Eurobasket: l'Italia esce a testa alta, ma quanti dubbi sul futuro

Gli azzurri hanno raggiunto l'obiettivo prefissato, uscendo contro una squadra più forte. L'immediato futuro, con le finestre senza i giocatori di Eurolega ed Nba, è nebuloso.

Datome e Bogdanovic, compagni al Fener, a fine partite

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La nazionale italiana ha salutato Eurobasket al termine del quarto di finale contro la Serbia. Poco da dire per la verità sulla partita, vinta nettamente dai nostri avversari, tanto da dire invece su cosa può significare questo torneo per l'Italia.

Iniziamo subito col dire che il prossimo appuntamento saranno i mondiali del 2019, ai quali ci si qualificherà attraverso la nuova formula delle finestre stagionali: niente più settimane intere in estate dedicate alla nazionale ma partite piazzate qua e là durante l'anno. Così ha deciso la Fiba, per movimentare, o forse dare fastidio, alle grandi potenze della pallacanestro, che dovranno rivoluzionare le attuali selezioni non potendo fare affidamento sui giocatori impegnati in Nba ed Eurolega. Se ci pensate, praticamente tutti.

Un cambiamento drastico sul quale si sono espressi tutti e qualcuno, come Ettore Messina, è stato anche abbastanza duro.

È umiliante per giocatori e federazioni, che si troveranno nella situazione di dover puntare su un gruppo di giocatori per poi dargli il benservito, perché verrà chiamata gente più forte

Che Italia esce da Eurobasket

Detto questo, ciò che ci portiamo via da Istanbul è una nazionale che ha dato tutto quello che aveva e dalla quale era obiettivamente difficile aspettarsi di più. Belinelli e Datome, che quasi sicuramente non vedremo per almeno un anno con la maglia azzurra (Gigi l'ha annunciato proprio al termine del match con la Serbia che, dopo 17 anni ininterrotti, l'anno prossimo se lo prenderà sabbatico) hanno tirato la carretta sapendo che il peso della squadra era principalmente sulle loro spalle, aiutati in buona parte da Melli, meno dagli altri veterani Hackett, Aradori e Cusin, protagonisti di un Eurobasket di troppi alti e bassi.

Esperienza positiva è stata sicuramente per Filloy, Biligha e Baldi Rossi, che hanno saputo ritagliarsi un ruolo all'interno del gruppo sfruttando come meglio potevano le assenze di Gallinari e Pascolo. Meno esaltante sicuramente per Cinciarini, Burns e Abass, marginali nel progetto di Messina sin dal primo giorno a Tel Aviv, ma tutti consapevoli, professionali e capaci di rendersi utili nella preparazione e fuori dal campo; dove sembra facile stare in silenzio, ma non lo è.

Paul Biligha in azione contro l'Ucraina

In sostanza possiamo quindi affermare che ogni singolo torna a casa con il proprio bagaglio cestistico un po' più ricco, seppur ancora da evolvere soprattutto per quanto riguarda le “nuove leve”. Saranno loro, insieme ai possibili rientranti in gruppo Alessandro e Stefano Gentile, Della Valle, Tonut, Luca e Michele Vitali, Poeta, Flaccadori e tutti quei giocatori che, senza impegno europeo, potranno vestire l'azzurro a formare la nazionale dell'immediato post Eurobasket, affidata a Meo Sacchetti.

Vedremo una formazione sperimentale, come lo saranno tutte le grandi nazionali che dovranno rinunciare ai propri campioni; ma va detto che noi, rispetto a Germania e Spagna ad esempio, non abbiamo costruito nel corso degli ultimi 10/15 anni una base che possa ora essere pronta a sostituire i veterani. Lo dimostra il fatto che dell'Europeo Under 20 vinto nel 2013 sono rimasti in gruppo solo Abass, Della Valle e Tonut; non proprio tre titolari inamovibili del team di Messina. Aumentano i dubbi se pensiamo al gruppo Under 19 che questa estate ha vinto uno splendido argento mondiale.

Di quella squadra sono pochi quelli che si ritagliano un spazietto in serie A, figuriamoci pensarli protagonisti con la nazionale maggiore in competizioni ufficiali. Il sogno è quello che Sacchetti riesca a smentirci, ma senza programmazione – a livello di Federazione, strutture e attività giovanile – i dubbi sulla prossima “stagione” azzurra sono molti.

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