La relazione pericolosa tra calcio e Narcos: l'America de Calì

Calcio e cocaina, "narcos" e America de Cali: l'ascesa 'prudente' del "cartello" dei fratelli Orejuela è legata a doppio filo alle vittorie dei "diavoli rossi".

La relazione pericolosa tra calcio e Narcos: l'America de Calì

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Messico, Colombia, "el patròn": i nuovi signori della droga, l'ascesa del calcio marchiato dalla cocaina.  Può succedere, è successo: una stella del calcio messicano, Jared Borgetti, partecipa al compleanno di Francisco Rafael Arellano Félix. Ah, è un boss del narcotraffico. Ah, non sopravvive alla festa: davanti agli occhi di Borgetti viene trucidato da un killer vestito da clown. In Messico i narcos vigilano sul calcio, lo infiltrano, ne seguono le sorti. Ma non ne hanno generato l'ascesa. Non come in Colombia.

In Colombia il calcio conosce la sua massima esplosione mediatica e tecnica quando scorrono i fiumi di droga. Ora sgorgano in Messico, è anche più vicino ai consumatori. Ora i Cartelli giocano la loro guerra mortale e lo stato non è arbitro addizionale, semmai spesso spettatore non pagante, costretto a rivedere in TV stragi, morti, a riscoprire ovunque la scia di sangue che copre e sostiene le ondate di droga. 

Nel 2012 il presidente dei Millonarios ha sollevato un vespaio: ha parlato di una proposta istituzionale per togliere al club i titoli conseguiti con il fu n.1 Gonzalo Rodríguez Gacha, "El Mexicano", alleato di Pablo Escobar e dei fratelli Ochoa.  Il cartello di Medellin, di cui la serie televisiva "Narcos" ha tratteggiato ascesa e caduta. Per poi passare alla seconda stagione. A Cali. In Colombia non si tratta solo di calcio, mai come negli anni '80 e 90' il legame del pallone con il potere, il sangue e la cocaina diventa stretto, soffocante, forte. Sembra quasi indissolubile. Sembra che in Colombia Pablo non debba mai cadere. Sul suo libro paga c'è il 70% del paese. Il campionato del 1989 viene annullato: un guardalinee viene ucciso. Ha annullato un gol all'Indipendiente de Medellin. L'ascesa del cartello di Medellin è la nascita del "Narcofutbol": calcio e droga. Come poi succede a Cali. Come succede all'America de Cali.

L'America de Cali si prende la scena della Copa Libertadores, senza riuscire a vincerla
L'America de Cali si prende la scena della Copa Libertadores, senza riuscire a vincerla

Calcio e narcos: ascesa e caduta dell'America de Cali 

Una volta Maradona viene invitato a giocare a "La Catedral", la prigione-hotel dove si era auto-rinchiuso Pablo Escobar per lottare contro l'estradizione negli States. Entra, gli sembraa Dubai, spiegherà dopo. Finché, semplicemente, lo presentano: "Diego, questo è El Patrón". Pablo Emilio Escobar Gaviria, semplicemente "El Patrón", che per anni ha detenuto l'80% del  traffico di cocaina del mondo. Diego Armando Maradona qualcosa di narcotrafficanti ne sapeva: è stato vicinissimo a firmare proprio per l'America de Calì per 3 milioni di dollari. Tutto saltato, ma amici come prima.

Non c'è solo Escobar: con il sorgere del narcofútbol ecco invece arrivare i risultati del calcio colombiano, tre partecipazioni mondiali consecutive (1990, 1994 e 1998),  tre terzi e un quarto posto in Copa America, più una serie di ottimi piazzamenti in Libertadores raccolti anche da Deportivo ed América de Cali, quest’ultimo club controllato da Miguel Rodriguez Orejuela, rivale del Patròn. Il 2 dicembre del '93 Escobar viene ucciso. Per Miguel Rodriguez Orejuela è la vittoria del cartello di Calì contro quello di Medellin. I fratelli Gonzalo e Miguel Rodriguez Orejuela hanno provato a scalare il Deportivo Cali, senza riuscirci.

Il cartello di Cali è protagonista di una famosa serie televisiva
Il cartello di Cali è protagonista di una famosa serie televisiva

Per questo hanno deciso di fare le fortune dell'America de Cali. Miguel ne era tifoso appassionato: li ha portati per 8 volte a vincere il campionato, con 3 finali di Libertadores. Il periodo dorato dei 'diavoli rossi'. La ricreazione è finita nel 1995: gli USA hanno cominciato ad applicare al club la "Lista Clinton", uno strumento di pressione contro chi viveva di droga, o ne traeva vantaggi.  Niente più contatti, niente più contratti, un embargo commerciale in piena regola. Nel '95 i fratelli Orejuela vengono incarcerati: è la fine del Cartello di Cali. La fine dei 'diavoli rossi'. In Colombia faticano a disconoscere i successi della squadra di Cali. Faticano a ricondurre tutto ai soldi del Cartello. "Avevano grandi campioni", scrivono ancora. 

Miguel Rodriguez Orejuela arrestato: è la fine del cartello di Cali
Miguel Rodriguez Orejuela arrestato: è la fine del cartello di Cali
 

Fino alle rivelazioni di Fernando Rodríguez, figlio del narcotrafficante Gilberto Rodríguez Orejuela. Che ha parlato di arbitri comprati. Ancora sospesi tra ieri ed oggi. Ah, non si limita a ripercorrere l'ascesa dell'America de Calì, no. Parla del Cruz Azul, dell'America de Mexico, che "lavano i soldi del narcotraffico". E ritorna con la mente a quell'America de Cali, "che vinceva ovunque non solo grazie a grandissimi giocatori, ma con il denaro prodotto dal narcotraffico. Molti grandi arbitri colombiani si fecero tentare". Con arbitri invitati all'Hotel Intercontinentale di Calì, che "se ne andavano molto contenti".

Ci pensava "Don Miguel", a loro. Ci pensava il cartello di Cali. Non si salva nessuno. Nel 2015 finisce nelle maglie della giustizia Freddy Rincòn, uno dei giocatori più carismatici in Colombia. Anche lui ha giocato nell'America de Cali. Non risponde ai giudici: ritiene di non avere "garanzie". “Nunca serán campeones”, diceva uno dei pionieri del calcio colombiano, Urrea, detto "Gabarato". Parlava dell'America de Cali. Passerà alla storia come "la maledizione di Gabarato". Ma per don Miguel non esistono maledizioni. Come quando regala una "penthouse" a Roberto Cabañas, che segna il primo gol che regala il sesto titolo a Cali. Non esistono maledizioni, per Don Miguel, per il suo potere. Prudente, lontano dagli eccessi istrionici di Escobar.

Fino alla "lista Clinton". Nessuna maledizione, se non l'estradizione negli Stati Uniti: la fine del Cartello di Cali, i fiumi di droga che cambiano mare in cui gettarsi, salgono di latitudine, scelgono nuovi, sanguinari padroni. Come una maledizione che non ha mai fine. Che scorre ovunque con i suoi affluenti di sangue, potere. E calcio. 

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