Mercedes-Benz Stadium, non solo un'arena

Atlanta ha inaugurato il nuovo stadio di football (e calcio), pochi mesi dopo quello di baseball. Una struttura innovativa, magnifica e con dettagli memorabili. Un impianto che racconta tante storie americane, non solo di sport.

Mercedes-Benz Stadium

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Questa smania di crescere sempre e a tutti i costi sarà una delle caratteristiche portanti dell'economia di mercato ma non è che si debba sposare senza riserve. Anche perché per crescere bisogna consumare di continuo e dove una volta c'erano oggetti che potevi usare per anni e anni, e che di questa caratteristica facevano un vanto, ora ci sono strumenti - come il portatile sul quale battiamo queste righe - che scadono di praticità in modo rapido e costringono ad aggiornamenti e acquisti costanti, trasformando il piacere della loro scoperta in una ulteriore tassa, come se già non bastassero quelle vere e proprie.

L'apparente irreversibilità di questo fenomeno si applica a molti settori, ovviamente. Oggi, per non divagare troppo, esaminiamo quello degli impianti sportivi americani, con la scusa dell'inaugurazione del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, in occasione della partita di precampionato NFL tra gli Atlanta Falcons e gli Arizona Cardinals di sabato sera, a cui abbiamo assistito.

Lo spettacolo di Atlanta

71.000 spettatori per il football, ampliabili a 75.000 per il Super Bowl (che in effetti si giocherà qui nel febbraio del 2019), 42.500 per il calcio, il Mercedes-Benz Stadium è già uno dei 4-5 stadi più belli del mondo, anche perché è nato per esserlo, nell'ottica di cui si diceva: bisogna crescere, crescere, crescere, preferibilmente abbinando al gigantismo la qualità che eleva immediatamente al di sopra della concorrenza e proietta una bella immagina pubblica. Questa combinazione fa particolarmente impressione, ad Atlanta, perché il nuovo impianto sorge accanto a quello precedente, il Georgia Dome. Che quando venne terminato, nel 1992, era una delle meraviglie del mondo sportivo americano, e non per nulla nel corso degli anni ha ospitato due Super Bowl, tre Final Four NCAA, tante finali della Southeastern Conference, la più rinomata del football di college, e detenne per qualche anno pure il record di presenze per una partita NBA, quella del 27 marzo 1998, in cui 62.046 spettatori videro gli Atlanta Hawks ospitare i Chicago Bulls di Michael Jordan, nel periodo in cui si stava costruendo la Philips Arena degli Hawks.

Mercedes-Benz Stadium
Mercedes-Benz Stadium

Qualche crepa, qualche difetto, danni da un tornado del marzo del 2008, ma il Dome di per sé non era obsoleto: eppure già nel maggio del 2010 i Falcons hanno avuto l'idea di costruire un nuovo impianto, e non è un caso che proprio in quell'anno sia stato inaugurato il Cowboys Stadium (ora AT&T Stadium) di Arlington, la casa dei Dallas Cowboys che nel febbraio del 2011 avrebbe poi ospitato il Super Bowl. Il progetto e la realizzazione dello stadio texano infatti avevano rappresentato uno strappo verso il futuro, una fuga in avanti rispetto alla norma: immenso, spaccone alla texana, con l'innovazione delle alte porte per far entrare luce ed aria - e far uscire lo sguardo - dai due lati corti, con cupola apribile, con interi settori che potrebbero tranquillamente essere scambiati per saloni di albergo, punteggiato da decine di opere d'arte commissionate appositamente, delimitato a bordo campo da una balconata dalla quale gli spettatori possono seguire la partita ad altezza di giocatore, si è trattato di un impianto rivoluzionario per il football americano ed è tuttora fonte di stupore per chi lo visita per la prima volta.

Il progetto e la realizzazione dello stadio dei Cowboys infatti avevano rappresentato uno strappo verso il futuro.

