Dal poster di CR7 al gol dell’Anoeta: Real Madrid, ecco Borja Mayoral

Dal selfie con CR7 fuori da Valdebebas al gol dell'Anoeta: viaggio nel mondo di Borja Mayoral. Il diabete come stimolo e dei gessetti per sognare il Real Madrid.

Borja Mayoral

788 condivisioni 7 commenti

di

Share

"La scommessa di Zidane paga subito". Tranquilli, tutto legale, niente quote di mezzo, semplicemente Borja Mayoral. Ah, quella tra virgolette non è una frase scritta a caso, è copyright del nostro Stefano Borghi, in telecronaca per commentare la partita tra Real Sociedad e Real Madrid. Atipico scontro al vertice nel campionato più spettacolare al mondo: dalla classifica ai protagonisti in campo. E con una storia che vale davvero la pena raccontare: sì, 'había una vez' Borja Mayoral, direbbero in Spagna. Traduzione: c’era una volta un ragazzino con un’infanzia difficile, prima, adesso invece c’è un nuovo 'Galactico' pronto a scrivere la storia. La sua e quella di chi sogna come lui, per questo non ci resta che scoprirla assieme.

La ruota della vita di Borja Mayoral gira dal 1997. Rose e fiori? Zero, la sua freccia in origine si fermò sullo spicchio della sfiga. A quattro anni gli diagnosticarono il diabete, non proprio il miglior viatico per iniziare a prendere a calci un pallone. E quindi? Tre iniezioni di insulina al giorno e via dritto nelle vie di Parla. Ovvero una curiosa cittadina di 125mila abitanti, tra leggende di paesi e campetti come luoghi sacri. Futbol e pelota ovunque. Sulla terra e in strada, dove da sempre conta soltanto un fattore: il gol. Perché o la butti dentro o sei scarso. Ok, il nome Parla a tutti dice poco, ma se ci spostiamo a San Sebastián allora le orecchie cominciano a drizzarsi. Roba da Anoeta, aria di Liga e spettacolo. E soprattutto di Borja Mayoral, che con il suo destro domenica ha spaccato la porta della Real Sociedad. Sì, quel bambino insulina dipendente, 16 anni dopo, è riuscito a realizzare il suo sogno. Primo centro con i Blancos alla nona presenza complessiva, mentre per il Real Madrid fanno 73 partite consecutive segnando almeno un gol. Eguagliato il Santos di Pelè. Piccoli, grandi dettagli galattici.

"Nos vamos a apañar con lo que tenemos", aveva detto Zidane alla vigilia della partita contro la sorprendete Real Sociedad. Il senso era chiaro: metto in campo i ragazzi che ho a disposizione. Di necessità virtù. Con Benzema out per infortunio e Cristiano Ronaldo ancora indisponibile per squalifica. E quindi? No problem, Zidane ha scelto un ragazzo che da piccolo pur di giocare disegnava con i gessetti pali e traverse sui muri. Già, passione, determinazione e una grinta infinita. Calciatore dall’animo dannatamente verticale. Suo il gol del vantaggio e poi ancora lui per il 2-3: lanciato in corsa da un filtrante di Isco, punta Elustondo, finta, dribbling e cross per Asensio. Ne uscirà un autogol, ma l’azione di Borja rimane. Garra da paura e posto di CR7 ben rimpiazzato. Ah, quel portoghese fino a qualche anno fa era appesa nella cameretta di Mayoral. Poster e fotografie di campioni all’apparenza inarrivabili, da Ronaldo (Il Fenomeno), Cristiano, Henry a Rafa Nadal. Leggende.

Real Madrid, Borja Mayoral: quando il calcio è vita

Le punture alla fine Borya Mayoral se le imparò a fare da solo. Nel frattempo tanto calcio. Campi, polvere, ginocchia sbucciate e la scuola che non passava più. Parola d’ordine umiltà. Papà José Luis macellaio e mamma Isabel casalinga. Per Borja i primi calci furono al Parla, a casa propria, in famiglia. Poi, nel 2007, La Fabrica lo chiama. Semplicemente il settore giovanile della squadra più prestigiosa del mondo. Il Real Madrid. Quello dei suoi idoli. Bruciando ogni tipo di step, Diventando 'El 'killer' del los 43 goles', titolò gasatissima Marca nel 2015: reti a palate nella cantera blanca, 'Borjita' non lo tiene nessuno. Tappe bruciate nelle Juvenil A, B, C e nella Castilla, ovvero la seconda squadra del Real. Destro, sinistro e prima pagine ovunque. Un 9 da paura, alla Morata. Anzi, alla Raul Blanco. Esempio e modello.

Fino all’esordio al Santiago Bernabeu il 31 ottobre 2015 con Benitez. Eccolo lì il primo sogno. Ripagati anche i sacrifici del padre che staccava prima dal lavoro per portarlo in macchina a Valdebebas. Auto o bus da solo, l’importante era arrivare al campo. Testa bassa e lavoro, ma quando con i piedi scalava le marce non lo teneva nessuno. Solo Cristiano Ronaldo lo fermava, prima con i poster e poi per i selfie. CR7 sulla Ferrari e Borjita appoggiato al finestrino. Poi il tempo passa e i due si ritrovano in spogliatoio e in pullman assieme. Destino.

Sei gettoni il primo anno in Liga nella stagione 2015/6, ma uno così deve giocare sempre. E allora il mercato chiama, direzione Bundesliga, al Wolfsburg. Totale? 426 minuti. Troppo pochi. Quasi da depressione: "Forse non sono poi così bravo come pensavo", disse Borja al fratello Kity. Stesso sangue, stessa passione, solo calcio. E soprattutto tanta bravura a tenere alto il morale di Borjita. Ah, Kity ha giocato nelle giovanili dell'Atletico Madrid, e se non si fosse rotto la caviglia... Già, storie e incroci di famiglia, colori a tinte blancos. Perché Borja quest’anno è tornato a casa. Con Zidane, con la sua umiltà, senza tatuaggi e con una semplice (parliamo di calciatori) Audi A3. E soprattutto prendendo il posto per una notte di Cristiano Ronaldo: sì, quello dei selfie fuori da Valdebebas.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.