Eurobasket: l'Italia va ai quarti, tutto bello ma che fatica

Azzurri belli a metà: triple e grande difesa, ma se non entra il tiro dall'arco si susseguono crolli mentali che ai quarti potrebbe costare caro.

Belinelli in azione contro la Finlandia

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Le triple di Belinelli, le stoppate di Datome, la difesa di Melli su Markkanen e quella di Hackett su “tutti” nella ripresa, i suoi recuperi e i canestri della sicurezza negli ultimi 10 minuti di paura. Tutto bello, tutti contenti, giusto che sia così e godere di un traguardo che non tutti avrebbero pronosticato. Ma il nostro lavoro e la possibilità di vedere e analizzare dal vivo e da molto vicino partite e indicazioni che provengono dal campo porta a delle considerazioni.

Alla parte bella, goduriosa e felice dell'aver raggiunto un (piccolo) traguardo sportivo, fa da alter ego la summa di limiti di questa squadra. Ormai è come un adagio: “Dipendiamo da noi stessi e dal tiro da tre punti”. Nessuna novità, nessuna scoperta dell'acqua calda, solo una considerazione che viene spontanea nell'aver visto fin qui tutte le gare dell'Italia ad Eurobasket e averla vista sempre vittima di sé stessa.

Se in una partita come quella con la Finlandia parti con 6/6 da tre punti e vai a +20 in un amen, è facile aspettarsi che le percentuali alla lunga calino (drammatico il successivo 3/22). Lo sa la squadra, lo sa il coach, lo sa chi guarda dalla tribuna e da casa. Se però cadi sempre nello stesso involontario errore – che è mentale – c'è qualcosa di più radicato che difficilmente cambierà se gli azzurri proseguiranno la loro avventura ad Eurobasket.

Come proseguire il sogno ad Eurobasket?

Non c'è antidoto e non c'è una cosa giusta in assoluto, ma ci sono piccole cose che secondo noi potrebbe essere fatte, se non meglio, con più continuità. Negli ottavi si è visto l'Italia dominare, passarsi la palla finché era in fiducia per poi crollare mentalmente una volta perso il fluido magico del tiro da tre. Non fatevi ingannare dalla metafora però, non c'è nessuna magia nel 6/6 confezionato da Belinelli, Datome e Melli nel primo quarto; è una caratteristica della squadra che giustamente va cavalcata e sulla quale giustamente Messina ha costruito i giochi. Come lo è la grande difesa che ormai è marchio di fabbrica di questo gruppo, che può avere limiti ma ci mette cuore, sempre!

C'è però l'altra faccia della medaglia, quella che vede gli azzurri prenderci prima troppo la mano e sparacchiare anche sul +20 invece di cercare un movimento di palla più continuo e della soluzioni più ragionate (anche da tre, seppur in ritmo), per poi non avere l'abitudine e la fiducia e farlo quando ce ne sarebbe bisogno, ossia quando da tre il canestro si rimpicciolisce e servirebbe attaccare il ferro con più fiducia, senza forzatamente spararla fuori per un conclusione dalla lunga.

Daniel Hackett in azione contro la Finlandia

Impossibile modificare le caratteristiche dei giocatori – è lapalissiano - ma magari sfruttare, quando si può come contro la Finlandia, il gioco interno con Melli (abilissimo passatore) e le penetrazioni di Hackett, che se in giornata sa ancora bucare le difese avversarie; così come ha fatto nelle gare precedenti Filloy, il più continuo (sempre per caratteristiche) nell'attaccare il canestro andando spesso fino in fondo. Si, questo potrebbe essere utile per uscire dai momenti bui.

Degli accorgimenti che sicuramente non siamo noi a dover dire a Messina, ma un punto di vista analitico su come la nazionale azzurra possa giocarsela (probabilmente) contro la Serbia. Bogdanovic e compagni sarebbero capaci di rispondere a un nostro parziale con altrettanta faccia tosta, ma è l'opzione contraria che preoccupa. Questa squadra, se dovesse andare sotto contro una squadra più tosta della Finlandia (come sarà da qui in poi), è in grado di reagire al calo mentale e a un possibile gap di punti? Le prove avute finora ci dicono più no che si, ma questo sport è bello anche perché può sorprendere e sarebbe indecoroso e poco corretto dare l'Italia per vinta qualsiasi avversario incontrasse.

Come più volte scritto dipendiamo da noi stessi, dobbiamo rendercene conto, sfruttare le nostre caratteristiche e non farci prendere dal panico se i tiri da tre non entrano. La fiducia la si trova vincendo e le ultime due gare contro Georgia e Finlandia hanno visto gli azzurri tenere, seppur con difficoltà, anche dopo il “solito” crollo. Contro Ungheria o molto più probabilmente Serbia, servirà un'impresa, ma anche a inizio Europeo per qualcuno arrivare agli ottavi di Eurobasket sembrava un'impresa… .

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