NBA: Durant e i tweet contro i Thunder, Millsap guadagna più di Curry

Kevin Durant fa un clamoroso autogol sui social, parlando male dell'ex coach Billy Donovan e dei Thunder, salvo poi chiedere scusa. Ed ESPN parla dei salari e delle tasse.

Durant e i problemi su Twitter

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Siamo a più di un anno di distanza da quel famoso ormai quattro luglio 2016, quando Kevin Durant deciso che il suo next chapter NBA sarebbe stato lontano da Oklahoma City e nello specifico ai Golden State Warriors. Ci sono diverse posizioni sulla sua scelta che sono state affrontate e dibattute, ma nonostante una stagione completa alle spalle, una NBA finals vinta e un titolo di MVP conquistato, ci sono ancora scorie che sembravano poter sparire per sempre, ma che invece sono state rimesse in circolo con un’operazione che definire autolesiva è quasi eufemistico. Il suo autogol su Twitter ha fatto il giro del mondo in un attimo e sebbene il tweet incriminato sia stato cancellato poco dopo, era ormai partito e di conseguenza immortalato a imperitura memoria. Questo social-gate sembra essere una questione spinosa soprattutto a Golden State, visto che anche Draymond Green era caduto nella trappola su Snapchat, mettendo in rete la foto delle sue grazie.

Utilizzo i social per interagire con i miei fans, lo ritengo un modo positivo per potermi avvicinare a loro e condividere la mia passione. Questa volta però sono andato troppo oltre. Non rinnego assolutamente di essermi confrontato con gli appassionati, ma non mi perdono il fatto di aver usato il nome del mio ex coach Billy Donovan e dell’organizzazione per cui giocavo in quel modo. È stato un attegiamento infantile ed idiota da parte mia, del quale mi scuso.

Sono queste le parole che ha utilizzato KD per giustificare il polverone creato dopo aver usato termini poco lusinghieri sia verso coach Billy Donovan per il quale non avrebbe mai avuto piacere di giocare, sia verso gli ex compagni non ritenuti così forti come gli attuali da permettergli di vincere un titolo. È stato accusato di avere un ghost account per difendersi in rete, vista la terza persona usata nella sua arringa e anche se dapprima smentito, ha poi confessato di averne uno che tiene esclusivamente per parenti ed amici.

Non ho dormito né mangiato per due giorni, ripensando a quale sciocchezza avevo compiuto. È stato un gesto che non dovevo fare, ma ora devo concentrarmi sulla pallacanestro e andare oltre.


Escludendo a priori l’idea della premeditazione del gesto a fini motivazionali, è stata una caduta di stile non da poco per KD che, come detto da alcuni columnist, da vincitore potrebbe fare ciò che vuole ed essere inattaccabile entro certi limiti. In questo caso ha sparato a zero sull’organizzazione che lo ha cresciuto sin dai primi passi mancando di rispetto oltre che ai tifosi, anche a chi ha condiviso con lui locker room, vittorie e sconfitte. Purtroppo nessuna marcia indietro potrà cancellare quelle parole, utili a far capire che davvero in lui regnava un certo malessere, soprattutto nell’ultima stagione giocata al fianco del neo MVP. Vuoi per la presenza di Westbrook, vuoi per quella di Donovan o per un’intima ricerca della felicità altrove, ma probabilmente le sliding doors di quel finale di stagione (3-1 contro i Warriors, serie persa e finale persa da GS a propria volta da 3-1) hanno solo accelerato quello che sarebbe successo comunque.

 

Il salario di Steph CurryESPN.com

Tasse, tasse, tasse NBA non così luxury

Il compagno di Kevin Durant, ovvero Steph Curry, detiene un curioso record per la prossima stagione che probabilmente non dovrebbe essere rivelato, ma come detto da Brian Windhorst durante il programma di Rachel Nichols “The jump”, sono state messe le mani su alcuni documenti contabili della lega e i primi stralci sono usciti proprio ieri in un articolo su ESPN. 

Quando vengono comunicati gli ammontare dei contratti pluriennali dei giocatori, le cifre sono incredibili e quasi impensabili per un comune mortale, ma non sono mai quelle che poi il giocatore effettivamente mette in tasca.
Se pensiamo a Curry, che l’anno prossimo avrà uno stipendio lordo di 34.682.550 $ fa venire la pelle d’oca, ma in realtà suscita la stessa reazione anche il fatto che a torta finita il giocatore ne metterà in tasca solo quindici come da prospetto in foto. 

Per dare un parametro storico allo stipendio di Steph, i 33 milioni percepiti da Michael Jordan nel 1998, se parametrati a oggi diventerebbero 50 e in quel caso anche con tutte le tasse del mondo sarebbero una cifra incredibile.

La comparazione delle stelleESPN.com

Millsap ci ha visto lungo, Lowry depredato        

Paul Millsap ha firmato in questa estate NBA di ricchi contratti e rumors, un accordo da trenta milioni a stagione con i Denver Nuggets e se pensiamo che i Jazz per prenderlo spendevano 2.1 milioni a stagione da seconda scelta nel 2006, arrivare a quindici volte tanto oggi, racconta della bontà del suo lavoro (con un pizzico di fortuna). Dei top players è il quarto per percentuale di stipendio netta portata a casa dietro James Harden, Mike Conley e Russell Westbrook.

Il discorso inverso avviene per Kyle Lowry che del suo contratto da ventotto milioni annui, ne porta a casa la “miseria” di 12 dovendo sottostare a una tassazione canadese che impone il 53.5% di tributi da versare. Questo quantitativo di tasse viene (molto) parzialmente equilibrato da un rimborso che arriva dagli Stati uniti, ma il 41.96% d’introito netto rispetto al lordo è perlomeno una percentuale discutibile, posto che ciò che rimane attaccato all'osso basterebbe per questa e altre tre generazioni di Lowry. Tutti si lamentano delle tasse e lo faranno anche i giocatori tra di loro, ma alla fine è pur sempre il lordo iniziale che fa la differenza.

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