Eurobasket, tutto pronto: l'Italia dipende solo da sé stessa

Esordio azzurro giovedì 31 contro Israele. Belinelli, Datome e Melli devono prendersi l'Italia: per questo gruppo è arrivato il momento di vincere.

Belinelli dovrà essere il leader degli azzurri

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Inizia giovedì 31 agosto l'avventura dell'Italia a Eurobasket. Torneo continentale per nazionali. Dopo una lunga estate di preparazione, la squadra di Messina arriva all'appuntamento più importante - l'ultimo sotto l'egida dell'assistant coach dei San Antonio Spurs – con tanti dubbi ma una sogno da coltivare.

Nelle ultime due edizioni (2013 e 1015), gli azzurri si sono prima fatti le ossa in Slovenia, disputando un girone meraviglioso per poi arrivare “cotti” alla resa dei conti; poi, con quella che dallo stesso presidente federale (Gianni Petrucci) venne definita “la nazionale più forte di sempre”, hanno fallito nel 2015 a Lille, dove l'unico traguardo raggiunto fu centrare una posizione che portasse al Pre Olimpico dell'anno successivo, finito anch'esso malamente (a Torino) con il mancato accesso alla competizione a cinque cerchi.

Una serie di delusioni che hanno portato a modifiche nel roster – rinunce di e ad Andrea Bargnani e Alessandro Gentile – e alla consapevolezza che le parole e il “fumo” che è stato creato attorno a questo gruppo, ora andrebbero dissolti. Come? Con un torneo di cuore, come tante nazionali (non solo di basket) hanno dimostrato in passato, andando oltre i limiti e la “polvere” di critiche che hanno accompagnato e accompagneranno la spedizione. Un torneo giocato con attributi, che smuova il popolo cestistico azzurro ad innamorarsi ancora dei “suoi” ragazzi.

Girone alla portata: ad Eurobasket dipendiamo solo da noi

Entrando nello specifico, l'Italia è attesa da un girone “fattibile”, dove il passaggio di quattro squadre su sei consente di sognare quantomeno l'approdo al secondo turno di Eurobasket, e quindi il viaggio ad Istanbul (prima fase a Tel Aviv). L'esordio contro i padroni di casa non lascia tranquilli, ma contro Israele c'è una tradizione e la squadra di Messina può tranquillamente onorarla. Dopo il giorno di pausa un'altra gara da vincere assolutamente, contro la non irresistibile Ucraina, per mettere potenzialmente un piede alla seconda fase. A seguire poi le gare che, sulla carta, sembrano dare più grattacapi: Lituania (3/9), Germania (5/9) e Georgia 6/9).

La sensazione più grande, lo hanno dimostrato le partite del pre-campionato, è che la nazionale italiana dipenda sostanzialmente da sé stessa. Senza Gallinari – auto escluso per il pugno rifilato a Kok nella prima amichevole estiva con cui si è procurato la frattura del primo metacarpo della mano destra – l'Italia non ha ancora trovato il suo vero leader e questo, nei momenti di difficoltà, la fa crollare nella sfiducia consentendo agli avversari di piazzare parziali che, quando conterà, rischieranno di essere decisivi. Marco Belinelli, che ha detto di essere arrivato probabilmente all'ultima manifestazione in maglia azzurra, deve farsi carico di quest'onere: è l'unico giocatore NBA in campo, è quello che ha vinto a livello più alto ed è quello che, per esperienza, deve farci fare il salto di qualità nei momenti decisivi. Insieme a lui Luigi Datome e Nicolò Melli sono i giocatori da cui serve qualcosa in più di quanto visto in questa estate. Il campione d'Europa in carica ha tirato malissimo nei match ufficiali fin qui disputati, ma è il capitano, un punto di riferimento dello spogliatoio e ha le doti per tirarsi e tirare fuori la squadra da eventuali sabbie mobili. Gli serve fiducia, come serve al suo futuro compagno al Fenerbahce, Nic Melli, fin qui troppo altalenante nelle prestazioni ma anch'egli punto di riferimento dopo una stagione da protagonista in Germania e in Eurolega, premiata proprio con l'ingaggio nel team di Istanbul.