Mercedes-Benz Stadium
Mercedes-Benz Stadium

L'esempio di Dallas

Stupore che prese anche i proprietari delle altre squadre della NFL. Non tutti innamorati di Jerry Jones, il padrone dei Cowboys dal 1989: l'ex petroliere, ed ex campione di football NCAA con Arkansas nel 1964, irruppe nella NFL portando idee che se applicate in toto avrebbero fatto la fortuna del suo team e la rovina degli altri e dunque della lega intera, che come tutte quelle professionistiche americane fonda la sua forza sull'equilibrio e sulla possibilità per ogni squadra, investendo sugli uomini giusti, di puntare al titolo. Jones in passato premette per abolire la distribuzione equa dei proventi dai diritti televisivi, che è alla base di tutto: insomma, la quintessenza dell'imprenditore americano, anche per i modi sbrigativi, che per interesse personale propugnava però inconsapevolmente un modello calcistico europeo, quello in cui le squadre più forti ricevono più soldi e diventano ancora più forti, a danno delle piccole e delle medie, un orrore che ha gli effetti che vediamo.

La NFL aveva una bibita gassata ufficiale? Jones firmava la ditta concorrente come bibita ufficiale non dei Cowboys - già "coperti" dall'accordo collettivo NFL - ma dello stadio, facendo così il doppio degli introiti. Eppure, sulla visione che ha portato al Cowboys Stadium, Jones ha lasciato un esempio, una traccia. Lo hanno seguito la famiglia Wilf e i Minnesota Vikings, i New York Jets e i New York Giants, gli Indianapolis Colts, ora Arthur Blank e gli Atlanta Falcons, mentre da un anno i Miami Dolphins hanno completato un'impressionante ristrutturazione del loro stadio - che a nostro avviso era tra i peggiori della NFL - e nel 2019 sarà pronta la prossima meraviglia, il mausoleo che i Los Angeles Rams stanno costruendo a Inglewood, a sud di quello che a L.A. passa per centro città.

Una mossa, unita al trasferimento da St.Louis, nella quale ha pesato l'attivismo proprio di Jones. In più, l'alfa e l'omega, ovvero il futuro stadio di Las Vegas come casa dei Raiders, che lasceranno Oakland - omega, stadio tra i più vecchi e malmessi - dove sono nati. Ad eccezione appunto di Miami, negli altri casi si è andati o si andrà a un livello superiore sul piano architettonico grazie allo stimolo del Cowboys Stadium, che peraltro è venuto dopo l'eccellente University of Phoenix Stadium, sede del Super Bowl del 2008 e del 2015

Addio Georgia Dome

Il nuovo stadio di Atlanta, dunque, si giustifica in pieno, a prescindere dallo stupore per l'abbandono del Georgia Dome. Si giustifica perché nel momento in cui decidi di fare un salto di qualità lo devi fare proprio come hanno fatto i Falcons, o meglio Blank e le autorità cittadine: dopo tanti casi, in un passato anche recente, di impianti costruiti più a spese pubbliche che del club destinati a occuparli, ad Atlanta si è fatta molta attenzione al finanziamento, che alla fine è suddiviso in parti disuguali. Città e contea pagano 200 milioni di dollari, quasi tutti provenienti da tasse di soggiorno, il resto degli 1,6 miliardi di dollari viene da prestiti e finanziamenti (per 850 milioni) e in varie forme dal club, anzi dai club.

Addio Georgia Dome
Addio Georgia Dome

Perché la menzione del calcio fatta in precedenza non è casuale. Blank è infatti proprietario anche dell'Atlanta United della MLS, che giocherà la sua prima partita al Mercedes-Benz Stadium il 10 settembre, dopo avere iniziato il suo primo anno di gioco nell'impianto di football di Georgia Tech, il college poco a nord del centro. Lo United, nei limiti della diversa popolarità dei due sport, ha dignità quasi pari a quella del football, perché Blank e collaboratori nel calcio credono moltissimo, e il successo di pubblico dei primi mesi conferma che la scelta può essere giusta. Il richiamo c'è ed è in crescita, ma per rendere più intima l'atmosfera si è deciso fin da subito che la capienza per lo United sarebbe stata ridotta, con una serie di paratie che chiuderanno alla vista l'anello superiore in occasione di gare della MLS, creando così l'impressione di un ambiente più intimo e concentrato.

