Serie A, la Lazio ha il suo nuovo condottiero: Simone Inzaghi

L'allenatore è passato in poco tempo dall'essere un traghettatore a diventare il punto di forza dei biancocelesti. E ora le big hanno messo gli occhi su di lui.

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Senza nulla togliere all’ottimo lavoro fatto dalla dirigenza della Lazio, sia dal punto di vista tecnico che da quello della gestione del bilancio, i successi dei biancocelesti nell’ultimo anno e mezzo hanno principalmente un nome e un cognome: Simone Inzaghi.

L’allenatore emiliano si è seduto sulla panchina laziale nell'aprile del 2016 quando il suo ruolo sembrava dover essere quello del traghettatore, in attesa che Lotito e Tare trovassero un tecnico più preparato per affrontare la stagione successiva in Serie A con maggiori ambizioni.

Ma il grande lavoro fatto in quei mesi, coinciso con una serie di fortunati avvenimenti, hanno portato alla conferma di Inzaghi alla guida della Lazio. E da quel momento l’allenatore dei biancocelesti è riuscito a cambiare il volto della sua squadra, riportandola subito in Europa e mettendo in bacheca un trofeo. Ma soprattutto valorizzando enormemente il materiale tecnico a disposizione.

Simone Inzaghi: dal debutto in Serie A alla Supercoppa italiana

Simone Inzaghi
Inzaghi al debutto sulla panchina della Lazio

Dopo aver allenato tutte le formazioni giovanili della Lazio fino alla Primavera (con cui vince due Coppe Italia e una Supercoppa), Inzaghi si siede sulla panchina della prima squadra il 3 aprile del 2016 per la partita contro il Palermo, al posto dell’appena esonerato Stefano Pioli. Nonostante il buon finale di stagione, la Lazio non riesce ad approdare in Europa e il destino di Inzaghi sembra essere quello di approdare alla Salernitana, sempre di proprietà di Lotito, per farsi le ossa in Serie B.

Il prescelto di Tare per guidare la Lazio è il Loco Bielsa, che però tiene subito fede al suo soprannome e si dimette ancor prima di arrivare a Roma. La società decide dunque di confermare Inzaghi per la stagione 2016/2017 e i risultati le danno ragione: i biancocelesti si rendono protagonisti di un'ottima Serie A, arrivando quinti in campionato e conquistando la finale di Coppa Italia eliminando la Roma, perdendo però il trofeo contro la Juventus.

All’inizio dell’annata 2017/2018, Simone Inzaghi sembra essere la principale certezza in casa Lazio, come dimostrato dal rinnovo del suo contratto fino al 2020 annunciato ad inizio giugno. La fiducia della società nel tecnico viene subito ripagata, con i biancocelesti che portano a casa il primo trofeo della stagione, vendicandosi della Juventus nella partita valida per la Supercoppa italiana e che partono bene in campionato con 7 punti in 3 giornate.

La sua Lazio si esprime al massimo contro le grandi squadre

Simone Inzaghi
Inzaghi con la Supercoppa italiana

Dal punto di vista tattico, la caratteristica che salta più all’occhio del modo di allenare di Simone Inzaghi è la duttilità: da quando siede sulla panchina della Lazio ha schierato la squadra con moduli diversi, passando dal 4-3-3, al 4-2-3-1 e arrivando all’assetto (forse) definitivo con l’attuale 3-5-2.

Il problema iniziale di Inzaghi era quello di domare il grande potenziale offensivo della Lazio dato dal tridente di Keita, Immobile e Felipe Anderson. Dopo aver provato più volte a schierarli contemporaneamente, Inzaghi decide di passare alla difesa a 3 col brasiliano che inizialmente viene usato come esterno nel centrocampo a 5. Ma la mossa decisiva è quella di spostarlo accanto ad Immobile come seconda punta, con Keita pronto a subentrare dalla panchina e spaccare la partita.

Il gioco della Lazio si basa principalmente sulla verticalità: le punte che hanno il compito di attaccare la profondità, aprendo gli spazi per centrocampisti bravi ad inserirsi come Milinkovic-Savic e Parolo. Se questo approccio spesso ha dato problemi ai biancocelesti con le piccole che tendono a chiudersi, è contro le grandi squadre che la squadra di Inzaghi si esprime al meglio, grazie al grande lavoro dei centrocampisti nel recuperare il pallone e ripartire sfruttando la corsa delle due punte e degli esterni.

Un altro pregio di Inzaghi è sicuramente quello di aver valorizzato al massimo i giocatori che ha avuto a disposizione. L’esplosione di Keita era attesa da tempo nella capitale, ma solo il tecnico piacentino è riuscito a farlo rendere al meglio. Stessa cosa con Milinkovic-Savic, diventato il nuovo pezzo pregiato in casa Lazio e perfetto per il gioco di Inzaghi grazie alla sua grande fisicità unita ad una tecnica fuori dal comune.

Un leader 

Inzaghi alla Lazio
L'esultanza di Inzaghi

Dal punto di vista caratteriale, Simone Inzaghi è l’esatto opposto dell’uomo da cui ha ereditato la panchina della Lazio, Bielsa. Nonostante durante le partite si dimostri sempre particolarmente grintoso, il tecnico è sempre molto posato e umile nelle sue dichiarazioni. Ciò che i suoi tifosi apprezzano più di lui è sicuramente il suo tentativo di riportare nella sua squadra quell'attaccamento alla maglia che sembrava perso negli anni della presidenza Lotito, apprezzato dal punto di vista della gestione della società ma aspramente criticato dai sostenitori biancocelesti.

Inzaghi, che ha militato nella Lazio anche da calciatore, ha ricreato un’atmosfera carica di entusiasmo attorno alla squadra, chiedendo spesso aiuto ai tifosi e mostrandosi attaccatissimo ad ognuno dei suoi giocatori come dimostrano le scatenate esultanze dopo i gol nelle partite contro Roma e Juventus, durante le quali si è unito ai suoi calciatori andando sotto la Curva Nord.

Questa stagione può essere quella della sua definitiva consacrazione: su di lui ci sono già gli occhi delle grandi di Serie A come la Juventus, ma Inzaghi ha dichiarato che per lui la Lazio è un punto di arrivo e i tifosi non vogliono perdere dopo così poco tempo quello che vedono già come il loro nuovo condottiero.

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