5 settembre 1972: 45 anni fa il massacro delle Olimpiadi di Monaco

Quarantacinque anni fa un'organizzazione terroristica palestinese, Settembre nero, irruppe nel Villaggio Olimpico di Monaco e uccise 11 fra atleti, allenatori e giudici israeliani.

Polizia tedesca durante irruzione nel villaggio Olimpico d'Israele

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Oggi è una triste commemorazione per il mondo dello sport. Era il 5 settembre 1972 quando a Monaco di Baviera si stava svolgendo l'edizione numero XX dei Giochi Olimpici estivi. Due settimane di gare all'insegna di pace e sport. Gli stessi organizzatori avevano scelto il motto: the happy games. Il Cio aveva assegnato l'evento olimpico alla Germania Ovest con la motivazione di riabilitare l'immagine di una nazione martoriata dalla Seconda Guerra Mondiale.

L'inaugurazione dei Giochi Olimpici avvenne il 25 agosto in un'atmosfera rilassata, per questo fu deciso di mantenere la sicurezza sotto i livelli standard per non rimandare a dei collegamenti con il terzo Reich. La sorveglianza venne affidata a un gruppo di volontari chiamati Olys, equipaggiati solo con una radio ricetrasmittente e addestrati a intervenire in caso di risse. Gli Olys avevano anche il compito di chiudere un occhio sugli atleti che scavalcavano le recinzioni del villaggio quando rientravano a tarda notte. 

Nulla, in pratica, avrebbe dovuto turbare il clima disteso di Monaco. Quelle Olimpiadi sarebbero dovute passare alla storia per la finale di basket tra URSS e USA, dove gli statunitensi persero l'imbattibilità sul parquet dopo una serie di 63 vittorie e 7 ori. La Nazionale americana boicottò la premiazione dell'argento, così sul podio di Monaco si ritrovarono solo i cestisti sovietici e quelli di Cuba, terzi classificati. Un'immagine socialista nel cuore dell'Europa segnata dalla Guerra fredda, un'istantanea che ricordava come lo sporta sia davvero in grado di superare limiti e confini geopolitici. L'Italia in quei giorni festeggiava l'impresa di Novella Calligaris, la prima nuotatrice a conquistare due bronzi nei 400 m stile libero e nei 400 misti. Ma tutto questo passò in secondo piano per un episodio che segnò drammaticamente quelle Olimpiadi.

Monaco 1972
L'inaugurazione dei XX Giochi Olimpici di Monaco di Baviera 1972

5 settembre 1972: 11 israeliani uccisi alle Olimpiadi di Monaco

La sera del 4 settembre in una stanza dell'hotel Eden Wolff, situato nei pressi della stazione, il commando terroristico palestinese Settembre nero si preparava al blitz. Gli 8 terroristi si travestirono da atleti, ognuno indossava una tuta sportiva col nome di una Nazione araba e una borsa decorata con i cerchi olimpici. All'interno di quelle sacche c'erano pistole, bombe a mano, caricatori, calze di nylon per nascondere i volti, pezzi di corda per legare gli ostaggi e compresse di anfetamina. Secondo Abu Dawud, il capo dell'operazione, gli israeliani dovevano rimanere vivi per essere utilizzati per lo scambio di prigionieri politici e le armi avrebbero dovuto essere utilizzate solo per difendersi dalle autorità tedesche. Poco dopo le 3:30 presero alcuni taxi e si diressero in direzione del villaggio olimpico.

Quella stessa sera la delegazione di Israele si era recata ad assistere alla commedia musicale "Il violinista sul tetto" di Joseph Stein, per poi fare ritorno negli edifici adibiti a ospitare le varie delegazioni. Verso le 4 del mattino il gruppo di terroristi si avvicinò alla recinzione del villaggio olimpico. In quel preciso momento passarono un gruppo di atleti americani che avevano trascorso la notte nei locali di Monaco e credendo di trovarsi di fronte ad altri atleti li aiutarono a scavalcare la recinzione con le borse contenenti le armi.

Monaco 1972
Un'immagine simbolica: un terrorista del gruppo Settembe Nero incappucciato sul balcone d'Israele

Il commando Settembre nero fece irruzione nell'edificio alle 4:30 del 5 settembre. Gutfreund, arbitro di lotta greco-romana, venne svegliato dal rumore e non appena vide spuntare i fucili dalla porta appena aperta, vi si gettò addosso con i suoi 132 chili e lanciò l'allarme. L'allenatore di sollevamento pesi Tuvia Sokolovski riuscì a mettersi in salvo sfondando una finestra e attraversando il giardino sul retro. Il gruppo terroristico entrò nella stanza e prese prigionieri due atleti, in seguito il resto.

Venti minuti più tardi una donna delle pulizie telefonò all'Ufficio Olimpico per la Sicurezza dicendo di aver sentito dei colpi di arma da fuoco. Un Oly fu inviato sul posto e vedendo un terrorista incappucciato e armato di Kalashnikov si accorse di quanto stava accadendo. Il primo ad essere ucciso fu Weinberg, allenatore di lotta greco-romana che venne poi gettato in strada. Alle 5:08 il commando lanciò dal balcone del primo piano due fogli nei quali si faceva richiesta della liberazione di 234 detenuti nelle carceri di Israele e Germania.

Monaco 1972
La stanza che ospitava gli atleti d'Israele

Seguiranno 20 lunghissime ore di negoziazioni mentre il programma delle Olimpiadi di Monaco continuava regolarmente su decisione di Avery Brundage, il presidente del Cio che venne sollevato dal suo incaricato al termine di quei Giochi. Solo nel tardo pomeriggio si decise di sospendere le gare. Nel frattempo il nuotatore ebreo americano Mark Spitz, vincitore di sette medaglie d'oro, venne prelevato dalla polizia e rimpatriato negli Stati Uniti per il timore che potesse costituire un obiettivo per i terroristi di Settembre Nero. Il villaggio olimpico fu subito assediato da giornalisti, cameramen e curiosi mentre la televisione seguiva in diretta gli avvenimenti con una telecamera fissa puntata sulla palazzina che ospitava Israele. Durante lo scontro a fuoco per liberare gli ostaggi persero la vita un agente tedesco e cinque terroristi, ma il bilancio tra gli israeliani fu drammatico.

Monaco 1972
La targa in memoria delle vittime israeliane

E per non dimenticarci di quel massacro oggi il mondo dello sport ricorda: David Berger e Zeev Friedman, entrambi pesisti di 28 anni; Yossef Gutfreund, il giudice 40enne che si accorse per primo dell'irruzione terroristica; Eliezer Halfin, 24 anni lottatore; Yossef Romano, 31enne pesista padre di tre figli e veterano della Guerra dei sei giorni; Amitzur Shapira, 40enne allenatore di atletica; Kehat Shorr, 53enne allenatore di tiro a segno che aveva perso la moglie e una figlia durante l'Olocausto; Mark Slavin, lottatore che da poche settimane aveva compiuto 18 anni; Moshe Weinberg, 33enne allenatore di lotta greco-romana; André Spitzer, 27 anni allenatore di scherma e Yakov Springer, 51enne giudice di sollevamento pesi e unico sopravvissuto della sua famiglia durante le persecuzioni razziali.

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