Al primo impatto lo stadio dei Falcons è davvero qualcosa di raro

Il nuovo stadio di Atlanta
Il nuovo stadio di Atlanta

Il capolavoro dei Falcons

In questa ottica, allora, tanto valeva fare un capolavoro, e al primo impatto lo stadio è davvero qualcosa di raro. Come normale in questi casi, si sono studiati pregi e difetti di quelli precedenti e si è cercato di andare oltre. La grande vetrata che permette la visione degli edifici del centro, ad esempio, riprende l'idea Cowboys, perfezionata a Indianapolis (dove, rispetto ad Arlington, un centro città da vedere effettivamente c'è) e proseguita a Minneapolis; le balconate ai due lati opposti, che permettono la visione della partita in piedi, sono state create dai Cowboys; e se in Texas c'è uno schermo gigante in alta definizione lungo 59 metri, sospeso nel senso della lunghezza del campo, a Minneapolis si è scelta la soluzione dei due schermi nei due lati corti ma qui ad Atlanta si è andati oltre, con un'innovazione che ha innalzato ulteriormente l'asticella creativa su più fronti. Gli architetti dello studio HOK, infatti, ispirandosi al… Pantheon (quello di Roma, sì), hanno pensato di lasciare un buco al centro del tetto. Buco che corrisponde a uno schermo… circolare, sostanzialmente a 360°, alto 18 metri e che se fosse disteso sarebbe lungo 335 metri.

Inoltre, il "buco" risulta dall'apertura di otto "petali" che si muovono come il diaframma di una macchina fotografica, procurando un effetto scenico mai visto per un impianto di questo genere. Perlomeno, questa è l'intenzione: perché fino a ottobre, almeno, il tetto e i petali rimarranno dove sono. A causa della delicatissima sincronizzazione del movimento, infatti, si è voluto attendere il collaudo perfetto, che non era ancora arrivato sabato, giorno della prima partita: e secondo una stazione televisiva locale in realtà si è scelto appositamente di restare indietro per non ostacolare la fine dei lavori, protrattisi del resto più a lungo del previsto. Si giocherà al chiuso fino a nuovo ordine, e in futuro il tetto a diaframma non sarà aperto se la temperatura esterna sarà superiore ai 27°. Blank voleva uno stadio dove si potesse se non altro avere la sensazione di giocare all'aperto, come i Falcons hanno fatto fino al 1991, ma non si potevano non prendere in considerazione il caldo e l'umidità estremi di Atlanta: e in fondo anche un altro Mercedes-Benz Stadium, quello di New Orleans, è chiuso, per lo stesso motivo.

Il meccanismo completa comunque un profilo unico, spigoloso, angolare: la pianta complessiva, vista dall'alto, è anch'essa a petali e l'impressione generale è quella di una sorta di astronave che si sia posata ai margini del centro della città, e che faccia uscire dei ricognitori dall'apertura nel tetto. Vengono suggestioni fantascientifiche, e anche questo racconta tanto. Così come alienamente minacciosa è la gigantesca scultura di un falcone che è stata collocata all'ingresso 2: ufficialmente inserita nella "Art Collection" del Mercedes-Benz Stadium, è opera dello scultore ungherese Gabor Miklos Szoke ed è alta 14 metri, con apertura alare di 21. Impressione, scontata: è già il primario punto di ritrovo dei tifosi, oltre che scenario perfetto per selfie, che però devono essere fatti con criterio, e a una certa distanza, per evitare che della scultura si veda solo una piccola parte.

La statua del falcone alta 14 metri è già il primario punto di ritrovo dei tifosi

Mercedes-Benz Stadium
Mercedes-Benz Stadium

Il volto umano del… servizio clienti

Oltretutto, pur al netto dell'ipocrisia che governa qualsiasi club, il cui obiettivo primario è fare soldi, al Mercedes-Benz Stadium si è cercato di trovare il volto umano dei servizi al pubblico. I seggiolini sono 5 cm più larghi rispetto al Georgia Dome, il numero di scale mobili, ascensori e scalinate è doppio, i punti wifi per la distribuzione equa del segnale sono 1800 e permettono l'invio contemporaneo di un selfie a tutti gli spettatori (stesso criterio annunciato per lo stadio di baseball e allora quello dell'invio di una foto diventa ufficialmente il criterio di valutazione dell'efficacia di una copertura wifi…) e I prezzi dei chioschi gastronomici sono molto più bassi che altrove (fatta salva ovviamente la presenza di ristoranti di lusso e costosissime aree private per chi se lo possa permettere). 2 dollari per un bicchierone di Coca-Cola sono davvero pochi anche per l'Italia, figuriamoci per gli Stati Uniti, dove soprattutto a eventi sportivi professionistici il tentativo di dissanguare il cliente era arrivato ben oltre lo sconvolgente.

