla WCW nella guerra dei ratings, vantaggio che la federazione di Stamford manterrà fino al fallimento della compagnia rivale nel 2001.

Il successo al di fuori della WWE

Foley
I fan amano ancora Mick Foley

I riconoscimenti della carriera di Mick Foley sono così tanti che è quasi impossibile contarli tutti, ma a distinguerlo dalle altre leggende del business c’è sicuramente il grande successo che il nativo dell’Indiana ha riscosso con tutte le attività in cui è stato coinvolto da quando non è più un wrestler a tempo pieno, oltre ad apparire ancora in WWE con un ruolo non attivo sul ring, come general manager o commissioner.

In particolare, va segnalata la sua ottima carriera nel campo della scrittura: la prima parte della sua autobiografia intitolata “Have a Nice Day: A Tale of Blood and Sweatsocks” narra le gesta della sua carriera fino al fatidico giorno della vittoria del titolo WWF contro The Rock. Il libro ha avuto un incredibile successo sia dal punto di vista delle vendite che da quello della critica, diventando un best-seller e raggiungendo nel dicembre del 1999 il primo posto nella classifica del New York Times. Negli ultimi anni Foley è stato attivissimo nel campo della beneficenza, diventando uno dei maggiori donatori al gruppo ChildFund, che aiuta i bambini in difficoltà in zone remote delle Filippine, del Messico e della Sierra Leone.

Inoltre, Foley è continuamente in tour in giro per scuole e università, alternando discorsi motivazionali a spettacoli di stand-up comedy. A differenza di molte altre personalità che hanno guadagnato grande visibilità nello scorso millennio grazie al wrestling, Foley ha sempre mostrato un’incredibile umiltà, particolarmente apprezzata dai fan (compreso chi sta scrivendo questo articolo), che nonostante il suo addio ormai definitivo al ring, continuano a presentarsi agli show della WWE e a mostrare cartelli e striscioni con la scritta che gli riservavano quando lottava ancora, cioè “Foley is God”.

Share

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.