UFC, St-Pierre spiega il ritiro: "L'ansia mi stava uccidendo"

Georges St-Pierre svela quali sono state le cause portanti del ritiro targato 2013, tra ansie da prestazione ed un carico emotivo davvero troppo grosso da sopportare.

UFC former welterweight champion GSP Photo Credits: GSP official Twitter

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Una pressione esasperante, che ha avuto come unico risultato contemplato la fuga. Il ritiro di Georges St-Pierre, datato 16 novembre 2013, gettò nello sconforto fans, addetti ai lavori e soprattutto UFC. La promotion si trovò infatti senza uno dei suoi uomini di punta sprovvista di preavviso, scatenando una serie di veleni tra il presidente Dana White e lo stesso GSP, i quali si sono recentemente riconciliati dopo anni di guerra fredda e frecciate al quanto pungenti. L'addio alle scene del canadese, seppur momentaneo, fu uno dei drammi sportivi più grandi vissuti da UFC, che si mosse tempestivamente nel tentativo di riassegnare la cintura pesi welter, rimessa in gioco nei suoi primi nuovi atti attraverso l'accoppiata di match tra Johny Hendricks e Robbie Lawler.

Alla base del temporaneo addio di GSP alle MMA vi furono tutta una serie di motivazioni, primo tra tutti il dilagare di sostanze dopanti al tempo largamente utilizzate da molti atleti presenti nei roster delle varie divisioni di peso UFC. Ricorderete tutti la questione legata all'utilizzo del TRT (terapia sostitutiva con testosterone), che rivitalizzò tra gli altri fighter già sul viale del tramonto quali Vitor Belfort, capace di stendere fior di atleti quali Michael Bisping e Luke Rockhold. A ciò si è poi aggiunto il troppo stress legato alla enorme pressione gravante sulle spalle di St-Pierre, "condannato" a vincere e ad offrire prestazioni sempre migliori a causa dell'etichetta di GOAT in bella vista sulla fronte.

Ora, tralasciando le assurde dichiarazioni legate ad un presunto incontro con degli UFO - sì, avete capito bene - in compagnia di Rashad Evans e Mike Van Arsdale, era tanto chiaro prima tanto quanto lo è adesso come il problema principale di St-Pierre fosse il suo enorme disturbo ossessivo-compulsivo. Un malessere che sembra affliggerlo tuttora - seppur in forma decisamente minore -, specie stando a sentire le sue dichiarazioni al The New York Post.

Quando mi ritirai non lo feci a causa dei danni fisici, bensì perché non riuscivo più a dormire bene. Stavo sempre lì a scervellarmi, in maniera claustrofobica. C'era troppa, troppa pressione. Quando sei il campione, d'altronde, diventi il fulcro del mondo. Il problema è che, nell'estremizzazione del nostro sport, si rischia anche di morire, potenzialmente. Quando stavo nei welter e battevo un tizio ne spuntava fuori subito un altro, poi un altro e poi un altro ancora. Era esasperante! In UFC mi trovavo di fronte dei veri e propri killer, uno dopo l'altro. Non riuscivo neanche a respirare!

UFC: il futuro di GSP

Nonostante una title shot conquistata ed un obbligo contrattuale nel difendere la cintura pesi medi contro Robert Whittaker qualora vi fosse un successo contro Michael Bisping, è assai probabile che, alla lunga, GSP decida di tornare nei welter. Prima però ci sarà da fare i conti con il britannico, agguerritissimo e pronto a rispedire a casa il canadese il prossimo 4 di novembre, in quel di UFC 217.

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