Curioso che una delle catene di fast-food più celebri del Sud, Chik-fil- A, che ha sede proprio ad Atlanta, abbia punti vendita allo stadio ma resti fedele a quanto stabilito alcuni decenni fa dal fondatore, Samuel Truett Cathy: mai aperti di domenica, per rispettare gli insegnamenti della Bibbia. I chioschi Chik-fil- A erano aperti sabato, per la partita inaugurale, e lo saranno in occasione solo di altre due partita dei Falcons: questo giovedì e giovedì 7 dicembre per il Thursday Night Game contro i New Orleans Saints. Per il resto, apriranno per le partite di college al sabato e per qualsiasi altro evento che non si svolga alla domenica.

Mercedes Benz Stadium
Mercedes Benz Stadium

Un tocco di tradizione e fede in un progetto miliardario che ha già trasformato questa parte di città: se infatti in precedenza si scendeva alla fermata della metro chiamata - non è uno scherzo - Dome/GWCC/Philips Arena/CNN ora può essere più comodo farlo a quella successiva, Vine City. Un dettaglio che tale non è: lo Stadium è così grande da avere esteso la sua impronta oltre una precedente strada, e così la fermata Vine City è ora a poche decine di metri dall'ingresso 1 e in sua piena vista, invece di essere un poco raccomandabile punto di discesa in un quartiere di precario equilibrio estetico. Anche questo è un elemento da calcolare quando si analizza la nascita di un nuovo impianto sportivo negli Usa, naturalmente.

Il Mercedes-Benz Stadium ha ampliato l'area della zona sportiva di Atlanta, in attesa che il Dome venga demolito (metà novembre) e sostituito da un parco e da parcheggi, adiacenti al Centro Congressi e alla Philips Arena: e siamo appunto al centro della città, scelta diversa da quella fatta dalla squadra di baseball. Ma sono diverse anche le esigenze: i Falcons giocano, compreso questo precampionato di 2 partite, 10 partite in casa ogni anno, quasi sempre la domenica, mentre i Braves ne giocano 81, a botte anche di 7-8 consecutive, e il discorso del traffico sarebbe stato letale in occasione delle tantissime gare delle 19.10 in giornate feriali. La differenza tra i due sport sul piano degli impianti, poi, è anche nella struttura: quelli di baseball sono in genere di capienza inferiore e più tradizionali nell'architettura. L'innovazione è quella tecnologica, di coinvolgimento del pubblico tramite un flusso costante di grafiche e statistiche, ma sulla forma degli stadi c'è poco da osare, e anzi negli ultimi 25 anni è esplosa la moda dei cosiddetti stadi retro-classic, costruiti cioé con comodità moderne e stile antico, il che vuol dire poco cemento esposto, molti mattoni, colori caldi, staccionate, dettagli di apparente metà secolo scorso sia all'interno sia all'esterno.

Una formula utilizzata per prima dai Baltimore Orioles nel loro Camden Yards (1992) e poi proseguita dal Turner Field (Atlanta), AT&T Park (San Francisco), Citi Field (New York Mets, nel Queens), Citizens Bank Park (Philadelphia), Comerica Park (Detroit), Busch Stadium III (St.Louis), Coors Field (Denver), Globe Park (Arlington, poche centinaia di metri dal Cowboys Stadium), PNC Park (Pittsburgh), Yankee Stadium (New York, Bronx). È vero che ora c'è un riflusso verso i cosiddetti retro-modern, che mantengono cioé le caratteristiche interne tradizionali ma innovano sul piano dell'aspetto esterno, un po' per fondarsi armonicamente con il resto dei quartieri un po' per permettere agli architetti di sfogare la propria creatività: Miller Park di Milwaukee, Chase Field a Phoenix, Marlins Park a Miami, guarda caso tutti con tetto apribile, una caratteristica che di retro non ha proprio nulla.

Mercedes-Benz Arena
Mercedes-Benz Arena

Le tribune a picco permettono maggiore intimità

Le differenze tra football e baseball

Il football, anche per la sua diversa visione, meno romantica, ha meno bisogno di ancorarsi al passato nelle forme interne, e da questo nascono le esplosive creazioni degli ultimi anni, sublimate al Mercedes-Benz Stadium. Le tribune a picco - ispirazione iniziale, il Centurylink Stadium di Seattle - che nel caso di Minneapolis possono anche dare sensazione di vertigine in alcuni settori, permettono maggiore intimità anche se i maggiori spazi tra file di seggiolini causano un effetto particolare: visti dall'alto, danno tutto tranne che l'idea di una massa da stadio, per cui è cruciale che le riprese televisive non abbiano quella prospettiva, penalizzante.