Davide Pascolo, per lui primo Europeo con la maglia azzurra
Pascolo tira in allenamento contro Melli

Importantissimi saranno “gli altri”, quelli che a questa nazionale sono arrivati per ultimi ma che, visti in campo nel mese di preparazione, hanno mostrato di avere più voglia di tanti altri. Ariel Filloy, Paul Biligha, Christian Burns, Davide Pascolo e Awudu Abass sono ragazzi “da nazionale”, nel senso più sentimentale del termine, arrivati fin qui per merito e costanza nel lavoro, dell'anno passato nei club e nell'ultimo mese in raduno. Per loro questa esperienza sarà un sogno, una grande opportunità, da vivere e cogliere in modo propositivo. Il playmaker italo-argentino ha “fatto le scarpe” a Cinciarini (nei 12) e Vitali, palesando doti di leadership e capacità di prendersi le responsabilità quando gli altri stentano. Biligha sembrava dovesse essere solo di passaggio, invece è diventato un elemento “di disturbo” a partita in corso: giocatore verticale, non altissimo, con grandi doti fisiche e la freschezza di un ragazzino, che seppur 27enne, vuole stupire alla sua “prima volta”.

La stessa che vivrà Burns, centro energico che l'Italia si è ritrovata per via di una naturalizzazione che lui stesso ha voluto all'inizio di quest'anno solare. Rispetto all'inossidabile Cusin (teoricamente centro titolare), ha più dinamismo e, da neofita della competizione, potrebbe sparigliare le carte. Meno novità è Davide Pascolo, che nel gruppo c'era già l'anno scorso senza poi farne parte al Pre Olimpico. Dada, dopo una stagione da protagonista a Milano, è in costante crescita, lo dicono i numeri e i gradini che questo ragazzo schivo e umile sta scalando a velocità estrema. Dinoccolato e forse non bello da vedere, è il miglior giocatore in movimento senza palla, può essere utile a rimbalzo e, con le sue giocate in post basso ha armi per poter dare a Melli un cambio di qualità. Abi Abass è poco reclamizzato ma fisicamente in grado di dare un contributo, soprattutto difensivo, importante. Probabilmente partirà da 12°, ma come detto per Pascolo, da cambio delle guardie può garantire punti, se gli si dà fiducia.

Marco Cusin, richiamato e convocato come centro titolare
Cusin schiaccia in una gara amichevole

Chiudiamo questo viaggio nel mondo azzurro con chi da anni rappresenta la nazione cestistica: Marco Cusin, Pietro Aradori, Daniel Hackett e Andrea Cinciarini. Quartetto che ha la pelle tinta d'azzurro tante sono le estati passate con questo colore addosso. Cuso, mandato a casa e poi richiamato per l'inadeguatezza di Cervi, rappresenta una sicurezza in pitturato. Non aspettiamoci numeri da capogiro, ma se Messina l'ha richiamato è perché sa che vicino ai tabelloni è l'uomo di maggior fiducia. Aradori ha la possibilità, se gli verranno dati sufficienti minuti, di essere uno dei leader offensivi di questa squadra. Ha punti nelle mani e in uscita dalla panchina può spaccare le partite, ma ha bisogno che si creda in lui; così come ne ha bisogno Daniel Hackett. Dopo una stagione passata tra ospedali e riabilitazione, arriva a questo Eurobasket ancora una volta da playmaker titolare.

Criticato per “non essere più quello di Siena”, forse proprio perché non ancora sicuro per via del grave infortunio che l'ha tenuto fuori mezza stagione, con l'autorizzazione (o il dictat) di cercare più spesso l'uno contro uno potrebbe aprirsi l'area e creare così tiri aperti per i compagni. Lo ha fatto vedere nell'ultima amichevole di Atene contro la Georgia, ce lo aspettiamo così anche a Tel Aviv. Infine l'amico fraterno di DH, Andrea Cinciarini. Per il capitano dell'Olimpia Milano non sarà (probabilmente) un Europeo da protagonista – come invece fu quello del 2013 in Slovenia – ma il suo ruolo in pochi minuti in campo e soprattutto nel tenere il gruppo fuori dallo stesso potrebbe essere molto utile. Ha esperienza internazionale, carattere da vendere ed è storicamente un giocatore che non molla. È proprio questa energia che l'Italia deve sentire e da questa partire per svolgere in campo ciò che Messina chiede. Solo così, considerate altre squadre con roster più competitivi, gli azzurri potranno dire la loro in questo Eurobasket, l'ultimo di una generazione che ha vinto meno di quello che avrebbe potuto, arrivata all'ultima corsa per togliersi una grande soddisfazione.

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