L'accenno di qualche riga fa alle diverse capienze degli stadi dei due sport porta poi a sottolineare un altro aspetto, che unisce logistica e geografia, con un pizzico di sociologia. Negli anni Sessanta - il boom portato a compimento - e primi anni Settanta infatti gli stadi erano stati costruiti per ospitare sia baseball sia football, ed erano quindi un ibrido chiamato cookie-cutter, ovvero "formina per biscotti": tondi, con ampi spazi tra campo e tribune - senza il delitto della pista di atletica, se non altro, che ammazza qualsiasi atmosfera - perché si potesse passare senza problemi dal campo di football a quello di baseball. Ne furono costruiti tanti, a Cincinnati, Pittsburgh, San Diego, Atlanta, Philadelphia, Washington, New York, St.Louis, con variazioni minime e semmai adattamenti locali, e in retrospettiva erano accomunati dalla bruttezza figlia della necessità di essere adatti a scopi diversi. Bruttezza che si esprimeva anche nell'obbrobrio, fino a tutto settembre, della sovrapposizione di campo da football e da baseball, spesso malcelato, dando anche spettacolo televisivo penoso.

Alcuni di questi stadi erano poi fuori città: perché in quegli anni Sessanta era cambiato il modo di viverle, le città, e si era affermata la fuga dei benestanti verso i quartieri residenziali periferici nella piena visione del sogno americano. Centro commerciale, stadio, villetta in una via alberata: uno stile di vita che prescindeva dal centro urbano e che lo aveva ceduto ai meno abbienti. Si erano quindi formati i ghetti - inner cities è spesso la definizione locale, più corretta perché definisce proprio la zona geografica più centrale - e le città nel loro nucleo più originario erano state abbandonate a se stesse.

Si torna ai centri città

Ma la tendenza degli ultimi 25 anni - ci piace sempre ricordare Camden Yards come esempio - si è rovesciata: sempre più stadi nel cuore dei centri urbani, specialmente quelli di baseball, e contestualmente una rigenerazione delle aree, non di rado operata dalle medesime imprese di costruzione. Cleveland (anche NBA, dopo anni in periferia estrema), Washington (MLB ed NBA), San Diego (MLB, con la magnificenza di un edificio di primo Novecento, una meraviglia di ferro e mattoni, incorporato nell'impianto), Detroit (dal 2017 UNICA città ad ospitare tutti e 4 i grandi sport in arene in centro), San Francisco (MLB), Seattle, Houston (MLB), Minnesota (MLB ma anche NFL). Tutti stadi inseriti in un tessuto urbano ristrutturato e migliorato, anzi ora ambito per loft e appartamenti di lusso, spesso adiacenti ai luoghi di pratica sportiva, con locali e ristoranti che teoricamente consentono un pre- o un post-partita gradevole, anche se cresce la concorrenza di posti ristoro interni allo stadio stesso in cui si possa soggiornare anche a evento finito.

Ecco perché l'apertura di uno stadio nuovo non è solo - per chi scrive - una curiosità: riflette e al tempo stesso diffonde la filosofia che ne ha fondato il progetto architettonico, la collocazione, l'uso. Il club di tutti gli sport professionistici vogliono principalmente fare soldi vendendo un prodotto, ovvero i risultati della propria squadra, ma il modo in cui decorano la propria casa, il luogo in cui scelgono di costruirla e le caratteristiche che intendono darle raccontano storie di sport, di sociologia, di pianificazione, che vanno oltre il mero dato economico. Senza poi sapere, davvero, cosa ci sarà dietro l'angolo: solo 15 anni fa pareva dover dilagare l'idea di un imprenditore di dotare ogni spettatore di una partita NFL di un aggeggino, simile a uno smartphone (all'epoca inesistente), con il quale seguire in tempo reale i risultati delle altre partite, vedere immagini in diretta e aggiornare gli esiti della propria fantasquadra. Eravamo già nel nuovo secolo eppure quel concetto, ora, fa sorridere.

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